Covid e paure, giovane ortopedico: anziana tre giorni in casa con femore rotto

di Marco Signori | 08 Aprile 2020, @07:04 | ATTUALITA'
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L’AQUILA – “Il Coronavirus ha concentrato su di sé tutte le attenzioni ma le persone continuano ad ammalarsi anche di altro, come una donna di 73 anni che arriva in ospedale per una caduta domestica che le ha fratturato il femore dopo essere rimasta per più di tre giorni in casa per paura di venire in ospedale ed essere contagiata”.

È il racconto di Andrea Fidanza, specializzando in ortopedia e traumatologia dell’Aquila, uno delle migliaia di sanitari in prima linea anche se lontano dalla trincea del momento.

“Il virus uccide non soltanto per contagio diretto, ma si insinua nelle menti deboli e provate dalla lotta contro la paura, la disperazione, il disagio”, afferma il 32enne medico a L’Aquila Blog. “Il nostro, per il momento, è un ruolo marginale, di supporto. I pazienti Covid positivi accertati non li vediamo neanche, vediamo i loro letti. Un numero in rosso. C’è la depersonificazione della malattia”.

“Come dopo il terremoto c’era una richiesta spropositata di traumatologi”, ricorda Fidanza, “oggi il fronte è tenuto dai clinici, ma nessuno può sentirsi esente: il sistema funziona se tutti fanno la propria parte. La dedizione è quella di sempre”.

“Mai avrei pensato, nella mia vita professionale di chirurgo, di ritrovarmi in una situazione simile. Spesso, troppo spesso le cose non vanno come le speri, nonostante gli sforzi e la volontà di ciascuno di noi. Ma la realtà è che è una grande lezione anche per me”, ammette il giovane medico, “catapultato in una dimensione non mia, dinamiche non mie, protocolli da tentare, gli occhi impauriti dei colleghi, stanchi, disillusi e a volte spaesati anche loro”.

Un pensiero Fidanza lo rivolge “a tutti gli infermieri e ai miei colleghi che sono ancor di più in prima linea, ma anche al personale addetto alle pulizie, ai distributori dei pasti”, perché tutti, nel proprio ruolo “stanno lottando con le proprie competenze, il mostro lo si conosce appena e di continuo ci sorprende, ma qualcosa in più la stiamo capendo: conosciamo la sensibilità, l’apprensione, il valore della nostra professionalità, ma anche della nostra vita”.

“Eroe”, fa osservare il giovane medico, “è ogni cittadino che sta lottando per i mancati incassi, ogni genitore che deve negare qualcosa al proprio figlio, ogni anziano che è rimasto solo e a distanza dai propri cari per prudenza. Parafrasando Batman, il Paese ha bisogno di eroi come noi”.

I ricoveri e le operazioni differibili, com’è noto, sono stati sospesi in tutto l’Abruzzo, l’attività ortopedica è solo di tipo emergenziale, per cui “la cura di traumi e fratture sono garantiti anche se i casi sono diminuiti moltissimo visto che la gente è in casa”. Altrimenti per le medicazioni anche se “le persone hanno paura di venire in ospedale e chiedono l’assistenza domiciliare, questo naturalmente – dice il medico – non è possibile”.

Fidanza, come molti suoi colleghi, vive le preoccupazioni per i propri familiari dai quali torna a fine turno, “nella consapevolezza di essere veicolo di contagio per loro che sono a casa nel rispetto di tutte le regole. Anche questo”, ammette, “rappresenta un’alterazione dello stato d’animo”.


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