Covid-19, particolato atmosferico e virus non interagiscono tra loro

di Redazione | 05 Gennaio 2021 @ 13:18 | AMBIENTE
Particolato atmosferico e virus non interagiscono tra loro
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L’AQUILA  – Particolato atmosferico e virus non interagiscono tra loro. È quanto emerge da uno studio condotto dall’Istituto di scienze dell’atmosfera e del clima del Consiglio nazionale delle ricerche (Cnr-Isac), sedi di Lecce e Bologna, e dall’Agenzia Regionale per la Protezione dell’Ambiente-Arpa Lombardia pubblicato sulla rivista di scienze ambientali Environmental Research.

La ricerca condotta analizzando i dati, per l’inverno 2020, degli ambienti outdoor per le città di Milano e Bergamo, tra i focolai di Covid-19 più rilevanti nel Nord Italia ( in Lombardia a maggio 2020 76.469 casi, pari al 36,9% del totale italiano di 207.428 casi) dimostra che particolato atmosferico e virus non interagiscono tra loro”. Così “pertanto, escludendo le zone di assembramento la probabilità di maggiore trasmissione in aria del contagio in outdoor in zone ad elevato inquinamento atmosferico appare essenzialmente trascurabile.

Perché la distribuzione geografica dell’epidemia sia stata così irregolare – ribadiscono i ricercatori – è ancora oggetto di dibattito nella comunità scientifica. Nella ricerca sono state stimate le concentrazioni di particelle virali in atmosfera a Milano e Bergamo in funzione del numero delle persone positive nel periodo di studio – proseguono – sia in termini medi sia nello scenario peggiore per la dispersione degli inquinanti tipico delle aree in studio.

“I risultati in aree pubbliche all’aperto mostrano concentrazioni molto basse, inferiori a una particella virale per metro cubo di aria” spiega Daniele Contini, ricercatore di Cnr-Isac (Lecce). Anche ipotizzando una quota di infetti pari al 10% della popolazione (circa 140.000 persone per Milano e 12.000 per Bergamo), quindi decupla rispetto a quella attualmente rilevata (circa 1%), sarebbero necessarie, in media, 38 ore a Milano e 61 ore a Bergamo per inspirare una singola particella virale” aggiunge. “La maggiore probabilità di trasmissione in aria del contagio, al di fuori di zone di assembramento – conclude Contini -, appare dunque essenzialmente trascurabile”. 


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