Covid: D’Alfonso contro Marsilio e Masci, per D’Eramo mistifica la realtà

di Redazione | 07 Maggio 2020, @03:05 | POLITICA
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L’AQUILA – Botta e risposta sulla gestione dell’emergenza coronavirus in Abruzzo, e in particolare a Pescara tra il senatore del Partito democratico Luciano D’Alfonso, già presidente della Regione, e il deputato della Lega Luigi D’Eramo, coordinatore regionale del Carroccio.

D’Alfonso ha annunciato un’interrogazione a ben tre ministri per sapere “se sono a conoscenza di fatti simili avvenuti anche in altri Comuni e Regioni; quali provvedimenti intendano adottare o abbiano già adottato nei confronti delle gravissime condotte poste in essere dal sindaco di Pescara e dal presidente della Regione Abruzzo; quali azioni intendano adottare al fine di approfondire e quindi intervenire sull’eventuale sussistenza di profili di responsabilità circa la loro condotta”.

“Le azioni esecrabile che avrebbero messo addirittura a rischio la vita delle persone di cui parla l’ex governatore Luciano D’Alfonso, oggi senatore del Pd, sono le medesime messe in atto dai suoi compagni di partito presidenti delle cosiddette regioni ‘rosse’. È singolare che ciò che per quelle terre viene considerato virtuoso qui, con giravolte degne dei migliori contorsionisti, diventa improvvisamente pericoloso”, ribatte D’Eramo.

Al ministro della Salute Roberto Speranza, al ministro dell’Interno Luciana Lamorgese ed al ministro per gli Affari regionali e le Autonomie Giuseppe Provenzano, D’Alfonso scrive che nei delicatissimi giorni propedeutici all’avvio della fase 2, il sindaco Carlo Masci e il governatore Marco Marsilio, “mossi dall’innegabile desiderio di facile consenso”, “hanno agito in modo a dir poco incauto, idoneo a mettere a repentaglio la salute pubblica”.

E che “tali irresponsabili comportamenti hanno istigato a contravvenire (anticipando e così di fatto ampliando il novero dei comportamenti consentiti dalla normativa nazionale) alla ratio della decretazione nazionale ed a quanto espressamente previsto dal dpcm del 26 aprile u.s., entrato in vigore lo scorso 4 maggio”.

Azioni esecrabili, secondo il senatore, “perché prodotte in un momento di straordinaria difficoltà del Paese e perché potenzialmente lesive di beni giuridici meritevoli di tutela, anche di rilievo costituzionale quale la salute pubblica, anche per le modalità comunicative adottate nel diffonderle, contravvenendo palesemente a norme di rango gerarchicamente sovraordinato e ai provvedimenti dell’autorità di pubblica sicurezza assunti d’urgenza, prontamente resi noti”.

Nell’interrogazione si fa riferimento a una “istigazione a contravvenire”, causata “dall’apparentemente confuso, ma in realtà ben congegnato susseguirsi di ordinanze regionali e comunali, in parziale contrasto con il Dpcm”, che sarebbe così stato eluso nella giornata del Primo Maggio e per tutto il fine settimana. Una serie di “contraddittorie indicazioni” che avrebbero, sempre secondo D’Alfonso, causato il grande affollamento di persone che, nonostante la pandemia ancora in corso, circolavano in gran numero “a piedi, in bicicletta, di corsa e a gruppetti”.

Viene anche ricordata la sequenza delle ordinanze che si sono susseguite dal 22 aprile. “Un primo cittadino dovrebbe essere il primo, appunto, a dare l’esempio di rispetto delle misure adottate”, si legge nell’interpellanza, “e dovrebbe fornire, a tutela del bene primario della salute pubblica, le informazioni utili all’orientamento del cittadino e non disorientarlo con effetti potenzialmente pericolosi, dipingendo un contesto rassicurante ed al contempo obbligando al rispetto di tutte le misure imposte nazionali e regionali in materia di contenimento. Ignorando apparentemente, ma in realtà sfruttando, parrebbe, i profili di incompatibilità delle disposizioni regionali con la normativa nazionale”.

Il tutto, aggiunge il senatore, non tenendo in adeguata considerazione le raccomandazioni dell’ordinanza della questura, del 30 aprile. “Per cui”, fa rilevare, “mentre sull’intero territorio nazionale, solo a partire dal 4 maggio si è tornati a poter effettuare attività motoria e sportiva, sempre individualmente anche distanti da casa, a Pescara si è, invece, stati indotti a pensare che predetta attività fosse già possibile farla, anche sul Viale della Riviera, stante la revoca del divieto precedentemente emesso con ordinanza sindacale (56 e 58, per orientarsi nel coacervo), perché così dispongono le due ordinanze regionali (50 e 51 del 30 aprile richiamate – repetita iuvant – dalla 58 del sindaco, in pari data)”.

“Stupisce – afferma D’Eramo – che un autorevole esponente del Pd non conosca ciò che sta avvenendo nel resto d’Italia, soprattutto in quelle regioni che il suo partito amministra. In Abruzzo il presidente Marco Marsilio, in assoluta concordanza con le misure messe in atto dal governo nazionale, ha semplicemente accelerato i tempi della ripartenza economica, attuando protocolli che prevedono la massima sicurezza delle attività e che sono diventati già modello per molte Regioni italiane che li stanno chiedendo in queste ore”.

Per il deputato della Lega “è inammissibile e grave sotto il profilo istituzionale che D’Alfonso mistifichi la realtà dei fatti, addossando alla Regione e al Comune di Pescara la colpa di voler sostenere la ripartenza in un momento in cui aziende e famiglie vivono la più grande crisi del dopoguerra. Tra l’altro anche lo stesso premier Conte, proprio nelle ultime ore, ha espresso i medesimi propositi”.

“Quanto al presunto ‘allentamento’ delle misure che avrebbe favorito l’assembramento pericoloso della riviera pescarese, D’Alfonso non solo fa finta di non vedere che in tutte le città costiere il 1 maggio si sono verificati casi analoghi (Bari, Viareggio, solo per citare le prime…), ma che le le ordinanze del Presidente e del Sindaco hanno semplicemente ‘ripristinato’ in città le stesse regole che il premier Conte ha imposto con dpcm a tutti gli italiani, dopo aver adottato per quasi un mese discipline più restrittive motivate dall’andamento epidemiologico negativo del mese di marzo”.

“Il Pd conferma in pieno il suo ruolo di partito della chiacchiera, capace solo di alimentare polemiche strumentali e di non offrire alcuna soluzione concreta ai problemi. Come già accaduto quando era a capo della Regione, anche in parlamento D’Alfonso conferma la sua grande vocazione di abile oratore e maldestro legislatore”, conclude D’Eramo.


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