Con Beatrice Sabatini dell’associazione Perdonanza Unesco: il punto su corteo e futuro

di Alessio Ludovici | 01 Settembre 2022 @ 06:15 | PERDONANZA
Perdonanza
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L’AQUILA – Qualche considerazione sulla Perdonanza appena conclusa. Ne parliamo con con Beatrice Sabatini, storica dell’arte, animatrice di una delle associazioni di Quarto della città dell’Aquila, sarta di molti dei costumi del corte e membro del Collegio dei Decani dell’associazione Comitato Festa della Perdonanza Celestiniana. Un’associazione voluta dall’Unesco per valorizzare e tutelare i due elementi centrali della Perdonanza, quelli che l’organizzazione delle Nazioni Unite ha inteso annoverare nel  patrimonio immateriale dell’umanità: il Corteo e Fuoco del Morrone. Dell’associazione fanno parte i gruppi protagonisti della storia della Perdonanza moderna, giunta al 40esimo anno di vita, e Beatrice ha l’onore e l’onere di aver preso il posto tra i decani della compianta Giovanna di Matteo. Gli altri due componenti del collegio sono Massimo Alessi e Monsignor Orlando Antonini.

La proroga del giubileo: “Opportunità ma è urgente pensare a cosa fare”

Partiamo dalla fine però, dalla proroga della Perdonanza per tutto l’anno fino all’inizio della prossima. Un dono di Papa Francesco a suggellare la sua visita pastorale. Anche uno scherzetto, ben gradito dalla città, che impone subito qualche riflessione. Che si fa ora? Come si accolgono i pellegrini? “Con questo giubileo annuale dobbiamo chiederci cosa facciamo. E’ una domanda urgente da farsi perché un anno passa subito e sta anche a noi cittadini proporre ed organizzare eventi. La chiesa sta lì e sarà ovviamente la Curia ad organizzare l’accoglienza religiosa dei fedeli, ma in città si potrebbe pensare ad una serie di eventi collegati, sulla falsa riga di Aspettando la Perdonanza. E’ un’occasione per valorizzare quegli aspetti della Perdonanza che l’Unesco ha premiato, per lavorare nel territorio e tra la gente e offrire un’esperienza di città a chi arriva”.

L’edizione del 2022

Tornando all’evento appena chiuso abbozziamo qualche bilancio, almeno sulle parti di più stretta competenza di Beatrice. 

Il corteo

Un oggettivo successo di partecipazione e di pubblico per entrambi cortei, quello per l’apertura, anticipata al 23 per la visita del Papa, e quello di chiusura con il rientro della Bolla nella casa comunale. Tante persone e, soprattutto, tanti commenti positivi da parte delle persone. “Con Giovanna Di Matteo il corteo è migliorato negli anni, lei ha dato una svolta. Ci si è riavvicinati al contesto dell’epoca di Celestino dal punto di vista degli abiti e dei tessuti”. Un lavoro certosino che anche Beatrice ha portato avanti per gli abiti del suo gruppo, quello di San Pietro, fatto sulle iconografie dell’epoca.  Abiti che dimostrano anche la ricchezza del territorio all’epoca dovuta agli scambi commerciali che correvano lungo la via degli Abruzzi. Una realtà, quella dell’Aquila, in cui abbondavano anche tessuti pregiati provenienti da altri territori. 

La celebrazione nel tempo e il ruolo del Museo della Perdonanza

Chiediamo a Beatrice se non fosse possibile sfilare con abiti che rappresentano i diversi secoli di celebrazione delle Perdonanza. “Ci sono due strade. L’ancoraggio al periodo di Celestino o la Perdonanza nei secoli che porrebbe dei problemi organizzativi non indifferenti. Io sono dell’idea che bisogna darsi una norma efficace e il modello attuale funziona e tutte le realtà che partecipano hanno un’identità strutturata”. Un’ipotesi potrebbe essere di proporre dei settori dedicati, ad esempio si era pensato ad un settore per l’epoca di Margherita d’Austria”. Il nodo potrebbe essere sciolto con il nascente Museo della Perdonanza? “Certo, con il museo di può provare a ricostruire la Perdonanza nel corso dei secoli, del resto ci sono delle fonti che parlano dei cortei del ‘600 ad esempio”

Tra istituzionalizzazione…

Tema caldo, ma di lunghissima data, è l’idea di creare un’istituzione della Perdonanza che oggi, di fatto, è gestita direttamente dal Comune dell’Aquila. Un ente, una fondazione, che possa mettere nelle condizioni di reperire risorse, di lavorare sulla Perdonanza tutto l’anno e superare i fisiologici limiti attuali. “Servirebbe intanto una maggiore collaborazione tra le parti. Noi siamo un’associazione di associazioni che fa riferimento all’Unesco, ci è stato dato il compito di tutelare il il corteo e il fuoco del Morrone, e il Comune è tenuto a sostenere le attività dell’associazione”. Tra le altre cose vanno superati anche alcuni limiti infratrutturali. In teoria all’associazione Unesco dovrebbero andare alcuni locali di Palazzo Margherita: “Potremo metterci l’archivio della Perdonanza o sarebbe interessante ricavarci un piccolo laboratorio di sartoria, con le macchine da cucito di Giovanna Di Matteo, e metterlo a disposizione non solo per realizzare gli abiti, anche quelli del Comune, ma di tramandare conoscenze e passioni”. Da risolvere anche il problema del deposito degli abiti di cui oggi, con grande abnegazione, si occupa Pietro Piccirilli. 

… e partecipazione

Il rischio di un ente è di ingessare troppo l’organizzazione. “La Perdonanza non può diventare uno spettacolo di teatranti. Chi sfila al corteo non è un figurate, ma un partecipante. Chiunque può partecipare e questo è il bello del Corteo. Una caratteristica, questo protagonismo della comunità, che deve essere non solo tutelato ma rilanciato: dobbiamo lavorare con il territorio, le cene dei quarti ad esempio sono un esperimento positivo che coinvolgono la comunità. Bisogna anche tornare nel territorio. Il fuoco del Perdono coinvolge solo la parte est del territorio, dobbiamo pensare anche ai castelli fondatori dell’ovest e attraverso la configurazione dei Quarti si possono immaginare tante iniziative”.  

Il corteo e Collemaggio

Problema dei problemi. Certo quest’anno c’era l’angelus del Papa e il palco aveva una sua più che lecita giustificazione, ma il problema c’è ogni anno e la città è chiamata ad una delicata discussione: come far convivere le esigenze artistiche, che a Collemaggio sicuramente trovano un suggestivo scenario, e quelle turistiche e della Perdonanza in senso stretto che invece ne subiscono pesanti limitazioni. Parliamo di eventi gratuiti come il corteo che al Comune non costano un euro praticamente ma che mobilitano migliaia di persone e che proprio l’Unesco ha voluto premiare: “Il riconoscimento Unesco non è per sempre, come ci è stato dato ce lo possono togliere. Il percorso del corteo andrebbe valorizzato, in particolare a Collemaggio: è una scenografia perfetta che, con una serie di accorgimenti come fiaccole o altri elementi decorativi, renderebbero il corteo un evento davvero unico. Il punto è che poi si arriva davanti il palco anziché davanti la basilica, va trovata una soluzione”. 


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