Coronavirus e scuola cattolica: rischio inesorabile di chiusura degli Istituti paritari

In Abruzzo, soprattutto nelle Aree interne, da settembre probabile assenza di servizi educativi essenziali

di don Daniele Pinton | 16 Aprile 2020, @04:04 | CREDERE OGGI
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L’AQUILA – Il Coronavirus, sta producendo effetti inesorabili anche nell’ambito della formazione scolastica. Quella che viene oggi chiamata la ‘fase 2’, dovrà affrontare il problema della probabile chiusura di molti istituti di istruzione paritaria in Abruzzo.

Le scuole paritarie primarie di primo e secondo grado, in Abruzzo hanno più di novecento dipendenti tra gli insegnanti e il personale amministrativo, tecnico e ausiliario, mentre, per l’anno scolastico 2019/2020 sono stati quasi novemila gli alunni iscritti. Queste strutture educative, la maggior parte delle quali cattoliche, a causa della crisi generale che sta producendo la chiusura e il distanziamento sociale tra le persone, per impedire il propagarsi della pandemia da Covid-19, rischiano una chiusura definitiva che porterà a un venire mendo di servizi essenziali, soprattutto nelle realtà e nei comuni più piccoli dell’Abruzzo, dove soprattutto per quanto riguarda le scuole primarie di primo grado, le strutture presenti sono solo paritarie e quindi a gestione privata. Tra loro, in base a una previsione della Fism–Abruzzo (Federazione italiana scuole materne), 2200 bambini, rischiano di rimanere senza struttura di accoglienza e circa 400 dipendenti, tra insegnanti e Ata, perderanno il proprio posto di lavoro.

Per capire meglio il problema, basta analizzare i dati attuali dei nidi nella provincia dell’Aquila, dove su 122 Nidi, 97 sono privati e dei circa 2700 bambini che frequentano queste strutture educative, 1920 sono in quelle private. In merito al rischio di chiusura dei servizi per la prima infanzia, il Gruppo Nazionale Nidi e Infanzia Abruzzo e Fism sono in prima linea per supportare nidi d’infanzia pubblici e soprattutto privati e scuole dell’infanzia paritarie.

Il Governo italiano nei suoi decreti, dall’inizio della crisi pandemica ha cercato di affrontare il problema della scuola, ma ha posto la sua attenzione quasi esclusivamente verso la scuola statale, non tenendo conto del problema delle scuole paritarie. E neppure la Regione Abruzzo, sembra preoccuparsi di questa situazione molto grave. La Federazione Italiana Scuole Materne della provincia dell’Aquila come anche il Gruppo Nazionale Nidi e Infanzia per l’Abruzzo, hanno scritto recentemente sia al Presidente della Regione Abruzzo, Marco Marsilio, come anche all’assessore alla Pubblica Istruzione per l’Abruzzo, Piero Fioretti, per rappresentare il problema delle scuole paritarie in questo tempo di Coronavirus. Ma tutti gli appelli per prevedere un contributo di sostegno, fino ad oggi sono andati inascoltati. Anzi, la Regione Abruzzo ha bocciato l’istituzione di un fondo per gli asili nido e le paritarie per l’infanzia 0-6 anni, che era stato proposto attraverso un emendamento, dal consigliere regionale Sandro Mariani (Abruzzo in Comune), per sostenere l’educazione per l’infanzia, a fronte della chiusura dei nidi e le scuole paritarie, da 0 a 6 anni, come sancito dal decreto del dpcm del 5 marzo 2020, provocando gravi difficoltà negli istituti di istruzione che si reggono con le sole rette pagate da parte delle famiglie e, per quelle accreditate, dai contributi statali, regionali e comunali.

Anche la Conferenza Episcopale Italiana, attraverso un comunicato del 15 aprile a firma di Mons. Ivan Maffeis, Sottosegretario, ha denunciato il rischio di una chiusura irreversibile di molte scuole cattoliche. Il Sottosegretario Cei, ricorda come ‘in queste settimane le voci dei vescovi – insieme a quella delle religiose e dei religiosi – si sono unite a quelle di tante associazioni di genitori per rappresentare la forte preoccupazione circa la stessa tenuta del sistema delle paritarie. Se già ieri erano in difficoltà sul piano della sostenibilità economica, oggi – con le famiglie che hanno smesso di pagare le rette a fronte di un servizio chiuso dalle disposizioni conseguenti all’emergenza sanitaria – rischiano di non aver più la forza di riaprire’. Questo fatto, non solo rischia di produrre un reale impoverimento culturale ma anche un aggravio di circa 2 miliardi di euro all’anno sui bilanci sia regionali come anche dello Stato italiano, per poter provvedere a nuovi servizi essenziali di indirizzo. Uno dei problemi sottolineato da Mons. Faffeis, che riguarda la scuola è quello che riguarda le rette delle scuole cattoliche private e paritarie, per il quale molti non vorrebbero pagare ma in realtà il regolare versamento delle quote serve a garantire la continuità e la qualità dell’istruzione di circa dodicimila scuole paritaria in cui sono presenti novecentomila studenti in tutto il territorio italiano e circa centomila dipendenti. Il Sottosegretario della CEI, conclude il suo comunicato rivolgendosi al Governo italiano, nel chiedere non privilegi o elemosine, ma un reale riconoscimento come servizio pubblico alle scuole paritarie, concludendo il suo comunicato affermando che ‘intervenire oggi – con un fondo straordinario destinato alle realtà paritarie o con forme di sostegno, quali la detraibilità delle rette, alle famiglie – è l’ultima campanella. Se questa suonasse senza esito, diverrà un puro esercizio accademico fermarsi a discutere circa il patrimonio assicurato al Paese da un sistema scolastico integrato’.


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