Covid-19, Ilaria Capua: “Riorganizzare la vita della popolazione a rischio”

di Redazione | 26 Agosto 2020 @ 11:17 | ATTUALITA'
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“Quando si parla di “seconda ondata” si fa riferimento ai ricoveri in terapia intensiva (che allo stato attuale, in Italia, sono molto limitati, ndr). Per evitare questo non occorrono decreti, ma un’attiva collaborazione della popolazione. È una questione di responsabilità collettiva”.

Lo ha dichiarato la virologa Ilaria Capua ad un’intervista rilasciata al Corriere della Sera.

“Il virus ora interessa una popolazione più giovane rispetto alla prima ondata, che rappresenta una nuova fonte di contagio per le persone più fragili. La nuova sfida ora è quella di riorganizzare la vita della popolazione a rischio”, aggiunge la virologa emigrata a Miami dove è professore all’Università della Florida e direttore dell’One health center of excellence.

“Certo – aggiunge – per le persone più fragili, i nonni, per dire, è questa la nuova sfida: riorganizzare la vita della popolazione a rischio. Non si parla di lockdown, ma di comportamenti consapevoli che possono allontanare il rischio di infezioni. Le regole sono sempre le stesse: mascherine, distanziamento, igiene. Da una parte e dall’altra”.

“Uno dei punti interrogativi che ci presenta questo virus – prosegue – è proprio legata alla risposta immunitaria dell’organismo umano. Ci chiediamo: gli anticorpi che quest’ultimo produce contro il virus sono protettivi contro le reinfezioni? E per quanto tempo? Non si sa. Ma del resto le reinfezioni succedono anche per altre malattie infettive. E questo getta un’ombra sull’efficacia dei vaccini. Non ci occupiamo solo del coronavirus, ma anche di Big Data, cioè dati che possano essere messi in relazione con la pandemia, per capirci di più. Dati tutti i tipi. Per esempio, le condizioni metereologiche nelle diverse zone del mondo (che possono influenzare la sopravvivenza del virus, ndr). Per esempio le differenze di genere che possono spiegare perché le donne sono più protette”.

“Qualcuno deve cominciare a metterci le mani. Stiamo “filmando” una pandemia”, conclude Ilaria Capua.


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