Contenere la piaga dell’Alzheimer, un dovere irrinunciabile

ing. Mario de Santis*

di Redazione | 22 Febbraio 2022 @ 06:02 | SALUTE E ALIMENTAZIONE
ex Mario Negri Sud, a Santa Maria Imbaro
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Abbiamo in mente a Roma ed a Chieti -nell’ex Mario Negri Sud, a Santa Maria Imbaro-, la realizzazione di due  Centri sociosanitari un po’ speciali, una sorta di due  Cittadelle della Salute, cosi come le definisce il presidente dell’Associazione Nazionale della Disabilità Diffusa, il poliedrico ing. Lino Marasco, un Presidente, convinto assertore del progetto individuato e messo a punto dal nostro Centro Studi, che ho il privilegio di  presiedere.  

Questo progetto dovrà avere, come requisito collaterale alla propria caratteristica residenzialità “assistita”, l’essenziale possibilità di ospitare e sviluppare anche una attività di ricerca scientifica prevalentemente nell’ambito delle neuro-scienze di base e di tutte quelle discipline annesse e connesse, finalizzate allo studio dei fenomeni molecolari in vivo ed in vitro. Tutto naturalmente mediante utilizzo di apparecchiature diagnostiche di alta tecnologia.

Fra le principali finalità che dovranno essere ivi perseguite, ne indichiamo due, la prima è il coordinamento con altre istituzioni anch’esse dedite alla ricerca sia di base, che applicative, la seconda, il reclutamento e la preparazione di Ricercatori esperti nel campo delle neuro-scienze.

Occorrerà pertanto porre in essere una collaborazione interdisciplinare tra ricercatori di aree scientifiche diverse, ma complementari. Infatti, l’esplorazione funzionale in vivo del cervello non può che avere la necessità di un dialogo continuo tra le discipline di base e quelle cliniche nel campo delle neuro-scienze. Parliamo quindi della integrazione della analisi dei fenomeni fisici che sono alla base del funzionamento del cervello, (area fisica/medica), dell’approfondimento degli aspetti ingegneristici e di rivelazione e trattamento del segnale, (ingegneria biomedica), della analisi statistica dei dati acquisiti, della loro gestione informatica e, per finire, dello studio dei parametri biologici, biochimici e farmacologici.

In pratica, i nostri due centri socio-sanitari, al fine di dare anche un indirizzo unitario alla assistenza dei pazienti/ospiti, siano essi acuti che post-acuti, dovranno essere attrezzati per svolgere all’interno della propria sede operativa, attività altamente specializzate, in modo particolare nelle componenti neurobiologiche e riabilitative.

Come si può ben evincere dalle note che precedono, e soprattutto da quanto riferitoci  in primis  dal prof. Antonino Cattaneo, direttore responsabile, nella prestigiosa  Scuola Normale di Pisa  del Dipartimento di Neuro-scienze della Età Evolutiva, e poi dal prof. Filippo Santorelli,  responsabile all’interno dello stesso dipartimento della unità operativa di Medicina Molecolare per Malattie Neuro-degenerative, dobbiamo renderci ben conto che non stiamo parlando di un tema che possiamo far  scivolar via senza lasciare un segno tangibile della nostra partecipazione ed impegno personale.

Esiste oggi, invero, la concreta possibilità, confermano Cattaneo e Santorelli, di individuare le cause genetiche di talune malattie prevalentemente ereditarie e soprattutto di identificare la componente genetica di patologie multi-fattoriali di grande impatto sociale. In questi casi la diagnostica molecolare, sempre secondo il prof. Cattaneo, è risultata uno strumento irrinunciabile per una struttura che voglia sempre più puntare alla eccellenza della prestazione sanitaria od anche, come nel nostro caso, sociosanitaria.

Ecco perché riteniamo anche noi necessaria, per non dire indispensabile, una struttura di ricerca clinica e nel contempo assistenziale, che partendo dalla osservazione delle condizioni del paziente/ospite e del suo materiale biologico, utilizzi nei suoi laboratori le più moderne metodologie di indagine molecolare per definire le basi eziologiche delle patologie neuro-degenerative della età evolutiva.

Per organizzare e rendere operativi questi postulati, creando così nuove opportunità specie in quelle aree che ne sono sprovviste, sarà necessario uno sforzo solidale fra gli operatori privati, pur di diversa estrazione e competenza, e le autorità di governo locale del territorio interessato.

Ma è soprattutto nella rendicontazione di lungo periodo che il contenimento su basi scientifiche innovative di simili patologie, il cui impatto sociale è ben noto a tutti come ben sanno le famiglie di coloro che ne sono vittime,  dimostra la validità di una impostazione e di un metodo di contrasto ad esse  che dalla evidenza analitica  dei risultati sperimentali già ottenuti lascia ben sperare.

