Coronavirus, Pd Abruzzo: “Da centrodestra confusione e incompetenza”

di Redazione | 17 Aprile 2020, @02:04 | ATTUALITA'
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L’AQUILA – “È sempre più tangibile la totale confusione con cui la Regione sta affrontando la gestione dell’emergenza Covid19. Approssimazione apparsa già tragicamente quando, a sole poche decine di contagiati, erano già 10 gli ospedali abruzzesi compromessi a causa di focolai in atto”.

Così Michele Fina, segretario del Partito democratico abruzzese, Silvio Paolucci, capogruppo del Partito democratico in Consiglio regionale e i segretari provinciali del Pd di Pescara e dell’Aquila, Nicola Maiale e Francesco Piacente e i segretari delle unioni comunali di Pescara e L’Aquila Moreno Di Pietrantonio ed Emanuela Di Giovambattista.

“In questi mesi, come espressione della forza politica di governo nazionale – continuano i rappresentanti del Pd – abbiamo tenuto una linea collaborativa per affrontare le criticità maggiori e ricevendo in cambio sgarbi istituzionali o indifferenza. E’ accaduto con la nostra richiesta di una cabina di regia politica aperta, come sta facendo il governo e altre regioni, a cui Marsilio si è sottratto senza neanche una risposta. E’ successo in Consiglio regionale con la sistematica bocciatura dei nostri emendamenti volti ad aiutare i comparti in affanno come asili nido, scuole paritarie, pendolari, lavoratori, operatori sanitari, famiglie sotto soglia di povertà, operatori della cultura, piccole e medie imprese. E la stessa sorte è toccata ai sindacati e alle forze sociali, di fatto escluse dalle decisioni importati, con il disastroso risultato di una Regione fanalino di coda a livello nazionale nell’erogazione della cassa integrazione per i lavoratori”.

“A questo si aggiunge come negli ultimi giorni la polemica innescata dalla decisione di innalzare l’emergenza a livello 4 abbia determinato un non meglio precisato accordo con le cliniche private, proprio mentre si avviava, con modalità davvero singolari, la gara per la realizzazione dell’ospedale Covid a Pescara, 11 milioni di euro (di cui 7 milioni, è bene precisarlo, dalla Protezione civile su autorizzazione firmata dal commissario straordinario per l’emergenza Domenico Arcuri) – aggiungono -. In particolare su quest’ultima decisione le preoccupazioni da parte dei cittadini si sono concentrate su modalità, procedure e volume delle risorse economiche impegnate: il campanile, subito chiamato in causa dalla maggioranza di centrodestra per sviare i veri temi sull’argomento, non c’entra nulla. La decisione legittima assunta dalla Giunta regionale, di localizzare a Pescara l’ospedale Covid – scelta tra l’altro sostenuta dal nostro gruppo consiliare in Comune a Pescara e che non sarà mai, per noi, il terreno di scontro tra campanilismi territoriali – trova altrettanto legittima l’esigenza avanzata da più parti di ridefinire anche il ruolo delle altre strutture pubbliche dell’intero territorio regionale, da Atri a Tagliacozzo, da Sulmona a Popoli, da Pescina a Castel Di Sangro, dall’Aquila a Vasto”.

“E può essere anche una scelta condivisibile, ma manca totalmente la programmazione e dunque non si conosce quale idea, quali indirizzi, quale disegno si ha della gestione covid, soprattuto nella seconda fase visto che nella prima la Regione è stata semplicemente assente e si è rimessa alla buona volontà degli operatori e alle misure del Governo – sottolineano gli esponenti del Pd -. Ma una crisi sanitaria crescente, come lascerebbe intendere l’innalzamento del livello di emergenza a 4 avrebbe dovuto indurre la Giunta regionale anche a rivedere bene tutta la riorganizzazione della rete ospedaliera e soprattutto a potenziare la rete territoriale, dove si combatte e si previene il virus, specie nei mesi a venire. Nulla invece è noto sulla fase 2 in cui stiamo per entrare. Né v’è traccia e notizia del Programma Operativo dell’intera Regione richiesto dal ‘Cura Italia’ e su cui il Governo ha trasferito alla Regione 31 milioni di euro per programmare gli interventi sul covid 19”.

“Per questo oggi chiediamo chiarezza, per evitare che si ripeta il caos della fase uno: tra ritardi su tamponi e DPI ancora attesi in molti luoghi, diffide a macchia di leopardo ai sindaci per i test rapidi, contagi nelle strutture ospedaliere, stato di abbandono degli operatori sanitari, vicenda Liris, aumento degli stipendi dei dirigenti. Una carenza gestionale tra le peggiori in Italia, a cui si aggiunge il dramma che si consuma nelle diverse strutture residenziali colpite, a partire proprio dalla Provincia di Pescara, concludono.


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