Consiglio regionale di Ferragosto: anche Abruzzo si continua a tagliare per continuare a spendere

di Redazione | 12 Agosto 2014 @ 16:54 | EDITORIALI
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di Maria Cattini – In principio dovevano essere solo norme “in materia di riorganizzazione e rapporti di lavoro” senza oneri aggiuntivi- promettevano-  ritenute indispensabili per garantire il nuovo corso della Giunta D’Alfonso.

Norme che istituivano figure burocratiche come quella del Direttore generale e dei Commissari. Senza però quantificare, malgrado le proteste delle opposizioni, i costi per il futuro di queste nuove figure plenipotenziarie. Ed ecco che, dopo una settimana di febbrili lavori in commissione, sotto la calura d’agosto, la mancata approvazione della legge nel corso dell’ultima seduta del Consiglio regionale si è trasformata nella ghiotta occasione di calare nel nuovo testo, tramite gli emendamenti, di tutto un po’. Tanto da trasformare il progetto di legge originario in un vera e propria legge Omnibus, con cifre a caso riferite al numero dei dirigenti di Giunta e Consiglio. Ma non pensate subito male. E’ stato solo un errore di “drafting”, è corso a precisare sulla stampa il presidente della prima commissione (Bilancio), Maurizio Di Nicola di Centro democratico. Per chiunque non avesse studiato nell’Università del Montana, il generoso De Nicola esplicita il suo anglicismo spiegando che i numeri a casaccio sull’effettivo numero dei dirigenti in servizio – lievitati nel testo alla cifra di 120- sono stati inseriti nel progetto di legge “per meri errori di trascrizione e per la fretta dovuta dalla necessità di contrastare l’ostruzionismo dell’opposizione”.
Sembra di capire che, ancora una volta, galeotto fu “l’Abruzzo facile e veloce” di Lucianone D’Alfonso al quale, per loro stessa ammissione, molti consiglieri di maggioranza faticano a stare dietro.

Non sembrano invece frutto di meri errori di trascrizione, ma di una volontà politica ben precisa di premiare Pescara, i 940.000 euro di fondi sottratti agli interventi “di tutela delle risorse idriche e dell’assetto idraulico e idrogeologico” del territorio abruzzese per finanziarie interventi dichiarati “urgenti per la valorizzazione degli spazi del complesso immobiliare ex COFA di Pescara” di proprietà dell’Ente Regione. Fondi provenienti dalla riscossione dei canoni dei servizi idrici, ossia dalle nostre tasse, che non saranno quindi utilizzati per migliorare le condutture degli acquedotti e la distribuzione idrica ma utilizzati per costruire nuovi centri direzionali e nuovi uffici pubblici per i politici e i loro amati gregari. Dopo l’apertura della sede del Consiglio regionale e di una miriade di altri uffici nel capoluogo adriatico,  i nostri politici anche in questo caso non sembrano avere esaurito la loro gran voglia di spendere.
Sempre nel testo del progetto di Legge uscito dalla commissione Bilancio, e che si appresta ad approdare in aula il prossimo 14 agosto, la nuova Giunta regionale non dimentica infatti di recuperare- “tra le pieghe del bilancio”, si dice in politichese- ben 185.000 euro per pagare “a sanatoria” 17 indennità aggiuntive dei primi sei mesi del 2104 ancora non corrisposte al personale politico in servizio presso gli uffici della Giunta.

Il nuovo corso del Presidente Luciano D’Alfonso, dopo il blitz fallito la scorsa settimana, prova inoltre a ripartire con artifici contabili come quelli che istituiscono – sempre all’interno del progetto di legge per la riorganizzazione del personale della regione – il fondo Unico per la Cultura, che riassorbe tutti i finanziamenti precedentemente previsti per le Istituzioni culturali abruzzesi, al fine di costituirne uno nuovo, della cifra esatta di 1 milione e 200 mila euro, corrispondente a quanto tagliato. Un escamotage utile solo a evitare infrazioni al regolamento europeo n.651/2014, che considera come aiuti di Stato contributi superiori ai 250 mila euro per singolo istituzione culturale, anche se pubblica. Proprio questa norma dovrebbe rappresentare inoltre “la variazione di Bilancio”, auspicata da Cialente, Lolli e Moroni, per salvare i conti della Perdonanza celestiniana.

Le leggi Omnibus sono da sempre un potente afrodisiaco per i politicanti italiani, tale da far aumentare la loro bramosia di soddisfare- ma sempre a spese dei contribuenti- i desideri più inconfessabili dei loro sodali. Ecco quindi che viene inserita, sempre grazie ad un emendamento, la proposta di effettuare promozioni del personale senza concorso ma grazie a criteri del tutto soggettivi. Oppure- ma di questo se ne sta discutendo ancora nella Commissione Statuto- di aumentare il numero dei membri dell’ufficio di Presidenza, con l’illogica e pretestuosa motivazione di “garantire la rappresentanza di tutte le opposizioni”. In realtà, oltre ad aumentare di qualche migliaio di euro le indennità di carica dei consiglieri regionali in bolletta, aumenteranno anche le assunzioni del personale politico. Un provvedimento che non è stato osato presentare neanche nel corso della pur ricca prima repubblica, quando le forze di opposizione erano parecchie, ma seppero sempre accontentarsi della rappresentatività dei cinque componenti dell’Ufficio di Presidenza previsti dal 1971 ad oggi. In pratica, è come se proponessero di aumentare le spese per i membri di un Consiglio di amministrazione che, già oggi, ha ben poco da fare se non di votare, nel 99% dei casi all’unanimità, dei provvedimenti sui lavori e sul funzionamento degli uffici del Consiglio regionale.
Dopo la bocciatura del governo nazionale dell’equivalente norma della Regione Calabria- da sempre inesauribile fonte di ispirazione anche dei legislatori nostrani eletti all’Emiciclo- non si sa ancora se la maggioranza di centro sinistra guidata da Luciano D’Alfonso abbia definitivamente rinunciato alla proposta di istituire anche la figura del Consigliere regionale supplente. In molti vorrebbero insistere sperando di passare “inosservati” alla verifica del Governo nazionale. Tanto una bocciatura in più una in meno che ci costa? Loro almeno potranno sostenere orgogliosamente, a dispetto di “gufi e rosiconi”, di averci provato.

Leggendo il tenore di queste proposte, che dovranno essere approvate alla vigilia di uno dei ferragosti più poveri e tristi della storia del nostro Paese, viene quasi da pensare che sarebbe stato meglio se i nostri volenterosi Consiglieri regionali, invece di fare ammuina e continuare a spendere soldi pubblici con finalità prevalentemente autoreferenziali, se ne fossero andati in ferie a godersi le vacanze e i loro ricchi stipendi dei quali, per inciso, nessuno si è sognato di rinunciare a un centesimo. Compresi i consiglieri del Movimento 5 Stelle che tanto avevano promesso e urlato in campagna elettorale. Infatti, se- come affermava solo due settimane fa il commissario della spending review Carlo Cottarelli– anche in Regione “la revisione della spesa è utilizzata come strumento per il finanziamento di… nuove spese”, il ritorno dalla vacanze, anche per gli italiani che se le sono potute permettere, non promette niente di nuovo. E, soprattutto, niente di buono.


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