Malgrado questi progressi sperimentali, i numeri, i grandi numeri, sono ancora abbastanza crudi nell’evidenziare la sofferenza che colpisce così tante famiglie. Secondo l’Istituto Superiore di Sanità, tanto per citare solo un paio delle patologie più diffuse, ogni mille neonati, uno fra loro sarà affetto da sindrome autistica, mentre su 60 milioni di residenti in Italia, ben 600mila sono i malati di Alzheimer, raggiungendo il milione di sofferenti se poi venissero prese in considerazione patologie collaterali tipo Parkinson e/o assimilabili. Numero quest’ultimo destinato purtroppo a crescere, a causa del progressivo invecchiamento della popolazione, anche se noi siamo confidenti che ciò a certe condizioni potrebbe non verificarsi a fronte dei progressi attesi dalle ricerche in atto e da quelle programmate. Infatti l’Italia è il paese più longevo di tutta la comunità europea; oggi gli ultra-sessantenni sono 14 milioni di individui, più o meno il 23% della popolazione.

Un problema, chiaramente, non solo di salute, ma anche economico.

A giugno dell’anno 2021 infatti, i costi diretti della assistenza necessaria per le patologie neurovegetative (Fonte AIMA – CENSIS), ammontavano ad oltre 13 miliardi di euro, di cui il 70% circa a carico della famiglie ed il residuo 30% a carico della Amministrazione centrale e locale. Non vi possono essere dubbi sulla circostanza che, a fronte di questi dati epidemiologici e dell’impatto socioeconomico di tali patologie, qualsiasi sforzo teso a migliorare sin dove umanamente possibile, la qualità della vita dei pazienti e dei loro familiari che li assistono, vada incoraggiato e comunque sostenuto.

Ma è altrettanto vero che ogni euro oggi investito nella ricerca si tramuterà in corrispondenti benefici e/o ritorni economici in termini assoluti di  minori costi sociali. Per non parlare poi del sottostante indotto generato dalla presenza nel territorio di riferimento di simili strutture operative allorquando siano a pieno regime nelle loro funzioni. Giusto per dare una prima idea della presenza complessiva che è attesa all’ex Mario Negri Sud, nella Cittadella della Salute e sue pertinenze, sia come ospiti assistiti permanenti, ovvero ambulatoriali con trattamenti specifici, ricercatori,  permanenti e visiting team, addetti ai lavori, siano essi medici, paramedici, assistenti, operatori sanitari, operatori delle manutenzioni, etc., addetti ai servizi di supporto, come  ristorazione, hoteleria, centro commerciale, etc.,  dobbiamo  parlare di numeri importanti, più o meno duemila persone pro die … e forse anche di più, vista soprattutto la centralità  della posizione del Mario Negri Sud rispetto alla ottima sistemazione della viabilità di servizio e della forte densità abitativa. Infatti in una isocrona di 15 minuti da questo Istituto, vi è un insediamento di circa 150.000 abitanti che, a fronte di una cosi ampia offerta di servizi oltre che sociosanitari anche commerciali, quelli, per intenderci, di uso quotidiano per la famiglia, non potrà che approfittarne. Questione solo di tempo e della auspicabile assenza di “lacci e laccioli” da parte delle burocrazie competenti chiamate a convalidare la bontà amministrativa dei progetti presentati.

Ecco quindi un caso concreto  di impiego “virtuoso” delle risorse economiche pubbliche e private, con innegabili e concrete ricadute economiche sul territorio di riferimento, al quale va aggiunto, da un punto di vista eminentemente terapeutico il doveroso risultato di rendere più accettabile la qualità della vita per coloro che ne saranno direttamente principali fruitori nella loro qualità di ospiti permanenti e non solo, in particolare modo se pensiamo anche a tutti coloro, che  non saranno certamente pochi, che usufruiranno della assistenza domiciliare ovvero anche ambulatoriale dei vari servizi disponibili.

La politica, quella con la P maiuscola per intenderci, non può   rimanere però inerte innanzi a simili circostanziate proposte e dovrà prenderne atto, svolgendo con solerzia e competenza i propri compiti istituzionali aprendo un tavolo di confronto con gli Enti che si sono candidati alla guida delle importanti e qualificanti iniziative prese in esame.

Dalla necessaria sinergia pubblico/privato, ciascuno per la sua parte, può evidenziarsi un risultato invero sorprendente, rispetto a qualche delusione subita nel passato vicino od anche più lontano; basta indirizzare con competenza e sobrietà le necessarie risorse, oggi peraltro disponibili in giusta misura, lungo quel percorso che scienza ed etica ci indicano come potenziale strumento  risolutore.    

(*) Presidente Centro Studi ANILDD, Roma


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