Covid-19, online l’open data per monitorare l’andamento dell’epidemia

di Marianna Gianforte | 26 Gennaio 2022 @ 16:02 | ATTUALITA'
OPEN-DATA-COVID19
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L’AQUILA – È online l’“Open data covid-19”, la banca dati pubblica e dettagliata per monitorare l’andamento della pandemia da Sars-Cov-2, nata nell’ambito del comitato tecnico scientifico nominato dal Comune dell’Aquila per l’emergenza sanitaria e realizzata dai ricercatori del Gran Sasso science institute, dalla Asl 1, dall’università dell’Aquila e dalla fondazione OpenPolis.

L’applicazione è dedicata alla pandemia e alla salute della popolazione di tutta la provincia aquilana ricadente nei territori della Asl 1 Avezzano-Sulmona-L’Aquila e va ad arricchire l’ “Open data L’aquila”, il progetto di ricerca che è l’evoluzione di “Open data ricostruzione” e che si va a focalizzare sui dati dell’area sanitaria, nello specifico quelli della pandemia.

Il nuovo portale è stato presentato questa mattina all’auditorium del Gssi. Tra gli interventi: il sindaco Pier Luigi Biondi, che dette l’input per l’avvio di un lavoro che raccogliesse i dati della pandemia a fini scientifici; il rettore del Gran Sasso science institute Eugenio Coccia; il rettore dell’università dell’Aquila Edoardo Alesse; il direttore sanitario della Asl 1 Alfonso Mascitelli. Il progetto è stato presentato dal coordinatore Roberto Aloisio (Gssi) e dalla presidente del comitato tecnico scientifico del progetto di screening epidemiologico attivato dal Comune ed epidemiologa Leila Fabiani (Univaq).

OPEN-DATA-COVID19-PRESENTAZIONE

Come ha spiegato Coccia:

“Per la prima volta viene messo a disposizione di tutti un insieme complesso e completo di informazioni molto dettagliate che permette di monitorare l’andamento della pandemia nel territorio, la distribuzione geografica del contagio, l’evoluzione della campagna vaccinale e persino le reazioni avverse ai vaccini. E poi anche i numeri dei ricoveri, dei decessi, dei test, una mole di dati a disposizione non solo dei cittadini – che avranno uno strumento per comprendere cosa succede – ma anche degli studiosi e delle strutture sanitarie e delle Asl che potranno, così, organizzare e pianificare campagne specifiche, interventi. Un progetto che sfrutta le competenze del Gssi e nato nell’ambito della pandemia, che vuole dare conto dell’estensione e dei dettagli dello stato di salute della popolazione della provincia dell’Aquila, con informazioni assolutamente in forma anonima che, però, la Asl sarà in grado di leggere per poter intervenire nel modo più opportuno. Si tratta di un database che si pone sulla linea della convinzione che il dato è un bene pubblico e, quindi, va messo al servizio del resto della comunità. Questa imponente base di dati è per ora costituita dalle informazioni inerenti il territorio della Asl 1, ma può essere effettivamente un modello per il resto d’Italia, perché consente interventi localizzati e una conoscenza specifica delle situazioni e dei casi di fragilità, su cui le autorità sanitarie possono porre una maggiore attenzione”.

Un progetto che vede L’Aquila ancora una volta “antesignana” di una sperimentazione importante, come ha spiegato il sindaco Biondi: 

“In questo progetto siamo stati avanti rispetto al dibattito attualmente in corso in Italia, perché l’idea nacque per dare una risposta alle famiglie che vedevano i ragazzi costretti in didattica a distanza e ci domandavamo come si potesse avere un dato certo della popolazione studentesca e garantire la frequentazione delle lezioni in presenza. Il dibattito è diventato di stringente attualità in questo momento. E ci domandammo e riflettemmo su come sistematizzare i dati che venivano raccolti attraverso gli screening della popolazione per avere un controllo costante della pandemia. Il progetto poi si è evoluto. Le caratteristiche sono due: come molte cose nate all’Aquila e anche in seno al Gssi, anche questo progetto è un modello replicabile in Italia. L’Aquila si conferma vero centro di sperimentazione sotto tanti punti di vista, avanguardie che restituisce al resto del Paese che ha, così, la possibilità di mettere a frutto queste nuove conoscenze. L’altro punto riguarda, come spesso ho sottolineato, la comunicazione che in emergenza dev’essere semplice, univoca e chiara. Così si sarebbe dovuta impostare la comunicazione anche relativamente alla pandemia. Forse un metodo condiviso avrebbe aiutato a far affermare tra i cittadini una maggiore consapevolezza sull’importanza dei vaccini e sul rispetto delle regole anti contagio. Mi complimento per il lavoro, perché quel primo seme gettato è diventato una pianta solida che darà frutti”

Ma come funziona? A spiegarlo è stato il coordinatore del portale, Aloisio.

“Abbiamo georeferenziato i dati in modo del tutto anonimo e nel rispetto della normativa sulla privacy: soltanto la Asl può accedere ai dati effettivi per poter puntualmente intervenire; è possibile vedere l’andamento dei positivi, dei vaccinati, delle persone con patologie pregresse e molto altro dal primo marzo 2020 al 23 gennaio (l’aggiornamento avverrà ogni lunedì, ndr) ”.

Si nota, ad esempio, che il rischio maggiore di contagio ha sinora riguardato maggiormente gli uomini nel territorio della Asl 1, mentre evidenzia l’impatto positivo dei vaccini sulla frequenza dei contagi, in particolare delle ospedalizzazioni e dei ricoveri in terapia intensiva. Visualizzabile anche il numero dei medici di medicina generale che presidiano il territorio. 

Mascitelli ha rimarcato l’importante sinergia tra i soggetti coinvolti e il valore del nuovo database, che integra i dati della Asl.
La scommessa, però, ha rimarcato l’epidemiologa Fabiani, è non solo di coinvolgere tutte le Asl d’Abruzzo per rendere il data base veramente utile in modo strutturato per l’intera popolazione regionale, ma anche:

“Utilizzarlo – e ci si sta già lavorando – in altri settori medici per monitorare l’andamento di altre gravi patologie, come lo scompenso, il diabete e molto altro”.

A sottolineare il valore positivo dell’open data è stato il rettore Alesse:

“Un concetto che dev’essere valorizzato, perché è la possibilità aperta e democratica di fornire dati che molto spesso persone e istituzioni da sole non sanno generare e devono necessariamente utilizzare quelli degli altri, confidando nella loro validità e citando le fonti; i dati che oggi generiamo sono tantissimi, accessibili ma scarsamente utilizzabili e utilizzabili perché non si hanno gli strumenti per manipolarli. L’università dell’Aquila ha intercettato questa esigenza e ha aperto un corso di laurea, “Applied data science” (“Data scienza applicata”), che punta a valorizzare i dati nei vari campi (business, scienza della vita, smart city ecc.) per renderli aperti e fruibili dalle comunità e credo siamo stati tra i primi dieci atenei con un simile corso in Italia. L’università crede molto nell’utilizzo trasparente dei dati anche per capire qualcosa di più della pandemia”.


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