di Maria Cattini – Scene di un’epoca passata si sono improvvisamente riproposte questa mattina all’Emiciclo in attesa di una seduta del Consiglio regionale attesa per le 11 ma che non riuscirà ad aprirsi prima delle 18 di questa sera. “Per dare tempo alle Commissioni di finire i lavori”, ha spiegato ufficialmente il Presidente del Consiglio Di Pangrazio, omettendo di descrivere lo psicodramma nel quale è sprofondata la maggioranza di Centro sinistra e dalla quale non riesce a riprendersi. Tanto che la quinta commissione- propedeutica al salvataggio dell’Istituzione Sinfonica Abruzzese- è saltata per mancanza di numero negale, con Pietrucci abbandonato dai suoi stessi compagni nel tentativo di salvare il salvabile. Niente da fare: il mercato delle vacche, riaperto con l’improvvido salvataggio di Abruzzo Engineering, è stato riaperto ed adesso ognuno contratta contributi e finanziamenti per la propria Associazione senza tener conto che la mangiatoia è desolatamente vuota ormai da anni. Ma la Politica italiana è fedele a sé stessa e proprio non sembra uscire da questi metodi di clientelismo becero, che pure hanno funzionato per decadi ricoprendo il Paese di una montagna insormontabile di debiti. Ecco perché tra i corridoi del Consiglio regionale sembra assistere a scene di un’epoca passata, ormai molto remota. Saltata la V Commissione, è stata aggiornata anche la Prima Commissione “per dare tempo”, questa volta, ad una riunione dei Capi Gruppo, nel disperato tentativo di riafferrare il bandolo della matassa prima che salti l’intera seduta del Consiglio regionale prevista per oggi. O, peggio, che corra il rischio sempre più concreto di passare il Ferragosto in Aula, visti gli umori neri del Presidente D’Alfonso che vede le sue pecore smarrirsi tra i rivoli delle variazioni di bilancio, anche queste previste oggi . D’altronde era stato lo stesso D’Alfonso ad illuderli che, con lui, sarebbero tornati i bei tempi della vecchia DC, quando di paglia ce ne era abbondantemente per tutti. Peccato che dall’ultimo governo scudocrociato siano passati quasi vent’anni.
Ed intanto la campana di inizio seduta del Consiglio, ora dopo ora, rinvio dopo rinvio, continua a suonare cercando di richiamare in Aula tutte le pecorelle smarrite. Che, statene certi, prima o poi torneranno all’ovile. Se non oggi, domani. Ma anche dopodomani.

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