Covid, “burofollia” nega assistenza a bimba autistica dell’Aquila

di Redazione | 11 Maggio 2020, @12:05 | ATTUALITA'
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L’AQUILA – “Avevamo chiesto la ripresa dei servizi di assistenza domiciliare e assistenza scolastica dopo la prima fase di emergenza. Una formale lettera è stata inviata in data 21 aprile 2020 al Comune vista l’impossibilità di ottenere informazioni per telefono o in altro modo dagli uffici comunali. Con qualche difficoltà siamo riusciti a ripristinare il servizio di assistenza domiciliare, mentre per l’assistenza scolastica sono in corso ulteriori verifiche che coinvolgeranno anche la scuola”.

Così in una nota Dario Verzulli di Autismo Abruzzo Onlus che spiega come “nella lettera inviata al Comune era stata indicata, come sede alternativa delle attività di Virginia, la sede di Autismo Abruzzo onlus all’interno dell’ex ospedale di Collemaggio. Tale struttura, dotata di tutti i servizi inclusa una ottima connessione dati, è sede abituale per Virginia per le attività nel fine settimana oltre che in quasi tutti i giorni di emergenza. La condivisione casalinga di spazi e connessione dati non è adeguata per tutti e quattro i componenti della famiglia e allora ci siamo organizzati in due gruppi di lavoro: due a casa per lavoro e lezioni e due a Collemaggio per lavoro e attività varie”.

“Abbiamo chiesto, nella lettera formale e informalmente a voce, che l’erogazione dei servizi assistenziali potesse avvenire oltre che nei pressi della propria abitazione anche nella sede utilizzata per il lavoro agile e per le attività di Virginia. Il luogo è ben conosciuto da Virginia e gli spazi a disposizione permettono una agevole gestione delle attività. Un modo agevole per camuffare l’emergenza e provare a considerare queste giornate in ottica costruttiva”.

“Dalla Cooperativa Verdeacqua – dice Verzulli – abbiamo ricevuto però un secco diniego. ‘L’assistenza domiciliare si eroga a domicilio. Non è permessa l’erogazione al di fuori del contesto domiciliare’. Questa la frase riferita dal solerte referente della Cooperativa Verdeacqua che ha prontamente citato il capitolato d’appalto della gara aggiudicata credo anni or sono”.

“Ho provato ad evidenziare che, a causa di una pandemia e di una emergenza nazionale che ha (giustamente) chiuso scuole, limitato trasporti nazionali e internazionali oltre che bloccato ogni tipo di attività economica, forse era il caso di considerare luoghi noti all’utente e regolarmente indicati nella lettera formale di ripristino delle attività assistenziali come ‘appendici naturali’ del luogo di residenza”.

“Ancora una volta la ‘burofollia’ investe e seppellisce il diritto delle persone con disabilità”, accusa Verzulli. “Ancora una volta scaltri burocrati si tutelano dietro regole sbagliate, anacronistiche e, in alcuni casi, addirittura vessatorie”.

“Il domicilio, nel diritto privato italiano, corrisponde al luogo in cui una persona ‘ha stabilito la sede principale dei suoi affari e interessi’ (articolo 43, primo comma c.c.). Gli interessi non sono evidentemente solo di natura economica, ma anche personale, sociale e politica. Il soggetto, con propria dichiarazione, può anche eleggere domicilio in una sede per determinati atti o affari (domicilio speciale)”.

“Siamo riusciti a far comprendere al Governo e alle Regioni che per l’autismo è necessario uscire, ma non riusciamo da anni a far comprendere al Comune dell’Aquila che l’assistenza non può essere un pacchetto chiuso”.

“La città che ambisce a divenire simbolo di accoglienza e inclusione deve saper cambiare qualcosa”, conclude Verzulli. “Ci auguriamo che nel prossimo futuro il Comune abbia la capacità e la forza di modificare tali condizioni e permettere agli utenti di avere supporto e assistenza anche all’aperto, nei luoghi di attività preferiti al fine di rendere più fruibile e dignitosa la loro quotidianità in un momento, certamente difficile per tutti, ma per taluni addirittura insopportabile”.


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