Coronavirus: servirebbero 2 anni per esiti test a tappeto su asintomatici

di Redazione | 23 Marzo 2020, @06:03 | ATTUALITA'
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ROMA – Sarebbero necessari almeno due anni per avere i risultati, nel caso in cui si decidesse di fare il tampone su larga scala nella popolazione per individuare le persone che hanno il virus senza avere i sintomi.

È la stima del virologo Francesco Broccolo, dell’università Bicocca di Milano e direttore del laboratorio Cerba di Milano. “Abbiamo fatto calcoli sulla potenza di fuoco dei laboratori, pubblici e privati, autorizzati a fare i test ed è emerso che per analizzare il 70% della popolazione servirebbero almeno due anni”, ha rilevato.

“Fare i test è molto utile, ma non ci sono né i laboratori né i tempi per farlo ai fini di uno screening di massa”.

Secondo l’esperto “anche la letteratura scientifica sostiene che il test è un mezzo molto efficace in uno stadio precoce dell’epidemia, per limitare i piccoli focolai di infezione e tracciare i contagi, come ha dimostrato il caso di Vo’, in Veneto”.

Inoltre il tampone è in grado di fotografare la situazione istantanea, ma un negativo oggi potrà essere positivo domani. Quindi lo screening di massa con il tampone non può avere rilievo proprio per i tempi lunghissimi di cui necessiterebbe.

Si lavora intanto a un altro tipo di test: mentre il tampone è un test diretto, che riconosce la sequenza genetica del virus e individua il soggetto contagioso, ci si sta preparando a eseguire un test indiretto, che cerca nel sangue gli anticorpi specifici contro il SarsCoV2.

“Tuttavia il test anticorpale valuta la presenza di anticorpi e quindi la resistenza al contagio. Ha utilità molto importanti che però non rispondono alla finalità di isolare i soggetti infettivi”, ha osservato.

“Attualmente la Regione Lombardia ci chiede aiuto per i tamponi, auspico una collaborazione anche per questo test e ci mettiamo a disposizione del pubblico”.

Del test per la ricerca degli anticorpi esistono molte versioni fai-da-te che offrono una risposta qualitativa e non quantitativa e la cui affidabilità, ha concluso Broccolo, è ad oggi ancora molto dubbia come scritto in una recentissima nota del Ministero della Sanità.


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