Covid-19 e sistema sanitario in tilt, Procura di Brescia: “Scelte del Governo non dettate da emergenza”

di Cristina D'Armi | 21 Novembre 2020 @ 06:20 | LA LEGGE E LA DIFESA
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L’AQUILA – L’evidente aumento dei contagi degli ultimi giorni, così come avvenne durante la prima ondata,  ha mandato in tilt il sistema sanitario italiano. Oltre ai ritardi sugli esiti dei tamponi, alla carenza di personale e posti letto, è nota anche la mancanza di reagenti del mese scorso.

Situazioni molto  simili si verificano dall’inizio dell’emergenza, tanto che, una volontaria milanese ha denunciato la situazione di inerzia seguita da moltissimi errori  e sottovalutazioni. L’esposto è stato inviato ad alcune procure lombarde, prima ad archiviare il caso è stata quella di Cremona giustificando i provvedimenti adottati come “scelte politiche” non configurabili come reati. Il primo settembre 2020, il difensore della volontaria milanese ha presentato istanza di avocazione alla procura generale di Brescia evidenziando che i PM avevano l’obbligo di esercitare l’azione penale.

La richiesta di avocazione è stata accolta anche in considerazione  dei fatti avvenuti nel Marzo 2020 quando un milione e mezzo di tamponi prodotti in Italia finirono all’estero lasciando sprovvisto il nostro paese. Il capo della Protezione Civile, Angelo Borrelli, aveva il potere di disporre la requisizione in uso o in proprietà, tra i vari beni, di presidi sanitari medico – chirurgici. La colpa ricadrebbe anche sul commissario straordinario, ma, Arcuri venne nominato solo qualche giorno dopo il fatto. Tra le motivazione  della Procura generale si ricorda anche la tardiva richiesta di offerta per kit e reagenti avvenuta solo l’11 maggio 2020, diversi mesi dopo la delibera dello stato di emergenza. In sintesi, per la Procura Generale di Brescia i provvedimenti del Governo non furono dettati dalla situazione d’emergenza.


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