In terra di Palestina, in prossimità del lago di Tiberiade, viveva una piccola e operosa comunità, dedita soprattutto alla pesca, che si amministrava all’insegna della serenità e tentando di curare gli interessi generali dei cittadini.

Nell’anno del Signore 32, una faida interna gettò  l’intera comunità nello scompiglio: quelli che avevano organizzato i lebbrosari (antichi luoghi di cura  dove venivano ricoverati i cittadini colpiti da epidemie, allora molto frequenti e devastanti), iniziarono una feroce guerra tra di loro, nel tentativo di accaparrarsi un numero sempre maggiore di ammalati, poiché il protettorato di Roma concedeva milioni di sesterzi ai proprietari dei lebbrosari, in ragione degli ammalati ricoverati nei loro antri.

Essendo diventata insostenibile la spesa per l’Impero, il Governatore della Giudea aveva deciso di tagliare in maniera notevole la spesa gravante sulle casse dello stato e destinata ai lebbrosari.

Si aprì allora una feroce guerra tra i proprietari dei lebbrosari, che cercarono appoggi nel mondo degli eletti nell’Assemblea del popolo, allo scopo di  conservare i loro privilegi.

L’assemblea del popolo non era più quella dei tempi passati, quando in essa sedevano  grandi consiglieri di grandi re, da Davide a Salomone; al posto di quella che era stata una vera classe dirigente, che aveva portato la Palestina a diventare un grande Paese nel Medio Oriente, si era insediato un ceto politico composto di mediocri, per lo più senza qualità, personaggi mai eletti dal popolo,  ma cooptati perché protetti dal potente di turno.

Fu così che all’interno dell’assemblea del popolo, un oscuro personaggio, tale Giuda, detto  Iscariota, si pose a capo di una fazione dei proprietari dei lebbrosari, per tentare – con mezzi leciti ed illeciti- di favorire una parte di loro in danno di altri.

Ma chi era Giuda Iscariota?

Primo figlio di una numerosissima famiglia dalle origini incerte,  nella storia di Galilea  viene spesso ricordato per le nefandezze commesse da alcuni dei suoi fratelli. Il più famoso era il più giovane, che tutti ricordano per la sua sfrenata sete di potere, a cui ha dedicato l’impegno di tutta una vita, con l’obiettivo di usare le ricchezze che ne derivavano quale mezzo di riscatto sociale, per far dimenticare le umili origini della propria provenienza familiare. Un particolare curioso: sin da ragazzo, quasi adolescente, amava coprirsi il viso con un filo di barba fina fina. Un altro dei suoi fratelli, anche lui di un’ambizione sfrenata, si rese famoso per aver lasciato il suo migliore amico nelle mani del boia in occasione dei giochi delle tessere ( un particolare gioco molto di moda  in primavera, quando in Galilea fioriscono le margherite), durante i quali avvennero dei disordini, e ai centurioni che lo interrogavano, lui tranquillamente denunciò che era stato quel suo amico a mettere in riga le tessere, cosa che rappresentava,appunto, un reato grave. Un altro dei fratelli – che portava il suo stesso nome – si rese famoso per  delazione e tradimento nei confronti di un povero cristo che sedeva, ignaro di tutto, a cena insieme ad altri dodici amici, nell’orto del Getzemani, un ristorantino molto in voga a quei tempi, dove si mangiava un ottimo capretto.  Particolare curioso: pare che quest’altro Giuda, non volendo far conoscere a quali bassezze si era ridotto, anziché indicare in maniera aperta il povero cristo, lo indicò agli ufficiali romani baciandolo sulla fronte!

Cosa significhi “Iscariota” non è chiaro. Ci sono due ipotesi principali sul significato di questo nome, ciascuna delle quali deve soddisfare alcune aspettative per essere credibile: una etimologia deriva “Iscariota” cioè “uomo di Kerioth, la città (o più probabilmente l’insieme di città) di Kerioth, in Giudea. Nella seconda, “Iscariota” sarebbe la traduzione dall’ebraico di Ekariot che significa sicario.

«In Gerusalemme nacque una nuova forma di banditismo, quella dei così detti sicari (Ekariots), che commettevano assassini in pieno giorno nel mezzo della città. Era specialmente in occasione delle feste che essi si mescolavano alla folla, nascondevano sotto le vesti dei piccoli pugnali e con questi colpivano i loro avversari. Poi, quando questi cadevano, gli assassini si univano a coloro che esprimevano il loro orrore e recitavano così bene da essere creduti e quindi non riconoscibili».

