Coronavirus: un terzo dei dipendenti comunali ancora in ufficio, troppo per i sindacati

di Marco Signori | 21 Marzo 2020, @08:03 | ATTUALITA'
rievocazione storica
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L’AQUILA – Qualche scintilla tra sindacati e amministrazione, una circolare della dirigente del Personale che interpretava il decreto in modo restrittivo poi ritirata a seguito di una diffida delle rsu e di una nota chiarificatrice del Ministero della Funzione pubblica, un paio di dirigenti che si erano auto-collocati in smart working e da quanto si apprende sarebbero stati richiamati dal sindaco e costretti a tornare in sede.

Seppur con delle iniziali fisiologiche incertezze, dovute anche all’interpretazione delle norme, come troppo spesso avviene nella pubblica amministrazione, anche il Comune dell’Aquila ha attivato il lavoro a distanza per i propri circa 500 dipendenti.

“Un terzo di loro è ad oggi rimasto in ufficio”, ha spiegato il sindaco Pierluigi Biondi in una delle quotidiane conferenze stampa virtuali, “computando anche il personale operaio che naturalmente non può svolgere il proprio lavoro da casa il lavoro”.

I sindacati, che con Fabio Frullo della Confsal per primo avevano presentato una diffida contro la circolare della dirigente del Personale Paola Giuliani, ottenendone dal segretario generale la disapplicazione, seppur con toni diversi condividono il fatto che debba ridursi ulteriormente il numero di coloro che devono recarsi in ufficio.

“Il decreto dice ‘tutti con il telelavoro’ quindi l’amministrazione si deve impegnare a trovare le modalità affinché più sono i dipendenti in smart working e meglio è”, dice senza mezzi termini Frullo.

“Siamo sostanzialmente soddisfatti della reazione che ha avuto il Comune rispetto alle esigenze”, afferma Daniele Mingroni della Uil, “continueremo a collaborare con l’amministrazione per eventuali modifiche che l’evolversi della situazione richiederà. Porteremo la voce dei lavoratori man mano che il tempo consentirà al sistema e ai dipendenti di esprimere tutte gli aggiustamenti necessari”.

“Chiediamo comunque di mantenere alta l’attenzione e di continuare a lavorare per fornire tutti i dpi necessari per coloro che non sono in smart working”, puntualizza il sindacalista, che rivolge infine “un pensiero a tutti i dipendenti dei piccoli Comuni che oltre alle difficoltà strutturali stanno dando una risposta coraggiosa all’emergenza”.

Per Anthony Pasqualone della Cgil quella ancora in ufficio “è una fetta consistente che dovrebbe ridursi ulteriormente, perché il decreto ha stabilito che il telelavoro diventa la modalità ordinaria della gestione delle attività e solo quelle attività indifferibili possono essere fatte in modo tradizionale”.

“Anche i front office devono essere rivisti e aggiornati rispetto all’emergenza, essendoci un divieto della cittadinanza a uscire anche il front office ha cambiato l’approccio, l’utenza è ridotta se non azzerata”, aggiunge, “c’è un confronto continuo con l’amministrazione che ci aggiorna quotidianamente sui provvedimenti nazionali e comprendiamo che è anche complicato stare dietro alle norme che si susseguono, ma riteniamo che l’utilizzo dello smart working debba essere esteso ulteriormente senza distinzione di categoria”.

“Il servizio pubblico va garantito ma solo le funzioni legate all’emergenza devono essere svolte di persona e non da remoto. In un’amministrazione pubblica che non è la sanità, che deve svolgere prestazioni sul paziente”, conclude Pasqualone.

Sui timori di molti, soprattutto cittadini e imprese che hanno pratiche della ricostruzione post-terremoto in lavorazione, il sindaco ha spiegato come “sono attribuiti responsabilità e carichi di lavoro ai dipendenti, che dalle 8 alle 14 e, quando è previsto il rientro, dalle 15 alle 18 devono essere in casa, senza possibilità di allontanarsi dal luogo in cui hanno indicato per lo svolgimento dello smart working, non possono timbrare le uscite come potevano fare in ufficio, non hanno diritto alla flessibilità sugli orari e devono relazionare sul lavoro svolto, spetta naturalmente ai dirigenti verificare che ci sia corrispondenza tra gli obiettivi dati e i risultati ottenuti”.

Versione confermata dai sindacati, che spiegano come i dirigenti abbiano dati degli obiettivi a breve termine in modo piuttosto analitico, pur nelle differenze tra i settori per cui è comprensibile che chi deve istruire pratiche abbia da raggiungere risultati diversi da chi ha macro obiettivi.

In ogni caso, ciascun dipendente deve redigere un microreport quotidiano controfirmato dal dirigente che certifica il lavoro svolto in smart working. Tutti i dipendenti restano reperibili, grazie all’attivazione di deviazioni di chiamata nella gran parte dei casi.

Le garanzie sul lavoro svolto dai dipendenti sono dunque equivalenti allo scenario ordinario, con la differenza che stavolta sarà valutato sulla produttività e non sul tempo trascorso in ufficio.


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