Coronavirus, costruttori chiedono commissario ricostruzione pubblica

di Marco Signori | 19 Marzo 2020, @07:03 | ATTUALITA'
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L’AQUILA – Un commissario straordinario che dia la definitiva e agognata svolta alla ricostruzione pubblica, cono d’ombra del post-terremoto del 2009, in modo da offrire una boccata d’ossigeno al comparto edile, costretto oggi a chiudere la quasi totalità dei cantieri, che nella città dell’Aquila impiegano circa 1.500 operai, che raddoppiano se si considerano gli altri comuni del cratere.

È la richiesta dell’Associazione nazionale dei costruttori, che al termine di una consultazione tra gli associati torna anche a chiedere misure straordinarie per il settore, escluso dal decreto “Cura Italia” che ha previsto una serie di sostegni per imprese e professionisti tranne che alle grandi imprese.

“Ci deve essere la possibilità di usufruire di ammortizzatori sociali per tutelare i nostri lavoratori finché non sarà possibile riprendere i lavori”, dice a L’Aquila Blog il presidente dell’Ance, Adolfo Cicchetti, “al netto delle procedure di sicurezza cui bisognerà adempiere per riaprire i cantieri”.

Lo stop, infatti, è arrivato dopo che il protocollo sottoscritto tra governo e parti sociali ha previsto la possibilità di proseguire l’attività solo per quelle imprese in grado di garantire la sicurezza sui luoghi di lavoro, a partire dagli ormai noti disposizione di protezione individuali (dpi), come mascherine, tute e guanti, di fatto al momento introvabili.

“Siamo rimasti molto contrariati dal fatto che le agevolazioni siano state estese solo a una platea di imprese con fatturato inferiore ai 2 milioni di euro – aggiunge Cicchetti – , la platea doveva essere più ampia e speriamo venga ampliata in sede di conversione del decreto”.

“Si è ragionato unanimemente sulla determinazione di chiudere temporaneamente i cantieri – spiega il presidente dell’Ance – con la consapevolezza che questa chiusura dovrà fisiologicamente avere un percorso non eccessivamente lungo, perché il fermo prolungato potrebbe comportare anche crisi aziendali e fallimenti”.

“Al netto delle procedure di sicurezza che dovremo adottare, saremo fisiologicamente costretti a riprendere il ciclo lavorativo in un tempo ragionevole”, insiste Cicchetti, che indica come essenziale anche pensare al post-emergenza: “Finita la pandemia ci sarà la necessità di far ripartire il settore, soprattutto nel cratere sismico, e non è peregrina l’ipotesi di un commissario per la ricostruzione pubblica”.


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