Coronavirus, Cialente: “Bertolaso? Ha le competenze. Con le assemblee non si decide nulla!”

di Marco Signori | 20 Marzo 2020, @07:03 | ATTUALITA'
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L’AQUILA – “Bertolaso? Secondo me ha le competenze, chi fa politica o polemiche su questo sbaglia, così come Arcuri è al posto giusto e al momento giusto. Non è questione di avere a tutti i costi la necessità di un super commissario, ma serve chi sa, chi fa e chi vuol fare. Se facciamo un’assemblea per decidere come si fa una cosa, quella cosa non si farà mai. All’Aquila, se avessimo riunito assemblee, il primo mese non si sarebbe fatto niente!”.

Massimo Cialente è un fiume in piena, e parlando con L’Aquila Blog dell’emergenza Coronavirus, da medico prima che da politico, apprezza la nomina dell’ex capo della Protezione civile a super consulente del governatore della Lombardia e dell’amministratore delegato di Invitalia a commissario speciale per la sanità.

Parlamentare, poi sindaco Pd dell’Aquila per dieci anni, pneumologo e medico del lavoro, per Cialente, più che richiamare i medici in pensione come lui, per fronteggiare l’emergenza Coronavirus bisogna puntare sugli specializzandi: “Vanno inseriti quelli del terzo e quarto anno di specializzazione, che già reggono molti reparti, mettendoli in prima linea, qualcuno di noi può sostenerli ma l’ipotesi che rientrino i pensionati è sbagliata anche perché sono quelli più a rischio in termini anagrafici”.

“Quando è scoppiata l’epidemia, forte dei miei vecchi studi, tra i quali quelli svolti al Monaldi dov’è nata l’epidemiologia italiana, lo dissi subito”, afferma Cialente, “non c’è epidemia che non sia diventata di tutto il mondo, con la differenza che oggi viaggia più veloce”.

“Sentivo parlare di semplice influenza ma dissi subito che non era così. Secondo me, in Cina girava già dalla fine di novembre, se non prima, hanno tergiversato come hanno fatto tutti gli altri paesi”.

I motivi per i quali la Lombardia ha la situazione peggiore in termini di contagiati e vittime? “La Lombardia e Lodi sono le aree che hanno più rapporti con la Cina”, fa osservare l’ex sindaco, “l’uomo che si è ammalato per primo faceva sport, in quei casi l’organismo si indebolisce e infatti ha iniziato a star male ma nessuno ha pensato che potesse essere il Coronavirus, è andato due o tre volte in ospedale ma solo quando è stato ricoverato ci si è posti la domanda ed è stato il rianimatore a chiederselo”.

“La similitudine con l’influenza è una follia”, ribadisce Cialente, “i dati sui contagiati e sui morti sono molto più alti  di quelli che si registrano con l’influenza”, anche se, ammette, il tasso di mortalità potrebbe ridursi e di molto se i tamponi si facessero a tappeto, perché è verosimile che i contagiati, essendo in molti casi asintomatici, siano molti di più di quelli noti.

E proprio sui tamponi, l’ex parlamentare, in controtendenza anche rispetto ad altri suoi colleghi, non ha dubbi: “Vanno fatti a tutti, in particolare ai sanitari. Non possiamo fare gli struzzi, questo è il motivo perché in Italia siamo in questo stato”.

“L’Italia è partita per prima, all’inizio ha fatto tanti tamponi mentre gli altri non li facevano anche per questioni di politica economica, abbiamo una popolazione anziana che anche grazie al sistema sanitario riesce a curarsi e ad andare in giro, ma è molto a rischio. Non stiamo facendo più i tamponi neanche ai sintomatici, conosco persone che sono a casa con la febbre e non gli viene fatto!”.

Alla domanda su quali condizioni si debbano verificare per considerare conclusa l’emergenza, Cialente spiega che “il Coronavirus potrebbe diventare endemico e ad un certo punto fermare la diffusione, possono incidere anche le condizioni ambientali, e con il tempo può crearsi un’immunità di gregge”.

Ma adesso, puntualizza, “l’unica cosa è impedirne la diffusione per non mettere in crisi il sistema sanitario”, perché “non si è pronti a far fronte alla pandemia, che si caratterizza per l’assoluta facilità di contagio e una percentuale di complicanze pare al 10 per cento, quindi se abbiamo 220 mila contagi nel mondo, significa che 22 mila persone devono essere intubate”.

Ma lo Stato sarà in grado di rispondere alla crisi stanziando i necessari aiuti per tutti? Di una cosa Cialente sembra certo: “Devono cambiare gli equilibri, si aprirà un grande scontro politico nel mondo, si è visto, ad esempio, che il virus è più forte dove c’è maggior inquinamento, quindi ci sarà una rilettura dello sviluppo in tutti i paesi, si dovrà iniziare a controllare la finanza”.

“I soldi? Ci sono!”, insiste l’ex sindaco. “Se l’Italia facesse quello che auspico, superata la fase critica sarà il primo paese che riparte con la produzione, attuando politiche keynesiane, mandando all’altro paese il pareggio di bilancio. E fai come nel dopoguerra, grandi investimenti e fai ripartire l’economia ma su parametri nuovi”.

Cialente non cita mai il suo successore, Pierluigi Biondi di Fratelli d’Italia, e non sembra interessato a dare giudizi anche se gli si chiedono. Una cosa però la dice: “Al suo posto avrei fatto un’ordinanza come la Campania per evitare i passeggi e dare una stretta, avrei chiesto alle fabbriche se devono stare aperte per forza, e così via”.

“In molti uffici basta una persona, all’Università sono tutti in telelavoro, Alenia non lavora da tre giorni e non serve che riparta subito. Si è fermata la Cina possiamo farlo anche noi. Invece vedo che, ad esempio, l’Arpa (oggi Tua, ndr) continua a portare i pendolari, troppa gente ancora va in giro, alle bancarelle si assembrano, mogli e mariti vanno in giro…”.

Sul futuro politico, infine, non conferma ma neppure esclude un ritorno in campo, auspicato da molti tra cui l’ex presidente del Consiglio comunale Carlo Benedetti: “Sto lavorando a dei progetti, credo che passata l’emergenza debba riunirsi il centrosinistra e avere un’idea nuova rilanciando su un progetto anche alla luce di questa tragedia”.

“La coalizione è all’anno zero? No, sta all’ante cristo!”, esclama, senza risparmiare frecciate ai suoi stessi colleghi di coalizione: “In questi giorni tu scrivi l’idea di sanità, chi in questi giorni non è impegnato in prima linea dovrebbe stare a ragionare sul futuro, non a vedersi Netflix”.

 


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