Consorzi di bonifica, Rossi: “Gestiti da amministratori incapaci”

L'agricoltore esponente dell'associazione per la 'Cultura rurale' scrive al presidente della terza commissione: "La Regione Abruzzo ha in animo di costruire una sede regionale a Pescara, ma cosa produrrà per l’Abruzzo?

di Redazione | 10 Ottobre 2022 @ 17:56 | AMBIENTE
consorzi di bonifica
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OFENA – Consorzi di bonifica amministrati da “incapaci” e da “personaggi privi di idee imprenditoriali”. La denuncia arriva dall’allevatore e referente del Cospa Abruzzo e componente dell’ ‘associazione per la cultura rurale’ Dino Rossi, che in una lettera inviata al presidente della terza commissione regionale Agricoltura Emiliano Di Matteo evidenzia dal suo punto di vista quali siano stati sinora i problemi che hanno afflitto i consorzi di bonifica, “teleguidati dalle associazioni di categoria totalmente ignoranti di come dovrebbero funzionare”. Rossi chiede anche: “La Regione Abruzzo ha in animo di costruire una sede regionale a Pescara, ma cosa produrrà per l’Abruzzo?”. Per l’esponente dell’associazione cultura rurale sarebbe meglio “investire sulle infrastrutture, visto che abbiamo ancora le condutture in cemento amianto, vasche di contenimento con guaine divelte, centrali elettriche invecchiate mai andate in funzione”.

LA LETTERA COMPLETA DI ROSSI

“Ho letto con dissapore la risposta alla richiesta di essere audito in merito al rinvio delle votazioni dei consorzi di bonifica, quindi è doveroso fare chiarezza: innanzitutto l’associazione di categoria rappresentano una parte dei consorziati legate alle aziende agricole loro associate. È bene evidenziare, la maggior parte dei consorziati non hanno nulla a che fare con le associazioni di categoria, le quali hanno gestito e amministrato i consorziati non iscritti alle associazioni. I prescelti delle associazioni da candidare sono stati fallimentari nella gestione delle loro aziende e le conseguenze sono sotto gli occhi di tutti, ma c’è un’altra categoria di prescelti, quelli del doppio lavoro, quei personaggi che fanno l’agricoltura per hobby. Per anni i consorzi sono stati amministrati da incapaci, da personaggi privi di idee imprenditoriali, ma soprattutto teleguidati dalle associazioni di categoria totalmente ignoranti di come dovrebbe funzionare un consorzio di bonifica.

 

 

Ma non finisce qui! Poi arriva l’imposizione dei politici falliti designati come presidenti e allora una domanda nasce spontanea: se hanno fallito alle elezioni regionali significa che il popolo non li vuole, perché dovrebbero amministrare i beni di chi non li ha votati? I nostri consorzi sono inadempienti rispetto alle leggi dello Stato, non sono stati fatti i piani di classifica e gli agricoltori seguitano a pagare bollette esose anche sui campi che non vengono irrigati. Intanto le bollette arrivano attraverso la Soget dove ci sono dirigenti non abilitati ad emettere atti di alcun genere e se qualcuno prova a far ricorso attraverso alla commissione tributaria deve sborsare grosse somme. Questi anni di commissariamento chi li paga? Si è saputo tramite radiostalla che le elezioni sono state rinviate per altri sei mesi, potevate arrivare nove così avevate il tempo di partorire un altro topolino!

Abbiamo notato che ultimamente la Regione Abruzzo ha in animo di costruire una sede regionale a Pescara, ma cosa produrrà per l’Abruzzo? Non sarebbe meglio investire sulle infrastrutture dei consorzi di bonifica visto che abbiamo ancora le condutture in cemento amianto, vasche di contenimento con guaine divelte, centrali elettriche invecchiate mai andate in funzione, quindi rendere un consorzio più funzionale al fine di garantire ai giovani imprenditori una struttura su cui contare per lo sviluppo dell’aziende per le quali la regione Abruzzo ogni anno vanta di aver aiutato attraverso i piani di sviluppo rurali!

Per finire, ci ritroviamo sugli invasi dei consorzi di bonifica oasi o riserve naturali: come si può definire oasi o riserva naturale una infrastruttura fatta artificialmente dall’uomo? Intanto queste oasi e riserve naturali vengono gestite da associazioni ambientaliste finanziate ogni anno dalla Regione, soldi che potrebbero essere usati per investimenti sui consorzi al fine di rendere una bonifica nel vero senso della parola. Intanto inizieranno a partire querele perché in Abruzzo abbiamo superato anzi raddoppiato la percentuale delle aree protette imposta dalla Legge 157/92, quindi tutte queste oasi sono abusive e non avrebbero diritto a nessun finanziamento; è ora che la magistratura si muova, altrimenti muoveremo noi con i trattori”. 


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