Concorso per istruttori, Blasioli: pastrocchio di Ersi e Regione Abruzzo

di Redazione | 02 Febbraio 2024 @ 18:14 | POLITICA
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Il consigliere regionale Antonio Blasioli, in una nota, si mostra critico sulla vicenda del concorso per istruttori gestito da Ersi e Regione Abruzzo.

Si riporta il comunicato: “Un pastrocchio amministrativo, non c’è altro modo di definire quello che stanno combinando Ersi e Regione Abruzzo sui concorsi banditi dall’Ente Regionale per il Servizio Idrico per 5 istruttori amministrativi e un istruttore informatico.

Ricostruiamo la faccenda. Lo scorso 28 febbraio, l’Ersi – ente nato con Legge Regionale del 2011 e reso operativo nel 2018 al fine di superare le funzioni degli Ato in materia di controllo e di governo del servizio idrico integrato abruzzese – bandisce i due concorsi sulla base del fabbisogno approvato dal Consiglio Direttivo, l’organo di governo dell’ente. Il fabbisogno, che prevedeva un totale di 11 assunzioni, per i due profili citati più altri due profili da funzionario tecnico e amministrativo, era stato elaborato tenendo conto delle necessità dell’ente, delle leggi e dell’esigenza di salvaguardia del bilancio.

A fine marzo e a fine aprile si tengono le prove scritte, comprese quelle per istruttore informatico e istruttore amministrativo. Già in questa sede, specificatamente nella prova per istruttore amministrativo, si verificano i primi problemi: a seguito di contestazioni vengono infatti annullate due domande, in quanto nessuna delle opzioni di risposta può ritenersi indiscutibilmente esatta.

L’esito della prova scritta viene dunque aggiornato e pubblicato il 12 maggio per il profilo in questione, mentre per quanto concerne quello di istruttore informatico i risultati sono già noti dal 3 aprile.

A fine maggio e a fine giugno infine si svolgono regolarmente le prove orali per tutti i profili ricercati. Tutto lascia presagire la pubblicazione della graduatoria, ma è proprio qui che comincia il pastrocchio.

Dopo aver speso i soldi per effettuare le prove e retribuire i membri delle commissioni, l’Ersi infatti si accorge di non poter effettuare le assunzioni previste a causa di un errore di calcolo nel fabbisogno del personale. Il 5 luglio quindi, subito dopo la fine delle procedure concorsuali, il Consiglio Direttivo chiede al Servizio Personale di rideterminare il fabbisogno. Dalla lettura della delibera del Consiglio Direttivo emerge una dimenticanza chiave: non si è tenuto conto della norma che permette agli enti di nuova formazione, per il primo quinquennio, di effettuare nuove assunzioni nel limite del 50% delle entrate complessive, e comunque entro il limite 60% della dotazione organica.

A ciò si aggiungono errate valutazioni sui costi per l’Irap e altre stime erronee di natura fiscale che di fatto avrebbero portato l’ente a spendere per le nuove assunzioni ben oltre il 50% delle entrate complessive. Insomma un pastrocchio, sancito con la Delibera del Consiglio Direttivo numero 14 del 24 luglio 2023. Anche perché l’Ersi, come detto, per i concorsi ha investito fondi pubblici: quasi 14.000 euro per le commissioni e quasi 50.000, seppur suddivisi per i 4 concorsi, per le piattaforme informatiche. Risorse spese in parte inutilmente, visto che, a seguito della Delibera del Consiglio Direttivo, l’Ersi riformula il piano assunzionale decidendo di assumere prioritariamente i 3 funzionari amministrativi e 2 funzionari tecnici, cosa che effettivamente avviene, ma di rimandare quelle per i profili da istruttore amministrativo e informatico. Per queste posizioni infatti non vengono nemmeno approvate le graduatorie, in quanto, non avendo la possibilità di assumere i vincitori, l’Ente sarebbe chiaramente esposto alle richieste di risarcimento danni.

È a questo punto che entra in scena la Regione, o meglio, il Consiglio Regionale. A fine novembre, il Progetto di legge “Premio di giornalismo Giuseppe Zilli” diviene in aula la solita legge omnibus a causa dei tanti emendamenti presentati dalla maggioranza, tra cui, quello che all’Art. 20 permette, per gli anni 2023 e 2024, alla Regione di “trasferire all’Ersi la facoltà assunzionale, stornando dalla propria”. In sintesi: la Regione potrebbe trasferire all’Ersi la propria capacità di assumere personale.

Una norma piuttosto inconsueta, che tenta di porre rimedio al pastrocchio di Ersi – in quanto acquisendo ulteriore capacità assunzionale l’Ersi potrebbe tornare alla programmazione originaria – ma che in realtà ne crea un altro. Nel corso dell’ultimo Consiglio Regionale, infatti, arriva un nuovo emendamento, ovviamente affibbiato ad un progetto di legge che nulla a che fare con la materia, come è solito fare il governo regionale di centrodestra. Con quest’emendamento la Giunta Marsilio vuole abrogare il citato Articolo 20 della legge precedente. All’emendamento è allegata infatti una relazione in cui i proponenti, Sospiri e De Annuntiis, spiegano come la Regione non possa fare quanto previsto in quell’articolo poiché l’Ersi non è un suo ente strumentale, perché è preposto a compiti non attribuibili alla Regione, e poi perché è dotato di una propria autonomia amministrativa, gestionale e finanziaria, oltre ad avere propria personalità giuridica. Addirittura, i firmatari spiegano come la norma produca distorsioni nell’ambito della finanza pubblica, perché permetterebbe a un ente privo di capacità assunzionale di effettuare assunzioni.

Davanti a tali affermazioni, ci saremmo aspettati l’approvazione dell’emendamento. Invece no, il pastrocchio continua, perché l’emendamento viene sostituito interamente da un sub emendamento che lo ha stravolto, occupandosi di altro.

Insomma, il pastrocchio continua, anzi si aggrava. Cosa sarà dunque di quella norma alla luce di quanto scritto nella relazione dell’emendamento? Resterà vigente ma inapplicata? L’Ersi potrà fare le assunzioni previste? Chi risponderà dei soldi spesi per effettuare concorsi che non porteranno, al momento, nemmeno alla pubblicazione delle graduatorie?

Noi una risposta non ce l’abbiamo, ma sappiamo che a rimetterci, come sempre, saranno gli abruzzesi e i candidati, che hanno speso tempo e soldi per un concorso del quale, a distanza di sei mesi, non conoscono nemmeno l’esito. Esito che rischiano di non conoscere mai, visto che, pubblicando la graduatoria senza dare luogo alle assunzioni, come detto, l’Ersi si esporrebbe a ricorsi per perdita di chance lavorativa”.


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