L’AQUILA – Il teatro è stracolmo e pare che lo sarà anche nelle prossime due date. Il successo di Coppia aperta quasi spalancata, portato in scena al Ridotto del Teatro comunale da Chiara Francini e Alessandro Federico, con la regia di Alessandro Tedeschi, non è certo una novità. L’attrice toscana, impegnata ormai da tempo con il testo di Franca Rame e Dario Fo, ne è stata protagonista in estate anche di una versione cinematografica, uscita nelle sale ad agosto.
Il Teatro Stabile d’Abruzzo opta per una proposta di grande qualità per questa nuova stagione teatrale. Una produzione Infinito Teatro in collaborazione con Argot Produzioni, che omaggia due colossi della scena teatrale italiana e internazionale.
La recitazione brillante, schietta ed energica di Chiara Francini rende giustizia al capolavoro della Rame che, come dichiarò lo stesso Fo, scrisse il testo da sola, inserendo solo verso il finale il punto di vista maschile del suo compagno di vita e d’arte. La Francini è un vortice di energia e comicità che travolge gli spettatori dal primo all’ultimo secondo.
Non è da meno Alessandro Federico, nei panni del marito della protagonista, che interpreta con simpatia un personaggio dalla personalità a tratti fastidiosa, soprattutto per un pubblico femminile. Con naturalezza riesce a rendere l’idea dell’uomo “dongiovanni” che però viene messo in ridicolo dalle convinzioni che lui stesso professa.
Coppia aperta quasi spalancata è un testo che non scade, scritto nel 1983, ma che conserva ancora oggi la sua attualità. Un’indagine condotta con ironia – che smaschera talvolta la drammaticità – della psicologia maschile e femminile all’interno della coppia. Ma come si sta in coppia? Ci sono delle regole? Beh, secondo la visione del protagonista maschile…
“Prima regola: perché la coppia aperta funzioni, deve essere aperta da una parte sola, quella del maschio! Perché… se la coppia aperta è aperta da tutte e due le parti… ci sono le correnti d’aria!”.
Ed è così che ci ritroviamo a fare i conti con vecchi retaggi e disuguaglianze di genere che, a tratti, sfociano in violenze fisiche e psicologiche. L’accenno – neanche tanto velato – al femminicidio è un’occasione per riflettere sul tema, non solo il 25 novembre.
Antonia, ormai rassegnata ai ripetuti tradimenti del marito, subisce impotente le angherie di quest’ultimo pur di continuare a stargli accanto. E perché lo fa? Perché lo ama o forse perché non vede via d’uscita alla sua situazione? Del resto, è una casalinga, non ha un lavoro, ha rinunciato ai suoi sogni, e il peso dell’età inizia a farsi sentire. Ha delle alternative?
Decisamente sì! Potrebbe, per esempio, iniziare ad amarsi. Ed è quello che farà, riconoscendosi valore e dignità. Sarà proprio questo il punto di svolta. Quando nella sua vita entrerà un uomo più giovane, per l’esattezza un fisico candidato al Nobel, il marito inizierà ad accorgersi di lei e della sua femminilità.
Ad un tratto la monogamia sembra essere tornata di moda. Perché, si sa, ci accorgiamo di ciò che abbiamo solo quando siamo sul punto di perderlo.
Ma cosa deciderà di fare Antonia? Si ricorderà che il lupo perde il pelo ma non il vizio o farà tesoro dell’amore per se stessa per vivere la coppia con nuove consapevolezze?
Il finale non è aperto…come la coppia?! È un colpo. Netto. Come quelli che ogni tanto fanno saltare la platea dalle poltrone.
La mancanza di forma solida e di stabilità della coppia, quello che Bauman chiamerebbe “amore liquido”, si scontra qui con i dogmi saldi della tradizione.
La regia di Tedeschi, ricca di riferimenti contemporanei, è un monito a riflettere sull’importanza dell’autorealizzazione all’interno di un rapporto.
Come scrive Imperatrice Bruno, giovane promessa della poesia contemporanea: “Imparare che un amore non esclude l’altro / è una cosa lenta, vecchia e spigolosa”.
Ma se sai amare un amore alla volta, qualcuno – inevitabilmente – resta tagliato fuori!











