Coronavirus: l’avvocato, “Anche per i legali bonus e fondi insufficienti”

di Mariangela Speranza | 16 Aprile 2020 @ 07:15 | ATTUALITA'
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L’AQUILA – Più della metà degli avvocati italiani ha chiesto il bonus di 600 euro, previsto dal governo per combattere l’emergenza economica in corso, ma il bonus da solo non basta di certo a colmare i danni subìti dalla categoria, perché si inserisce in un contesto di difficoltà generale della professione forense.

A risentirne di più, naturalmente, sono i professionisti più giovani, perché magari non hanno una clientela consolidata nel tempo, ma si tratta comunque di una sofferenza diffusa, anche per coloro per cui è stato impossibile accedere al Fondo in ultima istanza, a causa dei limiti di reddito imposti dai decreti ministeriali.

A raccontare a L’Aquila Blog come il Coronavirus stia influenzando il mondo dell’avvocatura è il presidente del Consiglio dell’ordine degli avvocati dell’Aquila, Maurizio Capri, che spiega che “nonostante il bonus previsto dal decreto Cura Italia per autonomi e partite Iva sia stato di fatto esteso anche agli iscritti alle casse di previdenza obbligatoria, possono infatti rientrarvi solo alcune categorie di legali”.

“Il discorso è complesso – spiega -. Gli avvocati italiani sono 250 mila ma, come avvenuto anche per altri lavoratori autonomi e professionisti delle casse private, possono usufruire del bonus solo coloro che dichiarano di avere un reddito complessivo per l’anno 2018 non superiore a 35mila euro e una limitazione dell’attività a seguito di provvedimenti restrittivi emanati in conseguenza dell’emergenza epidemiologica o coloro che, pur avendo un reddito complessivo per l’anno 2018 tra i 35mila e i 50mila euro, testimoniano comunque di aver subito perdite economiche. Siamo in pratica stati trattati da lavoratori di serie b, nonostante siamo tutti, allo stesso modo, partite Iva e soggetti quindi a una diminuzione di lavoro che, in una situazione del genere, è fisiologica e generalizzata”.

Ma non solo. Il decreto liquidità approvato l’8 aprile scorso ha anche disposto che i professionisti iscritti a una cassa previdenziale privata non potranno godere dell’indennità istituita dal decreto Cura Italia, se sono iscritti anche all’Inps e la cosa, oltre che a destare sorpresa e critiche, ha anche determinato un significativo rallentamento dei pagamenti. La Cassa Forense, ad esempio, era pronta a disporre i 70 mila bonifici destinati agli aventi diritto già giorni fa, ma si è dovuta fermare e ha inviato a tutti gli iscritti che avevano richiesto il bonus un’email con la quale si richiedeva un’integrazione delle domande.

In particolare, gli avvocati hanno ora tempo fino al 30 aprile prossimo per poter dichiarare di essere iscritti in via esclusiva a Cassa Forense e nel frattempo chi continua ad avere diritto all’indennità non potrà fare altro che attendere visto che, fino a quando non saranno accolte le informazioni aggiuntive, pagare vorrebbe dire rischiare di dover rispondere di danno erariale.

L’emergenza economica ha nel frattempo ridisegnato anche gli adempimenti dei professionisti del mondo della giustizia, eliminando di fatto l’obbligo formativo per l’iscrizione e la permanenza dei legali negli elenchi nazionali, con il Consiglio nazionale forense che ha di fatto deciso di ridurre al minimo gli adempimenti richiesti, mentre per quanto riguarda i praticanti, ha invitato il Consiglio dell’ordine degli avvocati a sospendere i colloqui per il rilascio delle certificazioni di compiuto tirocinio e a promuovere la formazione a distanza per le scuole forensi e il lavoro da remoto per gli studi pure per i tirocinanti.

“In merito ai crediti, quest’anno dovrebbe verificarsi una sorta di abbuono – spiega ancora Capri -. Vista la situazione di emergenza e vista la necessità di evitare assembramenti, l’indirizzo è infatti quello di non considerare quest’anno ai limiti della formazione e riniziare direttamente in futuro”.

Generalmente, i legali hanno l’obbligo di 60 crediti formativi nel triennio. Il nuovo triennio formativo che doveva partire quest’anno, è stato di fatto rimandato all’anno prossimo e per adempiere agli obblighi del 2020, sarà necessario conseguire almeno cinque crediti formativi, che potranno essere maturati anche via web.

“Si è sostanzialmente deciso di posticipare direttamente all’anno prossimo – conclude Capri -. Questo non significa che chi non vuole acquisire crediti non possa farlo, visto che è comunque possibile seguire corsi in modalità telematica, ma non sussistendo l’obbligatorietà, starà a noi valutare se considerarli poi come acquisiti nel triennio appena concluso o meno”.


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