Covid-19, “Mio fratello salvato dai medici di Foggia”: la testimonianza di Mauro Nardella (Cst Uil Adriatica Gran Sasso)

"Mio Fratello Vincenzo salvato dai medici di Foggia, da Padre Cipriano e dalle preghiere dei miei amici"

di Redazione | 27 Dicembre 2020 @ 10:45 | RACCONTANDO
Mauro Nardella
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SULMONA – “Mio fratello salvato dai medici di Foggia”: la testimonianza di Mauro Nardella.

“Ero stato chiamato in tarda serata da mio fratello quindici giorni orsono. L’argomento della conversazione telefonica era drammatica: mio fratello Vincenzo si trovava in condizioni critiche poco prima dell’ingresso della sala rianimazione in quel del nosocomio di Foggia. Sospeso tra la vita e la morte era lì ad attendere il suo turno per essere intubato”.  Inizia così il racconto di Mauro Nardella componente della segreteria confederale CST UIL Adriatica Gran Sasso.

“La prognosi riservata non lasciava adito ad ottimistiche previsioni. La polmonite bilaterale interstiziale che aveva  riempito il contenuto del  referto medico appena diramato e che stava devastando il suo corpo non lasciava ben sperare. In pochi minuti –  continua a raccontare –  mio fratello è passato dal darmi le consegne sul futuro dei suoi figli al coma farmacologico che lo ha tenuto in ostaggio per diversi giorni. Lo ha fatto non prima di dedicare una sua personale preghiera a Padre Pio e al suo mentore Padre Cipriano da poco scomparso ed al quale mio fratello era fortemente legato. Ho passato giorni a chiedere informazioni ai medici della rianimazione dell’Ospedale Riuniti di Foggia”.

“L’appuntamento era fisso. Puntuale alle ore 15.00 lasciavo scorrere le mie dita sulla tastiera del mio smartphone alla ricerca di un possibile interlocutore. A volte  – prosegue – dovevo riprovare per ore prima di prendere contatto con gli angeli della rianimazione foggiana. Quello del contatto telefonico era l’unico in mio possesso per capire cosa stesse succedendo. Tuttavia non sempre era possibile poter parlare con uno di loro. Il più delle volte erano immersi nel loro duro e costante lavoro in quello che io ho poi imparato essere un luogo deputato alla cura dei pazienti covid:” lo sporco”. I giorni passavano come minuti. Il tutto fino a quando la voce suadente di un medico non mi preannunciava un costante seppur lento miglioramento delle condizioni generali di mio fratello. Due giorni dopo il miracolo si compiva”.

“Mio fratello che è stato appeso sul filo di un destino che non dava certezza circa la sua sopravvivenza – aggiunge – era stato svegliato dal coma farmacologico. A detta degli angeli di Foggia dovevamo ancora avere pazienza ed aspettare prima di fugare dubbi sul ripristino delle condizioni vitali. La certezza veniva in soccorso delle mie aspettative il giorno dopo. Squilla il mio telefono. Mia moglie Daniela non crede ai suoi occhi. Sul display compariva il nome di mio fratello. Con fare gioioso mia moglie mi passa immediatamente lo smartphone. Una voce provata riesce a dirmi poche ma ragguardevoli parole Mauro ho ricevuto un miracolo. I medici con l’aiuto di Padre Pio e Padre Cipriano mi hanno salvato!

“Mio fratello grazie ai medici di Foggia ce l’aveva fatta. Era tornato a vivere e con lui tutti noi. Compresi il suo inseparabile amico Armando e il Comandante del carcere di Sulmona Sarah Brunetti e tantissimi miei colleghi ai quali non smetterò mai di ringraziarli per il costante supporto spirituale dato”, conclude Mauro Nardella componente della segreteria confederale CST UIL Adriatica Gran Sasso.


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