Coronavirus, anoressia ed obesità tra gli effetti dell’ansia: i social dicono No ad hashtag autolesionisti

In Abruzzo il 16,7% della popolazione è sovrappeso. L'1,4% sottopeso

di Redazione | 22 Dicembre 2020 @ 07:36 | ATTUALITA'
disturbi alimentari
Print Friendly and PDF

L’AQUILA – Lo scatenarsi della pandemia da Covid-19 ha alimentato sentimenti di ansia e paura che hanno aggravato i disturbi alimentari quali anoressia ed obesità. L’analisi dei dati che arrivano all’osservatorio epidemiologico del Ministero della Salute, ci mostrano un aumento esponenziale del 30%  nel 2020 rispetto al 2019   dei casi di disturbi alimentari in  particolare  nei bambini e  preadolescenti.

In Abruzzo

la media di persone obese è pari al 16,7% della popolazione totale e supera addirittura quella italiana, ferma al 14,3% . Il bringe eating è un comportamento, non una patologia,  che spesso passa inosservato. Ciò che caratterizza il BE non è solo introdurre nel proprio corpo migliaia e migliaia di calorie in una sola seduta, ma farlo senza una necessità fisiologica. Questo fenomeno  è attribuito ad un meccanismo di risposta ad una mancanza, o per nervosismo (c.d. fame nervosa).

Mentre nella nostra regione l’obesità è più frequente nelle persone di età adulta, l’anoressia, invece, vede sempre più giovani privarsi del cibo per paura di ingrassare e non piacere ai coetanei. In Abruzzo  l’1,4% della popolazione è sottopeso. Questi disturbi vengono aggravati dai canoni di bellezza che vengono condivisi sui social.  Dagli anni ‘90 la notevole accelerazione della globalizzazione di modelli e stereotipi sociali, è favorita dai nuovi mezzi di comunicazione digitale ma anche dalle Contro questi atteggiamenti l’app Tik Tok, molto usata tra gli adolescenti, ha imposto limiti sulle pubblicità che promuovono la perdita di chili in eccesso e diete pericolose. Anche Instagram  nel  2012  aveva deciso censurare una serie di hashtag riferiti ad anoressia e bulimia. Nonostante ciò il risultato ottenuto è stato l’ incremento del 30% nella creazione di nuovi hashtag.

Questi dati dimostrano che la censura non è il modo migliore per combattere questo fenomeno. C’è ancora molta informazione da fare tra i giovani, ma la repressione dell’odio sui social, può aiutare coloro che soffrono di queste malattie.

 


Print Friendly and PDF

TAGS