della venturadi Paolo Della Ventura, candidato Primarie Pd Abruzzo – Nel partito, da sempre, quelle che rappresento sono le istanze di iscritti ed elettori. Leggo, invece, e con un certo stupore, che nella conferenza stampa che il partito ha tenuto nella propria sede aquilana si sia parlato di me come di chi “rappresenta altre istanze che pulsano nel partito“. 

Al di là del fatto che di me parlo io, la mia storia ed il mio agire, (né è autorizzato alcuno ad esprimere il mio pensiero, se non da me direttamente delegato), sicuramente le istanze sono “altre” rispetto a chi si è espresso in questi termini. 

Ma che la mia candidatura fosse e sia una “semplice rappresentanza territoriale” è talmente banale e semplicistico quanto falso. Chi lo afferma vada a rileggere gli atti del congresso provinciale del 2011, e da quelli in poi fino a oggi, e scoprirà che ho sempre messo L’Aquila come centrale e strategica di un percorso con respiro provinciale e regionale, superando i campanilismi di sempre. Ben prima di oggi, pertanto, e di chi oggi questo afferma, quattro anni dopo di me. Al di là del fatto che, viene da dire, già affermare questo sa di rappresentanza territoriale, ma le contraddizioni sono sempre all’ordine del giorno, quando la forma prevale sulla sostanza dei contenuti.

Una visione di respiro talmente ampio che è ricompreso nel programma stesso della candidatura regionale. Un programma che, se non fosse necessario, non sarebbe richiesto dal regolamento congressuale. E d’altra parte per mesi è stato chiesto un programma: ora ci sono i programmi, pubblicati e confrontabili, di tutti i candidati. Presumo pertanto che, prima di fare questa scelta, l’intero gruppo dirigente aquilano li abbia letti con attenzione i programmi, ed in base a quanto scritto abbia deciso.

Se avessi voluto una candidatura di mera rappresentanza territoriale mi sarei candidato al congresso comunale, come ho chiarito, o provinciale. In più la rappresentanza e la difesa di questo territorio sto cercando di portarla avanti nel migliore dei modi possibili da anni, non mi serve come pretesto d’occasione per correre al congresso regionale. 

Talmente banale quanto affermato sulla mia candidatura, che, leggendo quel programma, (frutto di quanto portato nel confronto interno negli ultimi mesi), si evince che ci sono idee sul partito, su come riorganizzarlo; su quale ruolo debba avere; sul superamento dei conflitti di interesse e di ruoli; sulla trasparenza; sui metodi e sugli strumenti della partecipazione degli iscritti, degli elettori e dei circoli. E su quali temi portare avanti. Temi su cui, da solo o quasi, negli ultimi mesi, mi sono espresso nel partito: le trivelle al largo della costa abruzzese, per esempio; o sulla sentenza sull’inquinamento a Bussi. Sono temi di mera rappresentanza territoriale -chiedo- o di respiro regionale? E ancora, sono questioni concrete o astratte?

E sul ruolo, chiarissimo per me, del partito regionale nei confronti dell’Amministrazione regionale, e a cascata dei diversi Enti locali, o nei confronti del governo e del partito nazionale, è questione, ancora, di semplice rappresentanza territoriale?

Quindi, nessuno si esprima per me al posto mio. Come si vede le istanze che rappresento nel partito sono queste, non “altre“. E se proprio vogliamo, diciamo allora, con piena onestà intellettuale, che sono sicuramente altre rispetto a quelle di un gruppo dirigente, non altre rispetto agli iscritti ed agli elettori regionali, che questo si aspettano da chi li rappresenta o vuole rappresentarli; da chi aspira a rappresentare una comunità regionale, verso la quale non sarà mai “altro”.

Tutto è possibile, ma per favore non ci si arrampichi sugli specchi. E facciamo, se ci riesce, un congresso di contenuti e, possibilmente, con pari opportunità per chi corre.

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