Coronavirus: dimezza il consumo di latte all’Aquila, appello a preferire prodotti locali

di Marco Signori | 20 Marzo 2020, @06:03 | ATTUALITA'
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L’AQUILA – “Raccogliamo circa 85 mila litri di latte al mese, nelle ultime settimane la produzione nelle stalle è persino aumentata ma il consumo è dimezzato. L’emergenza Coronavirus ha finito per favorire la grande distribuzione a scapito dei produttori locali, che invece vanno sostenuti e tutelati”.

È un vero grido d’allarme quello che arriva dagli allevatori dell’aquilano, una ventina, che conferiscono il latte al Consorzio produttori latte Camp, costituito nel 2013 dopo la chiusura della Centrale del latte, il cui marchio sopravvive grazie a una cordata di imprenditori umbri.

“Il mio appello”, dice a L’Aquila Blog Sara Ammannito, presidente del Camp, “è ad acquistare prodotti nei negozi di vicinato e nei caseifici che utilizzano il nostro latte”.

Il Consorzio, nato dall’iniziativa di 4 coraggiosi allevatori determinati a tutelare il mercato locale a vantaggio delle altre province, non imbottiglia né trasforma il latte – un investimento che sarebbe troppo gravoso, anche se non si è mai smesso di pensarci – limitandosi a raccoglierlo e conferirlo a due caseifici locali, Campo Felice e Boianese, ai quali nell’ultimo anno si è aggiunta Da Carolina e Gina, latteria che ha aperto i battenti in piazza Duomo con un innovativo progetto patrocinato dall’Associazione regionale allevatori (Ara) che garantisce, appunto, una filiera cortissima del latte.

“Non abbiamo mai smesso di garantire l’operatività, sin dall’inizio dell’emergenza Coronavirus – dice la Ammannito – non ci sogneremo mai di far buttare il latte agli allevatori. Anche se il mercato ha risentito molto della crisi sanitaria ed economica, avendo registrato un crollo sul mercato locale che ci ha costretti, tra l’altro, a conferire parte del latte a una grande azienda della provincia di Ascoli Piceno, anche se a un prezzo molto inferiore”.

Nonostante tutto, il Consorzio mantiene invariato il prezzo al quale acquista il prodotto dalla stalla e “i caseifici ce la stanno mettendo tutta”, ammette.

“Il mio appello è quello di mangiare un po’ meno ma bene, uno spicchio più piccolo di formaggio, perché il periodo è buio per tutti, ma mangiamolo di qualità”, è l’esortazione della Ammannito, “il latte subisce un ricarico che può arrivare al 200 per cento, se consideriamo che esce dalla stalla a 40 centesimi di euro al litro e al supermercato viene rivenduto a 1,30 euro”.

Dinamiche che la presidente del Consorzio definisce incomprensibili: “Si è imposto di produrre meno latte, per rispettare le famose quote latte che oggi fortunatamente non ci sono più, ma il mercato ormai si è abituato a importare a un costo inferiore, perché quello che arriva dall’estero non ha gli standard di qualità che siamo tenuti a rispettare in Italia”.

Il Consorzio allevatori produttori latte raccoglie da 21 conferitori distribuiti tra Paganica, Navelli, Alta Valle dell’Aterno, Scoppito e Tornimparte. Il prodotto viene utilizzato solo per la trasformazione in latticini e formaggi ma non viene imbottigliato: di fatto, il latte munto nell’aquilano non esiste sul mercato.


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