Medico aquilano a Milano, “Picco Coronavirus previsto nei prossimi giorni”

"Guanti e mascherine di protezione servono in ospedale"

di Redazione | 05 Marzo 2020, @07:03 | ATTUALITA'
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MILANO – Locali vuoti, poca gente per le strade e ospedali che continuano a fronteggiare la situazione Coronavirus, soprattutto alla luce delle ultime previsioni che, con il picco previsto nei prossimi giorni, danno i numeri di infetti e la conseguente necessità dei presidi di protezione, da parte del personale sanitario, in aumento.

È questa la situazione che Milano continua a vivere in questi giorni di emergenza. A descriverla a L’Aquila Blog è Federico D’Orazio, radiologo aquilano che, nella città meneghina, lavora ormai da qualche anno. E lo fa sia da cittadino che da addetto ai lavori in uno degli ospedali che ogni giorno si trovano ad affrontare l’arrivo dei malati.

“Milano è una città semivuota – racconta – quasi tutti lavorano da casa e la sera si vedono in giro pochissime persone. Anche in centro, dove quelli che si incontrano, indossano sempre tutti le mascherine di protezione per paura del contagio”.

Mascherine che, a detta dello stesso medico, andrebbero utilizzate con criterio e non solo per uscire di casa, vista “la disponibilità razionata e la loro inutilità in luoghi, come le strade, dove la possibilità di ammalarsi è piuttosto rispetto alle strutture ospedaliere”.

“Lo stesso ministro Roberto Speranza ha spiegato come sia infondato sul piano scientifico metterle semplicemente per uscire – dice – e da operatore in ambito sanitario non posso che essere d’accordo. Soprattutto in un momento in cui gli ospedali continuano a riempirsi di casi acuti ed in cui è lecito aspettarsi che presidi del genere, come anche i guanti, debbano essere a completa disposizione di chi lavora in ambito sanitario”.

Secondo Federico D’Orazio, in tal senso non si sa infatti come evolverà la situazione, soprattutto tenuto conto del fatto che le strutture sanitarie accolgono quotidianamente persone affette da gravi polmoniti, le cui conseguenze sono ancora sconosciute anche agli esperti del settore.

“Ogni giorno – spiega – mi ritrovo ad avere a che fare con persone affette da polmoniti ed altre gravi patologie che colpiscono l’apparato respiratorio proprio a causa di Covid-19. Anche se per il momento è difficile fare un punto sulle conseguenze del virus, mi sento di dire che, non avendo ancora raggiunto il picco di contagiati, sarebbe opportuno per gli addetti ai lavori avere a disposizione tutti i presidi di protezione necessari a poter fare bene il proprio lavoro”.

Ma le luci spente in città non piacciono a nessuno. Soprattutto a Milano, la capitale economica e della moda italiana, dove a una settimana dopo la chiusura di cinema, dei musei e pub, i pochi che provano a tornare alla normalità, lo fanno con fatica e cointornare alla normalità, cercando di combattere la paura e le restrizioni imposte a tutta la Regione. Una Regione che si è rivelata da subito il maggior focolaio italiano con 1.254 casi, secondo l’ultimo bollettino diffuso dall’assessore al Welfare, di cui 478 ricoverati e 127 in terapia intensiva.

L’attenzione resta quindi alta, soprattutto perché, seppur lontana dai focolai di Lodi e Codogno, con i suoi 3 milioni di abitanti, il capoluogo lombardo conta un numero abbastanza alto di malati e, per questo, i cittadini si trovano a vivere una situazione sospesa e, a detta del medico, “di attesa anche rispetto alle notizie riportate in questi giorni dai media e dalla stampa”.


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