Covid e adolescenza: la psicologa, “Attenzione all’iperconnessione da smartphone”

di Mariangela Speranza | 11 Maggio 2020, @07:05 | ATTUALITA'
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L’AQUILA – In queste settimane di emergenza, complice il tempo libero a disposizione, aumenta per gli adolescenti il rischio di rimanere con gli occhi incollati su smartphone e tablet, arrivando talvolta a trascorrere intere giornate giocando, chattando, guardando serie tv e video online.

I dispositivi elettronici sono ormai entrati a far parte a pieno titolo del quotidiano, acquisendo il ruolo di “filtri” attraverso cui fruire della realtà, sia sul piano relazionale che su quello individuale. Da questa centralità, a cui si aggiunge anche il fatto che l’oggetto in sé rappresenta uno status symbol fortemente legato alle mode, scaturisce il pericolo di una vera e propria dipendenza, cui gli adolescenti sono particolarmente esposti durante la quarantena.

Ma quali sono le conseguenze? Come possono intervenire i genitori? Lo spiega a L’Aquila Blog la psicoterapeuta aquilana specializzata in adolescenza Valentina Mellone.

Qual è il rapporto tra adolescenti e smartphone?

Al giorno d’oggi, sono pochissimi gli adolescenti senza smartphone, considerato dai ragazzi uno strumento indispensabile non tanto per telefonare, quanto per svagarsi, scoprire cose nuove, informarsi, fare foto o video, e soprattutto relazionarsi con i coetanei, grazie ai social e alle app di comunicazione istantanea online. Per capire il rapporto tra teenager e smartphone, è importante ricordare come nell’adolescenza si manifestino con più intensità alcuni bisogni, come quello di confrontarsi e far parte di un gruppo di coetanei, di esplorare il mondo e sperimentarsi come individuo, di sentirsi più autonomi e indipendenti rispetto alle figure genitoriali, solo per citarne alcuni. Per molti adolescenti il web è un luogo privato in cui navigare al di fuori delle ingerenze dei genitori, spesso limitati dalle proprie competenze digitali: si pensi alla diffusione tra i giovanissimi di app come TikTok e Instagram, che costituiscono delle vere e proprie cybercomunità dove sperimentarsi socialmente, a fronte di un mondo adulto che tende a usare piuttosto Facebook o Twitter. Lo smartphone è entrato a far parte delle nostre vite – anche quelle degli adulti – in modo pervasivo: dunque, più che demonizzarlo dovremmo imparare a utilizzarlo al meglio per sfruttare le innumerevoli opportunità che offre, educando noi stessi e gli adolescenti di oggi a un usoconsapevole dei rischi e rispettoso di sé e degli altri. Sono molti gli elementi di complessità che influenzano il rapporto tra adolescente e smartphone,come le caratteristiche individuali, l’educazione e l’esempio ricevuto dai genitori, e anche fattori socioculturali. È sempre meglio evitare di generalizzare, cercando piuttosto di capire a quali bisogni lo smartphone risponde per quel determinato ragazzo.

La quarantena ha portato al distanziamento sociale, rendendo lo smartphone l’unico mezzo di comunicazione disponibile. Gli adolescenti di oggi già da prima dell’emergenza Covid19 utilizzano ampiamente questo strumento per connettersi agli altri. Possiamo dire che per loro non è stato così problematico comunicare con gli altri, visto che sono abituati?

Sicuramente i ragazzi di oggi utilizzano la tecnologia con molta più disinvoltura degli adulti, e in questo senso sono arrivati alla quarantena ben “equipaggiati” dal punto di vista di competenza tecnologica. Allo stesso tempo, però, il tipo di comunicazione che avviene tramite pc o smartphone è limitata, in quanto vengono meno alcune sue componenti fondamentali: la gestualità, lo sguardo, la possibilità di interagire anche attraverso il corpo, il contatto fisico. Se da un lato i ragazzi sono “abituati” a usare lo smartphone per comunicare, dall’altro non possiamo dimenticare che hanno bisogno di interazioni che includano la dimensione corporea, e anche quella “gruppale”.

In che modo la quarantena ha modificato il rapporto con lo smartphone negli adolescenti?

Questa domanda è complessa. Per evidenziare in modo più chiaro gli effetti della quarantena sul rapporto con lo smartpho nenegli adolescenti saranno necessarie ulteriori indagini, alcune delle quali già in corso.Quello che stiamo osservando in questo momento sembra essere un generale aumento del tempo di utilizzo dello smartphone (e non solo negli adolescenti), anche perché finora è stato l’unico mezzo per restare “connessi” al mondo.

Durante questo periodo lo smartphone è stato l’unico mezzo per entrare in contatto con il mondo e con il cambiamento delle nostre abitudini. Tante persone hanno iniziato a vivere con il telefono in mano, soprattutto i ragazzi. Possiamo parlare di“iperconnessione”durante la quarantena?

Il periodo di quarantena ha modificato per molte persone le abitudini di vita, incentivando l’uso di smartphone e pc, sia per connettersi, comunicare, ma anche per svagarsi e sottrarsi alla noia e ad altre emozioni negative. In questo senso, la quarantena ha amplificato il rischio di diventare iperconnessi. L’iperconnessione è un fenomeno presente da tempo che non riguarda solo i teenager, anche se possiamo considerarli più a “rischio”. Inoltre, sappiamo che anche da un punto di vista fisiologico le notifiche dello smartphone stimolano nel cervello il sistema dopaminergico del piacere e della ricompensa, un po’ come avviene con altri tipi di dipendenze. In altre parole, siamo spinti a reiterare quel comportamento. Più usiamo lo smartphone, più sembra difficile separarci da esso.Ecco perché quando si parla di smartphone e iperconnessione, si dovrebbe considerare il rischio di cadere in una vera e propria dipendenza.

Quali sono i rischi dell’iperconnessione?

I rischi sono molti e di diverso tipo: dalle conseguenze dannose per la salute fisica, come problemi alla vista o alla postura, a quelle che riguardano il funzionamento psicologico e relazionale. Ad esempio, diverse ricerche hanno evidenziato negli adolescenti una importante correlazione tra il numero di ore passate sullo smartphone e sintomi di tipo ansioso e persino depressivo. Un recente comunicato della Società Italiana di Pediatria ha sottolineato il pericolo che i teenager passino dalla semplice abitudine alla vera e propria dipendenza da smartphone, identificando inoltre dei segnali di allarme che il genitore dovrebbe considerare.Come detto prima è bene non generalizzare, ed è ancora più importante monitorare e comprendere cosa accade a ciascun adolescente. In alcuni casi, è importante il ruolo del genitore nell’educare i ragazzi dai rischi legati all’iperconnessione, anche con delle regole che possano essere protettive.


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