Dalla storia secolare delle confraternite al loro ruolo nella Chiesa contemporanea, passando per la sinodalità intesa come relazione, comunione e responsabilità del laicato. Si è sviluppato intorno a questi temi il convegno “Le Confraternite d’Italia in Cammino Sinodale”, ospitato nel pomeriggio di sabato 19 settembre a Palazzo dell’Emiciclo, nell’ambito del XXVII Cammino di Fraternità delle Confraternite d’Italia.
L’appuntamento rappresenta uno dei momenti centrali della due giorni aquilana, iniziata in mattinata nella basilica di San Giuseppe Artigiano con l’assemblea ordinaria e quella elettiva della Confederazione e destinata a proseguire tra celebrazioni e processioni nel centro storico.
A moderare il convegno Gabriele Valentini, priore dell’Arciconfraternita Maria SS. Addolorata dell’Aquila e tra gli organizzatori dell’iniziativa. Nel suo intervento iniziale Valentini ha ricondotto la scelta dell’Aquila anche al rapporto della città con la Perdonanza Celestiniana, individuando nel Cammino un’occasione per portare fuori dai confini regionali una parte della storia religiosa e confraternale del territorio. I lavori si sono aperti con la recita dell’Ave Maria guidata dal cappellano don Manfredi.
La sinodalità come relazione
A introdurre uno dei temi destinati ad attraversare l’intero incontro è stato l’arcivescovo dell’Aquila Antonio D’Angelo. Il cammino sinodale, ha sottolineato, non può essere ridotto a “una serie di attività da organizzare”, ma riguarda prima di tutto uno “stile di stare insieme”, costruito attraverso relazione, comunione e condivisione.
Un significato che trova nelle confraternite una traduzione particolarmente immediata, a partire dagli stessi termini di “confratello” e “consorella”, che rimandano al riconoscimento di un legame con l’altro. Una relazione che, secondo D’Angelo, deve entrare nella quotidianità delle comunità e non rimanere circoscritta ai momenti straordinari di incontro.
Per l’amministrazione comunale è intervenuto il consigliere Leonardo Scimia, che ha richiamato il percorso attraversato dall’Aquila dopo il terremoto e il contributo della Chiesa locale alla ricostruzione della comunità. Nel rapporto tra dimensione civile e religiosa, Scimia ha individuato uno degli elementi che rendono la città un luogo particolarmente significativo per ospitare il Cammino.
Sul valore simbolico della scelta dell’Aquila è tornato anche Augusto Sardellone, vicepresidente della Confederazione delle Confraternite per il Centro-Sud. L’assemblea elettiva della mattina ha segnato, ha ricordato, il ritorno al voto dopo cinque anni e un periodo definito travagliato. Da qui il parallelismo con una città che ha dovuto ricostruire e ripartire: “Spero che per la confraternita sia questo il momento di ripartire”, ha spiegato Sardellone.
Il nucleo teologico del convegno è stato affidato alla prolusione del cardinale Giuseppe Petrocchi, che ha preso le mosse dallo stesso significato della parola confraternita. Il prefisso “con-”, ha spiegato, rafforza l’esperienza della fraternità all’interno della comunità cristiana, in un rapporto che tiene insieme la dimensione rivolta a Dio e quella dell’appartenenza reciproca.
Per Petrocchi ogni confraternita è chiamata a coniugare la propria identità con una dimensione più ampia di comunione, trasformando la fraternità in esperienza concreta di prossimità. Da qui l’immagine della confraternita come “scuola di amicizia” e “casa di prossimità”, capace di estendere il proprio ruolo oltre la sola conservazione delle pratiche devozionali.
Nel corso dell’incontro è intervenuto anche don Enrico Garbuglio, in rappresentanza del servizio per il sostegno economico alla Chiesa, che ha richiamato il contributo spirituale, pastorale e materiale delle confraternite e la necessità di una corretta informazione sui meccanismi di sostegno alla Chiesa cattolica.
Dalla storia al ruolo delle confraternite oggi
La seconda parte del convegno ha spostato il confronto sulla storia e sulla funzione sociale delle confraternite. L’Avv. Paolo Enrico Guidobaldi, nel suo intervento dedicato alle confraternite cattoliche dalle origini al Concilio Vaticano II, ne ha ripercorso l’evoluzione attraverso quasi due millenni di storia ecclesiale, concentrandosi in particolare sugli aspetti giuridici e sulle forme di assistenza sviluppate nel corso dei secoli.
Accanto alla preghiera, le confraternite hanno infatti assunto funzioni che hanno riguardato l’assistenza ai poveri e agli ammalati, il sostegno alle famiglie, la formazione dei giovani e l’accoglienza dei pellegrini, fino alla gestione, in differenti epoche, di ospedali e opere pie. Una dimensione sociale che Guidobaldi ha ricondotto direttamente alla matrice religiosa di queste associazioni e alla centralità della carità nella loro storia.
Il passaggio attraverso le trasformazioni dell’età moderna, le confische e il progressivo trasferimento di alcune funzioni assistenziali verso istituzioni civili ha condotto Guidobaldi fino al Concilio Vaticano II e al tema che dà il titolo all’incontro. La sinodalità, in questa prospettiva, assume anche il significato di una riscoperta del ruolo del laicato all’interno di un cammino condiviso con la gerarchia ecclesiastica e con chi dedica la propria vita alla dimensione religiosa.
“Non ci stiamo inventando niente di nuovo”, ha osservato Guidobaldi, richiamando una struttura comunitaria nella quale esiste “un ruolo insostituibile del laicato”. Il cammino comune diventa così anche recupero di una funzione che le confraternite hanno esercitato lungo una storia millenaria.
Una prospettiva riportata sul presente da Michele Antonelli, che ha legato la propria riflessione anche alle esperienze maturate in circa trent’anni di cooperazione internazionale e di lavoro in numerosi Paesi, comprese aree attraversate da conflitti. Il suo intervento ha posto l’accento sulla necessità di recuperare una presenza attiva delle confraternite nella società, tornando a interrogarsi sulle forme della solidarietà, della carità e della costruzione comunitaria.
Al di là della conservazione di una tradizione, per Antonelli la questione riguarda quindi la possibilità di trasformare una rete numericamente ampia e radicata nei territori in una presenza capace di agire concretamente. “Se ci mettiamo insieme, coordinati con la volontà di fare qualcosa di buono, potremmo farlo”, ha sintetizzato nel passaggio conclusivo del suo intervento.
A chiudere il convegno mons. Arturo Aiello, vescovo di Avellino e assistente ecclesiastico della Confederazione delle Confraternite delle Diocesi d’Italia. Nel messaggio rivolto ai confratelli in occasione dell’appuntamento aquilano, Aiello ha richiamato la necessità di una comunione insieme “affettiva ed effettiva”, capace di concretizzarsi nei rapporti tra confraternite e Chiese locali.
Il Cammino prosegue nella serata di sabato con l’esposizione nella chiesa di Santa Maria del Suffragio delle macchine processionali di alcune confraternite abruzzesi e con la processione lungo le vie del centro storico. Domenica 20 settembre il programma riprenderà allo stadio Tommaso Fattori con la celebrazione presieduta dall’arcivescovo Antonio D’Angelo, seguita dal Cammino di Fraternità fino alla benedizione conclusiva nella basilica di San Bernardino.








