Covid e fase 2: sicurezza, costi e responsabilità, tutti gli ostacoli per le imprese

di Marco Signori | 10 Aprile 2020, @07:04 | ATTUALITA'
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L’AQUILA – Invocata da molti, soprattutto il mondo produttivo, frenata da altri, in particolare gli scienziati, la cosiddetta fase 2 dell’emergenza Coronavirus inizia ad essere quasi più temuta della serrata.

Soprattutto per le imprese che dovranno fare i conti con prescrizioni difficili da rispettare e con quella che viene considerata un’autentica spada di Damocle: la classificazione del contagio come infortunio sul lavoro, di cui dunque le aziende risponderebbero anche dal punto di vista penale.

Un elemento a tutti gli effetti imprevedibile e ingestibile, come affermano i costruttori della provincia dell’Aquila, che nei soli cantieri della ricostruzione post-terremoto impiegano circa 3mila operai.

“Stiamo cercando con ogni mezzo di poter ottemperare alle prescrizioni di sicurezza previste dai protocolli”, afferma il presidente dell’Ance Adolfo Cicchetti, facendo osservare come sia “una situazione inedita che comporta molte responsabilità da parte dei datori di lavoro”.

“Non è facile in un settore produttivo come l’edilizia attuare le prescrizioni di sicurezza previste dai protocolli”, chiarisce in un’intervista a L’Aquila Blog, facendo notare difficoltà come quelle legate al rispetto della privacy per la registrazione della temperatura corporea da misurare all’inizio della giornata o alla sanificazione dei locali di cantiere.

Ma c’è di più, “la riorganizzazione delle fasi di lavorazione per garantire la distanza interpersonale tra i lavoratori – rileva Cicchetti – comporta inevitabilmente anche un calo di produttività che difficilmente si riesce a compensare in termini economici previsti nell’appalto”.

Presidente Cicchetti, quando deve iniziare, secondo le imprese, la famosa fase 2 dell’emergenza?

Teoricamente la ripresa è fissata entro mese, ma nessuno ancora ha la certezza che questo possa avvenire in sicurezza. Le nostre aziende, come tutte, hanno necessità di produrre, di portare a termine le commesse, per la sussistenza dei nostri sistemi aziendali, a cui fanno capo numerose famiglie di lavoratori e anche per alimentare l’economia del territorio e del Paese. Auspichiamo che la ripresa possa avvenire al più presto possibile. Ma non vorremmo mai che questo rinfocolasse l’espandersi del contagio. Siamo stretti, come tutti, tra il timore del virus e quello del rischio aziendale. Fin dall’inizio abbiamo messo in primo piano la salute dei nostri addetti e della cittadinanza perché i cantieri catalizzano operatori dalle più diverse zone d’Italia. Il ragionamento di questi giorni, non solo delle istituzioni e delle autorità, ma anche nostro, è finalizzato a capire come si possa riprendere l’attività nei cantieri garantendo anche il diritto alla salute. Siamo in attesa dei provvedimenti governativi che lo consentano, ma non sarà cosa facile per nessuno. Il virus ci accompagnerà fino all’eventuale vaccino.

Le imprese sono pronte a riaprire i cantieri garantendo la sicurezza?

In queste settimane di fermo cantiere abbiamo lavorato incessantemente, con una commissione Covid istituita appositamente e coordinata dal Eliseo Iannini, in collaborazione con il reparto malattie infettive del reparto San Salvatore tramite il primario prof Sandro Grimaldi, per elaborare i documenti informativi per i lavoratori e per i datori di lavoro previsti dai protocolli sanitari condivisi tra le parti sociali del settore edile. Stiamo cercando con ogni mezzo di poter ottemperare alle prescrizioni di sicurezza previste dai protocolli. Ma è una situazione inedita che comporta molte responsabilità da parte dei datori di lavoro. L’assetto dei cantieri sarà molto diverso rispetto al passato quando ci si confrontava con rischi più tangibili. Il virus è sfuggente e invisibile, non esiste un vaccino in caso di contagio, quindi le preoccupazioni sono altissime sia per le maestranze che per le imprese. Andremo incontro a forti disagi e rallentamenti del lavoro. Ma è l’unico modo per poter ripartire.

