Coronavirus, più di un milione di imprese a rischio chiusura

di Redazione | 01 Agosto 2020 @ 13:14 | ATTUALITA'
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Secondo l’Associazione Artigiani e Piccole Imprese Mestre, un milione e 700mila micro-imprese sono a rischio chiusura a causa della crisi economica provocata dal lockdown per il Coronavirus.

Paolo Zabeo, coordinatore dell’Ufficio Studi della CGIA, spiega che la situazione è preoccupante soprattutto per ” il ceto medio produttivo costituito da imprese dei servizi, negozianti, botteghe artigiane e partite Iva con meno di dieci addetti che, dopo il lockdown, non si sono più riprese e ora hanno manifestato l’intenzione di chiudere definitivamente la saracinesca. I settori più vulnerabili alla crisi emersi da questa indagine sono stati i bar, i ristoranti, le attività ricettive, il piccolo commercio, il settore cultura e intrattenimento. Nel produttivo, le difficoltà riguardano  soprattutto il mobile, il legno, la carta e la stampa, ma anche il tessile, l’abbigliamento e le calzature. Con poca liquidità a disposizione e il crollo dei consumi delle famiglie, i bilanci di queste microattività sono in rosso. Una situazione ritenuta irreversibile che sta inducendo tanti piccoli imprenditori a gettare definitivamente la spugna”. 

Il segretario della Cgia  Renato Mason spiega: “Gli effetti economici del Covid – sottolinea il segretario della Cgia Renato Mason – si sono sovrapposti a una situazione generale che era già profondamente deteriorata. Ricordo che tra il 2009 e il 2019 lo stock complessivo delle aziende artigiane in Italia è sceso di quasi 180mila unità. Circa il 60% della contrazione ha riguardato attività legate al settore casa: edili, lattonieri, posatori, dipintori, elettricisti, idraulici hanno vissuto anni difficili e molti sono stati costretti a cessare l’attività. La crisi dell’edilizia e la caduta verticale dei consumi delle famiglie sono stati letali. Certo, molte altre professioni artigiane, soprattutto legate al design, al web, alla comunicazione si stanno imponendo. Purtroppo, le profonde trasformazioni in atto e la drammatica crisi che vivremo nei prossimi mesi cancelleranno moltissime attività che cambieranno il volto delle nostre città, incidendo negativamente anche sulla coesione sociale del Paese”. 

Per sopravvivere a questa crisi, aggiungono i membri di Cgia, c’è bisogno di “un’ulteriore erogazione di contributi a fondo perdute e la cancellazione delle scadenze fiscali erariali almeno fino a fine anno”. 


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