Coronavirus: Cgil Abruzzo e Molise, “Caos e gravi disordini nelle carceri”

di Redazione | 09 Marzo 2020 @ 16:31 | CRONACA
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L’AQUILA – Uno scenario apocalittico e davvero inquietante, quello delle ultime ore, presso tanti Istituti penitenziari del Paese. Proteste e rivolte hanno causato feriti, morti e ingenti danneggiamenti di beni dell’Amministrazione Penitenziaria. La situazione ha avuto inizio da ieri, a seguito di emanazione misure contenitive sui colloqui familiari/detenuti, in via preventiva per evitare la diffusione da contagio Covid19
 
Oltre Milano, Modena, Frosinone, Foggia, Pavia, Bologna, Roma, Napoli, Genova anche l’Istituto di Teramo e di Chieti ove, fortunatamente, non si sono registrati feriti e danni. A Teramo, con non poche fatiche, il comandante di Reparto ed il personale di Polizia penitenziaria sono riusciti a mediare con la popolazione detenuta. A Chieti, i detenuti hanno manifestato la loro protesta durante la fruizione della “permanenza all’aria” e hanno dichiarato lo sciopero della fame.
 
A darne notizia in una nota, “con profondo rammarico”, sono Paola Puglielli, segretaria fenerale Funzione pubblica Cgil Abruzzo Molise e Giuseppe Merola, coordinatore regionale Fp Cgil Abruzzo Molise Polizia Penitenziaria.
 
“Una vera e propria sconfitta delle politiche gestionali del ministro della Giustizia, Alfonso Bonafede e del capo dipartimento Amministrazione penitenziaria, Franco Bisentini”, si legge nella nota. 
 
“Da tempo, ormai troppo, le rappresentanze sindacali denunciano le carenze organiche, la scarsa sicurezza nei luoghi di lavoro e la mancanza di risorse e mezzi. Una cifosi politica ed istituzionale inaccettabile ed aberrante, che ha fatto collassare il sistema penitenziario italiano  – continuano, i sindacalisti, senza mezzi termini – con sempre più fuorvianti e paradossali ripercussioni sul benessere psico-fisico delle lavoratrici e dei lavoratori. Nelle carceri abruzzesi e molisane, la situazione è altrettanto allarmante: c’è una grandissima vacanza di poliziotti penitenziari, diverse strutture sono obsolete, mancano medici ed infermieri e vi è un alto indice di detenuti affetti da patologie psichiatriche. Il provveditore regionale Carmelo Cantone si è sempre mostrato scrupoloso ed attento a questi continui affanni, ma il Dipartimento centrale e il primo inquilino di via Arenula devono fare la propria parte”.
 
“Lo Stato faccia sentire la sua autorevole presenza, prima che sia troppo tardi – concludono Puglielli e Merola – I vertici vengano avvicendati immediatamente e gli istituti tornino ad una normale e sacrosanta serenità, a tutela di tutta la collettività – concludono Puglielli e Merola – Esprimiamo solidarietà e vicinanza alle donne e agli uomini della Polizia Penitenziaria, in questo momento cosi difficile e sensibile”.

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