Coronavirus: strutture per triage separato davanti agli ospedali abruzzesi

Maurizio Di Giosia "A Teramo già attivi e pronti ad accogliere i pazienti"

di Mariangela Speranza | 04 Marzo 2020 @ 06:05 | ATTUALITA'
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TERAMO – Tra psicosi e misure di prevenzione anche in Abruzzo dilaga da qualche tempo la preoccupazione per il Coronavirus.

Nella regione infatti, a fronte degli 85 controlli effettuati, sono stati confermati solo tre casi di contagio, uno all’Aquila e uno nel teramano, e i provvedimenti sono stati presi al solo scopo precauzionale. I giorni scorsi però sono stati caratterizzati da incertezza e confusione, tanto da lasciare deserte o quasi le sale d’attesa e i pronto soccorso e da indurre le istituzioni ad adottare tutte le misure del caso, in modo da essere pronti ad ogni evenienza.

Nell’ottica dell’emergenza e sulla scorta delle indicazioni ministeriali in tema di prevenzione, diverse strutture sanitarie locali si sono quindi mobilitate per allestire apposite stazioni mobili all’esterno degli ospedali, in modo da evitare che, nell’eventualità in cui qualcuno arrivi con i tipici sintomi da contagio, questo non possa entrare in contatto né con i cittadini e né con il personale sanitario.

Se a Chieti si stanno per esempio ultimando i lavori per allestire un accesso riservato che conduce tutti i casi sospetti all’interno di un pronto soccorso riservato, all’Aquila già esiste, nei pressi del San Salvatore, la tensostruttura costruita nel 2009 in occasione del G8 e si sta pensando di riattivarla proprio per fronteggiare il problema legato alla diffusione del virus.

Al nosocomio di Pescara e in quello di Teramo, dove è ricoverato il primo paziente risultato positivo al Covid-19 in Abruzzo, il sistema è invece attivo già dalla scorsa settimana, anche se, come racconta ai microfoni di L’Aquila Blog il direttore generale della Asl teramana Maurizio Di Giosia, “l’afflusso è calato a causa del probabile timore di contagio”.

“Il personale è però sempre attivo – precisa – e pronto per permettere a tutti di ricevere le cure di cui hanno bisogno all’interno della stazione mobile situata di fronte al pronto soccorso”.

Una misura che, per quanto riguarda Teramo, è stata per certi versi necessaria: all’interno del “Mazzini” è infatti ricoverato il primo contagiato conclamato in Abruzzo e l’allestimento di simili strutture può rappresentare una sicurezza sia dal punto di vista del paziente, che può quindi tornare tranquillamente a richiedere l’intervento degli operatori nel caso ne senta la necessità, sia da quello di medici e infermieri, che possono invece continuare a lavorare in totale sicurezza.

Nel caso teramano, in particolare, il pre triage consta di una singola tensostruttura in cui, su richiesta medica, il personale si occupa di accogliere tutti le persone che arrivano in pronto soccorso e, solo una volta appurato che questi non presentino sintomi da Covid-19, di farli accedere all’interno dell’ospedale.

Ma come funziona di preciso? Come spiega lo stesso Di Giosia, “si tratta di un sistema per cui, una volta giunti in pronto soccorso, i pazienti dovranno entrare all’interno della tenda e rispondere a una serie di domande”.

“A quel punto – prosegue – chi non presenta sintomi potrà tranquillamente andare in ospedale usufruendo dell’accesso tradizionale mentre, chi si sospetta possa essere affetto da Coronavirus o da simili problematiche respiratorie, potrà passare attraverso un percorso allestito per accogliere appositamente i potenziali casi di contagio”.

“Da parte della Asl di Teramo sul territorio è costante – tiene in ogni caso a precisare il direttore Di Giosia per scongiurare il diffondersi della psicosi legata all’emergenza – . L’azienda ospedaliera teramana sta rispettando tutti i protocolli regionali e nazionali ed è in contatto giorno e notte sia con il presidente Marco Marsilio che con l’assessore alla Sanità Nicoletta Verì. In questi giorni, ci stiamo inoltre mettendo in moto per attivare il pre triage anche nei presidi di Atri, Giulianova e Sant’Omero, in maniera da tale poter uniformare le procedure per tutta la rete ospedaliera e assicurare un servizio omogeneo sul territorio”.


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