Coronavirus, sindacato: call center L’Aquila non lavora in sicurezza

di Redazione | 12 Marzo 2020 @ 20:21 | ATTUALITA'
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L’AQUILA – “I Call Center rappresentano in assoluto il luogo di maggior assembramento contemporaneo e continuativo di persone. I rischi di contagio sono enormemente maggiori rispetto ad ogni altro luogo di lavoro, ma assistiamo alla grave sottovalutazione da parte delle aziende e ad una ancor peggiore indifferenza e disattenzione da parte degli Enti preposti ai controlli”.

Così Venanzio Cretarola, della Cisal comunicazione nazionale, che parla in particolare del contact center Inps dell’Aquila, gestito da Comdata, dove lavorano oltre 500 addetti.

Cretarola denuncia il fatto che Comdata “resta indifferente alle nostre richiesta di sicurezza”, come “l’adozione rapida anche parziale di telelavoro, per diminuire la compresenza di troppo personale e le attestazioni ufficiali della idoneità dei locali, soprattutto di quelli chiusi, del tutto privi di finestre”.

Il sindacato denuncia anche il mancato controllo dei vertici della Asl provinciale dell’Aquila, ai quali è stata mandata una dettagliata relazione.

“L’ultimo Decreto governativo non cita nemmeno i call center, non prevedendo nessun obbligo specifico per i committenti e per i gestori e nessuna procedura semplificata per ammortizzatori sociali, almeno per alleggerire la presenza contemporanea di migliaia di addetti in uno stesso luogo. L’indicazione di 1 metro come distanza minima in un call center è un dato puramente statistico, impossibile da rispettare. Eppure si tratta di un potenziale di veicolo esponenziale di contagio non solo fra i colleghi, ma fra tutta la popolazione aquilana”.


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