Giuda tentò in tutti i modi di far adottare dall’Assemblea del popolo provvedimenti atti a tutelare la fazione che lui rappresentava, e nel corso delle sedute sfornava proposte e provvedimenti all’uopo preparati, anche con il contributo dei diretti interessati, tra i quali spicca il nome dell’ultimo rampollo di una storica famiglia di tenutari di lebbrosari, famosa per la  grande capacità di curare i malati affetti dalla malattia detta “della pietra degli Angeli”.

A fronte del diniego del Governatore della Galilea,  l’Iscariota iniziò una lunga e laboriosa trama, contro il Governatore e i suoi ministri eletti, a favore della sua fazione.

In accordo con il Grande sacerdote, Giuda assoldò un noto galeotto del tempo, tale Barabba, della tribù dei Piccoli Angeli, costringendolo a costruire prove contro il Governatore della Galilea, per inviarle poi al Senato Romano e chiedere la rimozione del Governatore stesso.

Fu così che per alcuni mesi operarono tutti con questo obiettivo finale, costruendo prove false contro il Governatore, con l’appoggio del Grande Sacerdote che informava segretamente Giuda  su quanto avveniva all’interno del Tempio, magari consigliando a lui quando fosse necessario essere presente alle riunioni dell’Assemblea e quando viceversa fosse assolutamente opportuno assentarsi, magari per pericoli di attentati o altro.

L’Iscariota si guardava bene dall’avvertire gli altri componenti dell’Assemblea del popolo, che pure avevano permesso che fosse cooptato all’interno dell’istituzione e che venissero a lui  assegnate prebende e privilegi, permettendogli così di uscire dallo stato di indigenza che gli derivava dal non avere né arte né parte, in buona sostanza dal non avere un lavoro né un mestiere.

Le prove così costruite finirono dritte dritte al Senato di Roma, che in men che non si dica rimosse il Governatore e insediò al suo posto lo stesso Giuda, detto l’Iscariota.

La piccola comunità cadde nello scompiglio e nello sconforto; il ceto politico, che si era impossessato del potere, iniziò una campagna di informazione per legittimare il suo operato.

Messi furono mandati in tutti i villaggi, a denigrare l’operato del vecchio Governatore, nel tentativo di accreditare il nuovo, cioè Giuda, per lo più inviso al popolo che da sempre lo considerava alla stregua del cuculo, un  uccello che, non sapendo costruirsi il nido, va rubacchiando quello degli altri uccelli per depositarvi le uova.

Al coro dei denigratori si unirono subito i vecchi amici(?) del Governatore della Galilea appena rimosso: brillò in tal senso il Capo della  setta romana a cui faceva riferimento il Governatore, famoso anche per la titubanza e la doppiezza di cui era infarcita la sua scelta politica,  che in men che non si dica scelse di schierarsi dalla parte di Giuda l’Iscariota, condizionato in ciò anche dal potente podestà della città di Haifa, un centro rivierasco della Giudea, il quale podestà, per altre ragioni, aveva avuto le stesse accuse mosse dal Grande Sacerdote contro il Governatore, ma nessuno ne aveva chiesto la rimozione. Inimmaginabile poi la corsa alla denigrazione da parte degli appartenenti al ceto politico, desiderosi tutti e tutte, di essere designati dal Senato a rivestire la carica di Governatore della Galilea. Tra tutti si mise in grande evidenza Salomè  una principessa giudaica, figlia di Erodiade che abbandonò il marito e andò a convivere con il cognato Erode Antipa.   Un tale Giovanni, chiamato dai suoi compaesani  Battista con uno dei soprannomi che – per antica usanza – nei paesi si danno alle persone, quasi a significare attitudini, vizi o virtù particolari,  condannò pubblicamente la condotta dello zio di Salomè; il re allora lo fece prima imprigionare, poi, per compiacere la bella figlia di Erodiade, Salomè appunto , che aveva ballato ad un banchetto, lo fece decapitare. Salomè in seguito sposò il tetrarca Filippo e successivamente Aristobulo, re di Calcide, dal quale ebbe tre figli. Si racconta che, a seguito dei tre matrimoni, Salomé accentuò gli aspetti belluini del suo carattere, coltivò ambizioni sfrenate, candidandosi ad ogni carica ben remunerata e facendo fare la fine del povero “Battista” a tutti i suoi nemici. In pubblico, però, Salomè appariva sempre sorridente e suadente,e spesso faceva elemosine ai poveri, tanto che tra il popolo la sua immagine era quella di una donna buona come un pezzo di pane.

In  conclusione, la piccola comunità vive ore di angoscia, il Governatore rimosso attende giustizia, Giuda l’Iscariota gongola nella sua nuova, ma antica, veste di nominato, il ceto politico attende, novello sciacallo, di cibarsi delle spoglie abbandonate al sole.

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