Consulti online e sedute al telefono: come il Coronavirus ha cambiato il mondo della psicologia

di Mariangela Speranza | 23 Aprile 2020 @ 07:15 | ATTUALITA'
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L’AQUILA – “Non vi è salute se non c’è salute mentale”, afferma l’Organizzazione mondiale della sanità (Oms). La sfera mentale è infatti diventata a pieno titolo parte integrante del benessere della persona, intesa sia nella sua individualità, sia nella sua sfera sociale. E in questo periodo di emergenza sanitaria, in cui le persone sono state chiamate alla responsabilità di non uscire (se non per mera necessità), di isolamento, di lockdown e qurantene, è più che mai importante togliere il velo del pregiudizio e dello stigma verso la sfera della salute mentale.

Non tutti sono infatti in grado di gestire lo stress psicologico e la paura che si è venuta a creare e la situazione attuale potrebbe addirittura peggiorare le condizioni patologiche pre-esistenti in pazienti già affetti da ansia, stress, depressione e altro. Ecco perché per molti si è reso necessario ricorrere alla consulenza psicologica a distanza, con gli esperti che, seppur non fisicamente, si sono ritrovati catapultati all’interno delle abitazioni dei propri pazienti, in barba a tutte a molte delle norme sulla privacy che regolano il mestiere di psicologi, psicanalisti e psicoterapeuti.

Una pratica che si è resa necessaria per affrontare le implicazioni emotive connesse alla pandemia, ma che al contempo ha completamente cambiato le abitudini di molti professionisti. Perché se già c’era chi si occupava, seppur sporadicamente, di consulenze online ben prima dell’emergenza, per altri si è trattato di modificare completamente le modalità di approccio al paziente.

Come spiega a L’Aquila Blog la dottoressa Claudia Petrilli, psicologa e sessuologa ad approccio cognitivo-comportamentale, “il lavoro è cambiato dal punto di vista del setting e in una professione in cui la relazione e il contatto sono fondamentali, in quanto settore terapeutico, ovviamente la tecnologia crea una barriera, quindi sicuramente si perde un pochino la connessione con il paziente”.

“Anche il fatto di entrare nelle case delle persone e che le persone entrino nella mia – aggiunge – ha modificato completamente la relazione terapeutica. Per non parlare delle tempistiche che, con gli incontri online, sono diventate più difficili da gestire rispetto a come siamo abituati”.

Problematiche, queste, riscontrate anche dalla psicoterapeuta specializzata in adolescenza ed età giovanile, Valentina Mellone.

“Ritengo che, soprattutto con alcuni pazienti, la qualità della conversazione non sia la stessa quando si fa una seduta su Skype – dice. Spesso, a causa dei problemi di connessione e di audio, si perdono delle parole si modifica il ritmo dell’interazione – dice -. Ogni caso ovviamente è specifico, e a mio avviso Skype, pur non essendo particolarmente indicato per alcuni tipi di pazienti, è sicuramente un ottimo modo di tamponare questa emergenza, e anche di fornire un servizio psicologico in assenza di altre possibilità. Un altro grande problema in questo periodo di quarantena è relativo alla mancanza di privacy: alcuni adolescenti non se la sono sentita di continuare la terapia online, e questa è una cosa molto importante che riguarda in generale molti miei pazienti che attualmente condividono gli spazi con altre persone”.

Secondo la psicoterapeuta aquilana inoltre “la qualità della relazione in terapia è una questione complessa, e la tecnologia sempre non facilita la connessione emotiva né l’osservazione dei feedback corporei dei pazienti.

“Lo schermo – aggiunge – ti permette di vedere soltanto l’espressione del viso e al massimo i movimenti delle mani. A ogni modo, una buona relazione terapeutica, ingrediente fondamentale per ogni terapia, si può comunque costruire anche tramite video-chiamata. L’ordine degli psicologi ha da tempo riconosciuto la validità delle consulenze e delle terapie online. Fermo restando che, come professionista, preferisco la terapia dal vivo rispetto a quella effettuata attraverso i supporti tecnologici”.


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