Coronavirus, la testimonianza di un’aquilana: “State a casa, è una malattia subdola”

di Mariangela Speranza | 17 Aprile 2020, @06:04 | ATTUALITA'
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L’AQUILA – “Il Coronavirus è un nemico subdolo. Ti colpisce all’improvviso e non ti molla facilmente, succhiandoti ogni forza e nel frattempo tenendoti lontano dal conforto delle persone care, degli amici e di tutti i familiari. Quindi cercate di stare a casa il più possibile ed evitate di esporvi al rischio di contagio”.

Una trentenne aquilana, che è tra i casi positivi registrati nell’ultimo mese nella provincia e che preferisce restare anonima, racconta la sua personale lotta al Covid. La voce ancora stanca, ma la serenità di chi, tra alti e bassi, ce la sta mettendo tutta per vincere la malattia. Proprio ieri, ha ricevuto i risultati del primo tampone di controllo, che è fortunatamente risultato negativo, ma come spiega a L’Aquila Blog “per essere sicura di averla scampata è necessario attendere ora il secondo tampone e, solo se anche’esso sarà negativo, si potrà realmente iniziare a parlare di guarigione”.

“Il primo tampone positivo me lo hanno fatto 15 giorni fa – afferma -, quando in casa abbiamo iniziato tutti a presentare gli stessi sintomi. I risultati erano scontati, visto che mio padre era stato il primo ad ammalarsi, ma avendo preso tutti preso le giuste precauzioni, una parte di me sperava di averla fatta franca”.

Era infatti il 14 di marzo quando, tornando da un viaggio di lavoro all’estero, il padre della giovane aveva iniziato a sentirsi poco bene.

“Accusava soprattutto forte stanchezza e alcuni sintomi influenzali – aggiunge – e quando poi ha misurato la temperatura, il termometro segnava 38 gradi. A quel punto abbiamo iniziato a preoccuparci e abbiamo anche contattato il nostro medico di famiglia. Nei giorni seguenti la febbre è stata altalenante, ma i sintomi erano pressoché inesistenti, tanto che avevamo anche iniziato a tranquillizzarci”

I problemi sono però iniziati 4 o 5 giorni dopo, quando la febbre è tornata e, con essa anche, l’affanno e le difficoltà respiratorie tipiche della malattia.

“A quel punto abbiamo contattato il personale sanitario e ci è stato subito consigliato di procurarci un saturimetro per controllare l’ossigenazione del sangue – prosegue la giovane – . Anche il nostro medico di famiglia ha iniziato a sospettare la possibilità di contagio e si è subito attivato, mentre noi abbiamo chiamato un parente, che lavora in Lombardia e che si occupa appunto di curare pazienti Covid, che ci ha subito consigliato di far assumere a mio padre alcuni antibiotici, nel caso si fosse presentata sovrainfezione batterica. Ma nonostante 4 tachipirine al giorno e 3 tipi di antibiotici ogni 8 ore, la sua salute sembrava non migliorare in alcun modo e, in attesa del tampone, abbiamo quindi deciso di procedere con le analisi del sangue, che sono state poi effettuate da un’infermiera a domicilio”.

Dai risultati delle analisi era intanto emersa un’infezione di tipo virale. A quel punto però anche gli altri membri della famiglia, compresa la trenetenne, avevano iniziato a presentare gli stessi sintomi dell’uomo e quindi man mano ad ammalarsi.

“Da quando i nostri tamponi sono risultati positivi, siamo in costante contatto con il personale della Asl e con i medici, che monitorano l’intera famiglia due volte al giorno – dice ancora -. Mio padre, che era il paziente più grave e che per 18 giorni ha avuto la febbre a 39 e i valori della saturazione di ossigeno addirittura intorno a 90, finalmente ha iniziato a stare meglio e, solo qualche ora fa, dalla Asl ci hanno finalmente comunicato che anche il suo esame è finalmente risultato negativo per la prima volta. Adesso attendiamo quindi di negativizzarci del tutto e, mentre aspettiamo di doverci sottoporre al prossimo tampone, stiamo attendendo che inizino a tornare almeno il gusto e l’olfatto che, a causa della malattia, abbiamo perso completamente”.

Chi è entrato in contatto con i pazienti Covid ha infatti rilevato un elevato numero di alterazioni acute, e in alcuni casi la perdita, di questi due sensi. Un fenomeno che è stato osservato anche in molti soggetti positivi al tampone, nonostante l’assenza di altri sintomi di malattia.

“Se ho voluto raccontare la mia storia, è perché tutti devono sapere che purtroppo si tratta di un virus che non fa sconti e che non attacca solo gli anziani – conclude l’aquilana -. Io sono giovane, per esempio, e sono stata contagiata in casa, nonostante la miriade di precauzioni prese da tutti i membri della mia famiglia. E posso assicurare che l’ultimo periodo non è stato assolutamente facile. Viviamo da giorni in solitudine, completamente separati gli uni dagli altri. Nessuno ha potuto confortarci in questo periodo di angoscia, nessuno ha potuto prendersi cura di noi. Nonostante i sintomi ci abbiano a volte completamente privato delle nostre forze. Nonostante i mal di testa fortissimi, le difficoltà respiratorie e l’angoscia più totale. Ecco perché consiglio a tutti di non prendere la situazione sotto gamba. Perché il Coronavirus è una malattia altamente contagiosa, che ti colpisce quando meno te lo aspetti e la prevenzione è quindi l’unico modo per evitare che si diffonda”, conclude.


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