Coronavirus: Gianni Padovani, “Nei call center rischio contagio sottovalutato”

di Redazione | 16 Marzo 2020, @11:03 | ATTUALITA'
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L’AQUILA – “Questo weekend abbiamo tutti appreso della chiusura momentanea del sito aquilano del call center Inps-Ader in ‘via precauzionale’. Speravo di leggere di una chiusura volontaria, motivata dal buon senso e dall’intenzione di attivare lo Smart working per gli operatori. Purtroppo il sito risulta essere stato chiuso dopo che la Asl ha dato l’allarme per un caso sospetto tra i lavoratori. Un ‘caso’, anzi meglio, una persona che, sempre da quelli che sono i comunicati ufficiali dell’azienda, non è stata poi sottoposta al tampone e per la quale si attende di vedere come evolverà la situazione”.
 
Lo scrive in una nota Gianni Padovani della direzione nazionale del Psi ed ex consigliere comunale dell’Aquila.
 
“Nel frattempo, dopo la sanificazione del sito avvenuta nel pomeriggio di sabato, i lavoratori torneranno in servizio già da questa mattina – afferma Padovani -.Una paura durata meno di 48 ore, il tempo minimo per avere risultati del tampone di un presunto malato di Covid-19. Una paura che non sembra aver insegnato che i lavoratori sono a rischio ogni giorno malgrado la postazione a scacchiera. Una paura che non sappiamo quando finirà non solo per la ferocia del virus, ma anche per l’incoscienza dell’uomo”.
 
“Sono troppe le domande che sorgono spontanee di fronte ad un evento del genere, ma una tra tante è la più importante – dice ancora Padovani nella nota – ci rendiamo conto di cosa vorrebbe dire un positivo al Covid-19 in un posto di lavoro che impiega quasi 500 persone?! Quando si deciderà di far lavorare gli operatori da casa?!
Io sto dalla parte dei lavoratori, che prima di essere operatori telefonici sono persone, figli, madri e padri di famiglia che si sentono comunque costretti ad andare a lavoro perché, diciamocelo chiaramente, le ferie e i permessi non sono un degno mezzo risolutivo, anche se proposto dal Governo”.
 
“Non si può sperare che il lavoratore trovi il modo per non andare a lavoro ricorrendo a escamotages più o meno sensati – dichiara -. Bisogna trovare una soluzione efficace, permettendo agli operatori di continuare a svolgere il proprio lavoro con un degno stipendio, evitando casomai gli ammortizzatori sociali che ridurrebbero le cifre ai minimi termini, e di preservare la salute propria e dei propri cari”.
 
“La “zona rossa” è tornata già da una settimana in città – chiosa Padovani -, quanto altro dovremo attendere per capire che lo Smart working è la soluzione ottimale al problema? Quanto tarderà il prossimo operatore a sentirsi poco bene, pensando di aver contratto il virus? Su un pubblico così ampio, il rischio e la probabilità sono troppo alti e costanti. Ancora una volta, vergogna!!!”.

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