Milano ai tempi del Coronavirus: un’aquilana “Dopo il decreto città spettrale, ma resto qua”

di Mariangela Speranza | 09 Marzo 2020, @07:03 | CRONACA
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MILANO – Una città spettrale. Irriconoscibile. Con poca gente in giro e i supermercati deserti, con gli scaffali depredati.

Il Coronavirus ha cambiato il volto di Milano nel giro di qualche settimana e gli stuoli di turisti e abitanti in giro per le vie del centro sono, per il momento, solo un ricordo. E Milano a luci spente, si sa, non piace a nessuno, ma dopo che, sabato notte, il premier Giuseppe Conte ha firmato il decreto che prevede l’interruzione di tutti gli spostamenti da e verso la Lombardia e gli altri 14 comuni interessati dall’emergenza Coronavirus, le persone che escono sono ancora di meno.

A raccontarla a L’Aquila Blog Caterine Galeota, aquilana che vive nel capoluogo meneghino per motivi di lavoro e che è tra quei meridionali trapiantati al nord che, all’indomani della diffusione della bozza non ultimata del documento del Governo, ha deciso di agire con buon senso e non farsi prendere dal panico, evitando così di accalcarsi con altre centinaia di persone in stazione, con l’intento di tornare a casa il prima possibile.

 
“Poco fa sono uscita per fare delle commissioni urgenti e ho incontrato pochissime persone – dice -. In giro non c’è anima viva e si respira un’aria pregna di paura e tensione, accompagnate a tranquillità. Non una tranquillità normale, credo si tratti più che altro di voglia di tornare alla normalità”.
 

Un ritorno alla normalità che, almeno per il momento sembra lontano, vista la recente decisione del Governo, la cui notizia ha spinto infatti molti a cercare spasmodicamente di accaparrarsi un posto sul primo mezzo utile per allontanarsi dalla città. Una fuga che è andata in scena tra le 22 e la mezzanotte di sabato sera, subito dopo le prime indiscrezioni sul decreto che stabiliva l’intera Regione come zona Rossa.

Per questa ragione, luoghi come la Stazione Centrale o quella di Porta Garibaldi, ma anche gli aeroporti, hanno visto centinaia di persone accalcarsi per lasciare il capoluogo lombardo. Un esodo che spaventa il resto d’Italia, dove è ora allarme per l’ondata di settentrionali che nelle ultime ore si sta riversando nelle località del mezzogiorno: a causa di quest’esodo di massa c’è infatti la possibilità concreta che il virus si diffonda in modo esponenziale, andando a intaccare un sistema sanitario già profondamente colpito dall’emergenza.

“L’idea di partire e tornare a casa non mi ha sfiorato minimamente – precisa la giovane – Sono dell’idea che se si decide di attuare certe misure drastiche lo si fa per evitare di peggiorare la situazione”.

 
Una situazione, a detta di Caterine “molto delicata e in cui bisogna agire con cautela”.
 
“Non condanno le persone che hanno deciso di andare via – aggiunge inoltre -. Credo piuttosto che il loro sia stato un comportamento dettato più dalla paura e dalla psicosi dilagante che da altro. Così facendo però si richia di peggiorare la situazione e di portare il virus in giro in altre regioni. Basterebbe solo adottare le misure preventive di base e dare il buon esempio, in modo tale da contribuire tutti personalmente a contenere il contagio e a far rientrare quanto prima l’emergenza”
 
 
 

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