Coronavirus, “Inutile fare tamponi a tutti”: appello di Marinangeli al rispetto delle regole

di Marco Signori | 16 Marzo 2020, @07:03 | ATTUALITA'
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L’AQUILA – La voce fioca di chi è sotto pressione oramai da giorni, l’appello – accorato – a tutti i cittadini a rispettare le regole anche per aiutare i sanitari nel loro lavoro, la conferma della purtroppo drammatica carenza di dispositivi di protezione individuale, soprattutto mascherine.

Il professor Franco Marinangeli, direttore di Rianimazione e terapia intensiva dell’ospedale dell’Aquila, parlando a L’Aquila Blog chiarisce subito che l’emergenza Coronavirus è solo all’inizio, ma invita alla calma invocando “senso di responsabilità da parte dell’utenza”, svelando che ci sono stati persino casi in cui persone, complice la psicosi, hanno simulato i sintomi per essere sottoposti al tampone.

Sì perché, racconta, “qualsiasi persona con la tosse o un decimo di febbre ora si allarma, e quando un sanitario si trova davanti a casi del genere non può che adottare tutte le misure previste”.

“C’è una responsabilità da parte dell’utenza”, fa osservare Marinangeli, “che non solo non capisce che in quel modo si sprecano risorse, ma in ospedale il medico è costretto a considerare il paziente positivo fino a prova contraria, essendo quindi anche costretto a utilizzare i famosi dispositivi di cui siamo carenti, sprecandoli”.

Da questo punto di vista, il prof considera inutile anche l’ipotesi avanzata da alcuni di sottoporre a tampone tutto il personale sanitario, che potrebbe persino rivelarsi controproducente: “Sarebbe una tragedia, il contrario di ciò di cui abbiamo bisogno – dice senza mezzi termini – i sanitari devono essere protetti ma sono convinto che se facessimo tutti il test uscirebbe un certo numero di positivi, anche se asintomatici”.

“C’è anche una disposizione ministeriale che dice che i sanitari se non sono sintomatici non possono essere messi in quarantena – aggiunge – perché sennò rischiamo di dover chiudere gli ospedali! Questo è anche il motivo per cui altri paesi europei hanno pochi contagiati, perché non fanno i test. L’Italia non è tutta nelle stesse condizioni, è spaccata in due, anche in tre. La non messa in quarantena dei sanitari è fatta perché chi lavora in trincea con pazienti contagiati e contagiosi è difficile che rimanga negativo”.

“Se oggi troviamo un sanitario positivo”, chiarisce comunque Marinangeli, “viene messo a riposo”.

Alla fatidica domanda su quando finirà l’emergenza, il prof spiega che “le pandemie funzionano con una curva ascendente e una discendente, quando si è creata l’immunità o non ci sono più condizioni di contagio, si tratta di un algoritmo temporale tipico di tutte le pandemie. Ancora non abbiamo la curva ascendente, figuriamoci pensare a quella discendente!”.

Sulle polemiche politiche che hanno visto anche un poco costruttivo botta e risposta tra Partito democratico e Fratelli d’Italia sulla carenza di mascherine, Marinangeli conferma la carenza dei dispositivi spiegando che “scarseggiano in tutta Italia, ma è normale perché non eravamo preparati a un impatto del genere, la cosa importante è fare una programmazione dei consumi”.

“Ne va fatto un uso razionale e opportuno”, fa osservare, “stiamo ragionando sulle priorità da individuare, per questo dobbiamo essere aiutati dalla gente perché i focolai si creano perché si è contravvenuto alle regole che, seppur tardivamente e in modo poco convincente, si sono stabilite”.

Sui dpi, insomma, “mi aspetto una risposta ma non dalla Asl o dal direttore sanitario – dice – ma dalla Protezione civile che ha la funzione di dare l’informazione esatta di quello che abbiamo e che avremo a disposizione, mi aspetto che mi si dica c’è o non c’è e con quali tempi, questo permette di fare una programmazione seria, se ci dicono che non arriveranno mai seriamente decidiamo cosa fare, così come se ci dicono che tra una settimana li avremo”.

Intanto al San Salvatore delle mascherine, seppur insufficienti, sono arrivate, “onestamente non so di chi sono – ammette Marinangeli – diverse aziende si sono attivate perché sono dispositivi che usano anche in altri settori, non solo nella sanità, si è fatta una sorta di raccolta, quello che faremo è ricontare quello che abbiamo e fare una programmazione seria, indipendentemente da quante ce ne sono. A quel punto si sceglieranno le priorità in base alle caratteristiche dei reparti”.

“Stiamo crepando di lavoro”, chiosa il direttore di Rianimazione, “siamo in una situazione veramente pesante di stress e di carico di lavoro, a cui ha contribuito la fase iniziale di apertura di una struttura di alta complessità (il ripristinato ospedale del G8, ndr), che richiede una serie di piccole cose da rodare e  un impatto psicologico da assorbire”.

“Aprendo il G8 ci siamo dati una speranza in più, è un sospiro di sollievo perché è un’opportunità della Asl, per tutta la provincia e non solo per L’Aquila, tanto che il focolaio in questo momento ce l’abbiamo in Marsica”.


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