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Consiglio straordinario per l’8 marzo: in aula anche il dibattito sull’Iran

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Due in particolare i filoni che hanno attraversato gli interventi in aula. Da un lato il tema del consenso, sempre più centrale nella discussione politica sulla violenza e sulle relazioni tra uomini e donne; dall’altro lo sguardo internazionale, con un’attenzione particolare alla situazione dell’Iran.

L’AQUILA – Un consiglio comunale straordinario dedicato alla Giornata internazionale delle donne. Si è svolta oggi, 9 marzo, all’Aquila la seduta convocata con un unico punto all’ordine del giorno: una riflessione istituzionale sull’8 marzo e sui temi che oggi attraversano il dibattito pubblico, tra diritti, violenza di genere e scenari internazionali.

Due in particolare i filoni che hanno attraversato gli interventi in aula. Da un lato il tema del consenso, sempre più centrale nella discussione politica sulla violenza e sulle relazioni tra uomini e donne; dall’altro lo sguardo internazionale, con un’attenzione particolare alla situazione dell’Iran.

Proprio sull’Iran si sono concentrati alcuni degli interventi più significativi della seduta. In aula sono stati ascoltati anche rappresentanti della comunità iraniana, che hanno offerto uno spaccato complesso della situazione politica e sociale del Paese.

Sono intervenuti Roshy e Homayoun, esponenti della comunità iraniana locale cha abbiamo già ascoltato nelle scorse settimane in altre iniziative cittadine. I due hanno ribadito la loro opposizione alla dittatura degli ayatollah e il sostegno al ritorno sulla scena politica del figlio dello Shah, indicato come possibile figura di riferimento per una fase di transizione.

Di segno diverso l’intervento di Ghazal Afshar, attivista e portavoce dell’Associazione Giovani Iraniani in Italia, che ha ricordato anche la propria vicenda personale: il padre è morto nella lotta contro il regime. Pur condividendo la battaglia contro il sistema politico iraniano, Afshar ha espresso forti critiche sull’intervento israelo-americano e alla prospettiva di un ritorno della famiglia dello Shah.

Secondo l’attivista, la trasformazione dell’Iran deve nascere dalla società civile iraniana, attraverso un percorso autonomo che possa portare alla costruzione di uno Stato laico e democratico.

Interventi che hanno restituito all’aula consiliare uno sguardo meno semplificato su una realtà spesso raccontata in modo schematico: una società profondamente segnata dal regime degli ayatollah ma allo stesso tempo attraversata da diverse visioni sul futuro del Paese e sulle strade possibili per superare la dittatura.