Concessioni Balneari, Testa (FdI): “Depositata mozione”

di Redazione | 30 Novembre 2021 @ 15:38 | POLITICA
Guerino Testa
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L’AQUILA – Riceviamo e pubblichiamo dal capogruppo di FdI in Consiglio regionale, Guerino Testa, sulle concessioni balneari.

E’ stata deposita questa mattina, una mozione, a firma del capogruppo di Fratelli d’Italia in Consiglio regionale, Guerino Testa, per promuovere una azione urgente in merito alla questione delle concessioni balneari. “Il documento – spiega il Consigliere – impegna il Presidente e la Giunta regionale a richiedere al Governo di costituirsi nell’instaurando contenzioso contro le sentenze del Consiglio di Stato per ‘eccesso di giurisdizione’, richiamando al rispetto del principio costituzionale di equilibrio tra i poteri dello Stato e della potestà legislativa del Governo e del Parlamento. Invita, inoltre, il Governo ad una seria interlocuzione con la Commissione Ue al fine di ottenere una congrua moratoria che consenta di portare a termine il monitoraggio, già previsto dalla legge 145/2018 e richiamato anche nel DL Concorrenza attualmente all’esame del Parlamento. Una volta conclusosi il monitoraggio – spiega Testa –  se appurata la ‘non scarsità della risorsa naturale’ (requisito imprescindibile previsto dall’articolo 12 della direttiva Bolkestein ai fini della sua applicazione), si chiede l’immediata esclusione delle concessioni demaniali ad uso turistico-ricreativo dall’ambito di applicazione della suddetta Direttiva. Considerata la pesante incidenza che la disposizione comunitaria in oggetto ha sul settore turistico, la mozione evidenzia come la competenza dell’UE debba essere complementare e di accompagnamento e tale da non impedire un trattamento equo tra gli Stati membri. L’industria turistica italiana – prosegue il Consigliere di FdI – grazie agli oltre 8.000 chilometri di costa e al quadro normativo che ha consentito lo sviluppo di migliaia di aziende, è fortemente vocata al turismo balneare e il modello che il nostro Paese è stato in grado di costruire rappresenta un unicum in Europa , qualificando l’offerta turistica nazionale rispetto a quella di altri Paesi nostri competitor. A seguito dell’emissione e del recepimento della Bolkestein – che ha erroneamente ricompreso nell’ambito di applicazione  le concessioni demaniali marittime, fluviali e lacuali ad uso turistico-ricreativo – il settore è stato sottoposto ad anni di incertezza giuridica con conseguente blocco degli investimenti e danni economici che hanno finito col gravare anche sull’indotto. La legge 145/2018 ha disposto l’estensione della validità delle concessioni demaniali marittime ad uso turistico-ricreativo fino al 1 gennaio 2034, prevedendo contestualmente il monitoraggio puntuale di quelle in essere al fine di arrivare in tempi ragionevoli ad una definitiva regolamentazione della materia. Nel dicembre 2020 la succitata legge è stata oggetto di una lettera di messa in mora da parte della Commissione europea, di contro, però, ad oggi non si segnalano contestazioni da parte della stessa Commissione Ue nei confronti delle leggi statali di Spagna e Portogallo che, già da tempo, hanno prorogato di 75 anni le concessioni demaniali turistiche, ciò comportando una palese discriminazione tra Paesi concorrenti. Le sentenze del Consiglio di Stato in Adunanza Plenaria, dello scorso 9 novembre, stabiliscono che la legge 145/2018 debba essere disapplicata e dichiarano illegittime a priori ulteriori eventuali  proroghe dei titoli concessori. E’ evidente come nel metodo tali sentenze non si limitino ad enunciare principi giuridici di ordine generale ma di fatto esproprino Governo e Parlamento della loro potestà legislativa, creando un pericoloso precedente nel rapporto tra poteri dello Stato. Nel merito, le suddette sentenze prefigurano un esproprio improvviso di migliaia di attività legate al settore turistico-balneare particolarmente presenti nella nostra regione. Nelle ore successive alla pubblicazione delle sentenze, la Commissione Ue è intervenuta addirittura chiedendo all’Italia di anticipare l’entrata in vigore ad una data anteriore al 1 gennaio 2024. Il tempo delle attese è scaduto, occorre un’azione normativa immediata e chiarificatrice da parte del Governo nazionale”. 

 


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