Coronavirus, la pediatra: per bimbi grave stop ma è peggio per genitori

di Marco Signori | 21 Marzo 2020, @07:03 | ATTUALITA'
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L’AQUILA – “I bambini, almeno in questa prima fase, stanno bene e non hanno problemi relazionali, mentre ce l’hanno i genitori, il Comune ha già attivato un servizio ma bisognerà agire molto sul fronte psicologico”.

Secondo Emanuela Iorio, medico pediatra dell’Aquila, “i ragazzi un po’ più grandi hanno capacità di resilienza, mentre per i bambini più piccoli, se l’emergenze dovesse continuare molto, potrebbero esserci conseguenze perché da 1 a 3 anni è il periodo più importante per lo sviluppo psicomotorio, e purtroppo l’interruzione della scuola materna, dello sport e di tutte le attività comporta che si muovono di meno e mangiano di più”.

Ora, comunque, la priorità è fermare la diffusione del Coronavirus anche perché “da presunta isola felice stiamo vedendo di non esserlo, troppa gente si è spostata tornano in città dopo le prime restrizioni, quindi considerando il periodo di incubazione la prossima settimana sarà determinante, abbiamo assistito a comportamenti sciagurati anche in un periodo in cui era ragionevolmente sconsigliato andare al nord e di questo pagheremo gli effetti”.

“La velocità di contagio determina imprevedibilità”, fa osservare la Iorio, ex assessore e attualmente consigliere comunale che rivolge anche un plauso al sindaco, Pierluigi Biondi, “a disposizione al cento per cento, se non può rispondere richiama dopo pochi minuti e ascolta i consigli degli addetti ai lavori come me”.

Il lavoro dei pediatri durante l’emergenza si svolge essenzialmente attraverso la telemedicina, riducendo al minimo le visite in ambulatorio e scongiurando del tutto quelle a domicilio.

“Quando un bimbo ha sintomi febbrili seguiamo le procedure per il Covid-19, tenendolo in osservazione, segnalando il caso alla Asl, facciamo uno screening verbale accurato di tutta la famiglia, chiedendo quali sono stati gli spostamenti delle ultime settimane per capire se qualche componente possa essere entrato in contatto con una persona affetta”, spiega la Iorio.

“Il tampone non è previsto e – aggiunge – secondo me è uno scandalo, considerando che non è previsto neanche per gli operatori sanitari!”.

“Ci stiamo servendo molto della telemedicina”, dice la dottoressa, “chiediamo alle mamme di fare video che visualizziamo ed è l’esperienza che ti consente di capire, ad esempio, che tipo di tosse ha il bambino. I piccoli non ti riferiscono i sintomi come fanno gli adulti, quindi l’occhio clinico del pediatra diventa determinante”.

“Le visite domiciliari sono sconsigliabili – aggiunge – perché mettere in sicurezza sia il medico sia la famiglia significa usare presidi che abbiamo in laboratorio e vanno custoditi gelosamente e usati con parsimonia, quindi, quando è proprio necessaria, la visita si svolge in ambulatorio”.

Sono attive anche per i medici pediatri, poi, le ricette elettroniche “che inviamo per email o attraverso Whatsapp e con le quali si può andare direttamente in farmacia”.

“Oggi dobbiamo evitare il contagio”, chiosa la dottoressa, “ma dopo servirà un’opera di ristabilizzazione delle abitudini perché nasceranno problemi psicologici e di obesità”.


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