Che oneri comporta la ripresa delle attività nel rispetto del protocollo di sicurezza?

Non è facile in un settore produttivo come l’edilizia attuare le prescrizioni di sicurezza previste dai protocolli. Per esempio già la semplice misurazione della temperatura corporea dei lavoratori all’inizio della giornata di lavoro comporta dei problemi burocratici relativi al rispetto della privacy. Saranno necessari una serie di passaggi autorizzativi. La sanificazione dei locali logistici di cantiere, soprattutto dei servizi igienici deve seguire dei protocolli sanitari che necessariamente richiedono l’ausilio di ditte specializzate. La riorganizzazione delle fasi di lavorazione per garantire la distanza interpersonale tra i lavoratori comporta inevitabilmente anche un calo di produttività giornaliera che difficilmente si riesce a compensare in termini economici previsti nell’appalto ed anche i tempi potrebbero risentirne. Ma più di tutto pesa sul datore di lavoro la responsabilità di un eventuale contagio. Questa malaugurata ipotesi infatti è stata configurata dalle norme come infortunio sul lavoro, quindi riconducibile all’operato dell’impresa, con tutto ciò che ne consegue anche a livello penale. Parlando di un nemico invisibile che spesso sfugge anche ai presidi di sicurezza adottati, si comprende quale sia lo stato d’animo con cui saremo costretti ad operare. Ovviamente ci faremo carico delle necessarie coperture assicurative per il lavoratore, bene primario di un’azienda, resta il peso morale di una scelta per certi versi più grande delle imprese stesse. Solo un vaccino o un farmaco efficace, che oggi mancano, sarebbero in grado di mettere davvero in sicurezza la vita nei nostri cantieri. Per questo stiamo cercando di fare proposte emendative per questa misura.

Quali sono le richieste al governo a favore delle imprese affinché si possa riprendere l’attività?

Come in tutti i settori, anche l’edilizia avrà bisogno di recuperare i mesi di fermo Covid con una ripartenza molto energica. A questo dovremo prepararci in queste settimane che possono tornarci utili per affrontare gli ostacoli procedurali che, in una situazione straordinaria certamente si presenteranno. La ricetta per riprendere un ciclo normale, ancor più in tempo di guerra virale, è la stessa che in tempo di pace è stata sempre difficile da applicare: flussi certi delle risorse, alleggerimento normativo, sfoltimento burocratico. Ance L’Aquila ha già avuto un ottimo scambio istituzionale con gli Uffici della ricostruzione per assicurare una immediata liquidità alle imprese tramite il pagamento dei Sal pur se parzialmente maturati. Analogo provvedimento è stato preso dalla Regione per i Sal parziali dei lavori pubblici in capo all’Ente regionale. Altra misura indispensabile, approvata dalla Regione, è stato l’aggiornamento del prezzario ai nuovi costi necessari ad acquisire gli strumenti di prevenzione e di sanificazione dei cantieri. Ora sarà necessario stilare in fretta questo strumento e calarlo nelle prassi burocratiche in cui matura il buono contributo, che dovrà riconoscerne formalmente l’ammontare. La grande partita, non solo per i costruttori, ma per l’intero territorio, sarà quella col Governo per il rifinanziamento delle ricostruzione privata per accelerare la ricostruzione pubblica di scuole, sedi istituzionali e monumenti. C’è bisogno di una strategia di semplificazione procedurale che abbatta i tempi di realizzazione. Lo abbiamo già scritto al ministro De Micheli che sta stilando la lista delle opere strategiche per lo sviluppo sociale ed economico in Italia. Le zone interne dell’Abruzzo si affacciamo a questa crisi economica epocale causata dalla pandemia con una zavorra di problemi pregressi dovuti al sisma. Questo non ci mette in condizione di esprimere tutto il nostro potenziale di rinascita. Tutta la città, le categorie ed i rappresentanti politici dovrebbero concentrarsi convintamente e uniti su questo obiettivo.


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