Coronavirus, sindaco Prata d’Ansidonia su ordinanza orti: “Regione faccia chiarezza”

di Redazione | 19 Aprile 2020 @ 17:59 | ATTUALITA'
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PRATA D’ANSIDONIA – “Nella drammatica situazione sociale, economica ed anche politica in cui il virus ha precipitato il nostro Paese una sola cosa è richiesta dai cittadini, la chiarezza. Chiarezza nello spiegare cosa è questo virus, perché si diffonde tanto facilmente e quali sono gli strumenti che abbiamo per combatterlo. Su questi punti per fortuna il mondo scientifico con i suoi scienziati ha spiegato molto bene tutto ed ha indicato, alla politica, quale è la strada da seguire. Aggiungo che la dove c’è stato qualcuno che inizialmente ha pensato di agire diversamente (Stati Uniti e Regno unito) si è dovuto subito ricredere. Compresi questi punti, è possibile poi far capire ai cittadini che l’unico strumento a nostra disposizione per evitare il propagarsi dell’epidemia, al momento, è il distanziamento sociale”.

Così il primo cittadino di Prata d’Ansidonia, Paolo Eusani, in una nota.

“Poi si capirebbe anche meglio perché l’Italia ha dovuto applicare il lockdown, e tra i motivi più importanti, si capirebbe che l’Italia è il Paese in cui il sistema sanitario nazionale dispone solo di circa 5mila posti di terapia intensiva negli ospedali che si sono rivelati ampiamente insufficienti per affrontare una pandemia di questo tipo, facendo ricorso purtroppo anche all’uso delle Rsa con tutto ciò che ne è derivato. Una volta capito tutto ciò si dovrebbe passare a spiegare ai cittadini a che punto siamo del propagarsi dell’epidemia, se la fase è ancora acuta oppure più leggera. Infine si dovrebbero indicare i tempi e le modalità, ovvero le nuove regole, di ritorno ad una vita lavorativa e relazionale. Molte di queste cose ad oggi non sono chiare a molti cittadini e non per loro colpa ma perché diversi sono i comportamenti delle forze politiche, che a loro volta disattendono i pareri degli esperti. C’è una sorta di chi può arrivare prima di un altro, calpestando spesso i diritti più elementari del diritto alla salute che la nostra Costituzione sancisce.

“A complicare le cose c’è poi la osannata autonomia delle Regioni rispetto allo Stato centrale, che in materia di pandemia la dice lunga sulla sua operatività. Assistiamo quindi ad un diverso comportamento dei governi Regionali rispetto al Governo centrale e un diverso comportamento tra Regione e Regione. Questa polifonia piuttosto che risultare una melodia appare ai cittadini una costante stonatura in cui è difficile orientare l’orecchio. Per dirla fuori dal coro, un grande confusione di strumenti stonati”.

“In questo quadro di confusione generale si inserisce la decisione della nostra Regione. Sto parlando delll’Ordinanza della Regione Abruzzo n. 37 del 15 aprile 2020 che, tra le altre cose, regola l’attività di coltivazione degli orti. In una nota di chiarimento, che la stessa Regione è stata costretta a fare dopo difficolta interpretative che sono state da più parti evidenziate, la stessa ha infatti precisato che ‘Per questo tipo di interventi è consentito lo spostamento solo all’interno del territorio regionale, quindi anche tra Comuni diversi, da un massimo di due componenti del medesimo nucleo familiare e limitatamente ad una sola volta al giorno, con rientro nella medesima giornata nel posto da cui è partiti; deve essere inoltre sempre garantito l’utilizzo dei dispositivi di protezione individuale. Rimangono le restrizioni previste dal legislatore nazionale relativamente alle ‘seconde case’. La realtà è che tale Ordinanza ha sdoganato le seconde case, e molti cittadini, in maniera del tutto legittima e in buona fede, si sono spostati anche dalla costa abruzzese per raggiungere i nostri piccoli centri, al fine di curare i propri appezzamenti”.

“A questo punto mi chiedo e chiedo se qualcuno ha riflettuto sull’andamento dell’epidemia nella nostra Regione? Ci si sarebbe accorti che la maggior parte dei contagiati si è verificata sulla nostra costa, (cioè nelle grandi aree urbane) mentre nelle aree interne dell’Abruzzo (territori scarsamente abitati) il contagio è stato molto minore addirittura nullo in molti casi. Se ora autorizziamo, in nome della coltivazione di un orto, come di fatto è, con l’ordinanza regionale, spostamenti senza controllo su tutto il territorio regionale, vuol significare che ci possono essere spostamenti e mescolanza fra queste due parti di territorio regionale. Quindi, assecondando il principio scientifico degli scienziati che il virus si sposta con l’uomo, è come portare a spasso il virus nella nostra Regione, da zone più contagiate a zone molto meno contagiate. Infine,la domanda che pongo è: l’andamento dell’infezione in Abruzzo, la conoscenza del numero reale dei contagi e l’individuazione sul territorio degli stessi è tale da poterci permettere che molte persone si spostino da una parte all’altra della Regione per coltivare un orto senza che questo crei rischi per nuovi focolai? Se è così vuol dire che tutto quello che ci è stato raccontato non è esatto. La Regione, allora faccia chiarezza, e ce lo dica e noi saremo felici di rivedere i nostri amici che vivono lontani dal paese. Ma se non è così, evitiamo di aggiungere ancora confusione nel nostro martoriato Paese”.


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