Comunità per minori: “Evitare capri espiatori, questione giovanile complessa”

di Redazione | 10 Ottobre 2023 @ 15:51 | ATTUALITA'
città
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L’AQUILA – La nota delle comunità e case famiglia Crescere Insieme, “Il Volo delle Aquile”, “Il Nido delle Aquile”, “La Dimora delle Aquile”, CAS “La  Rondine”, Futuraquila – comunità per minori, Futura – comunità per minori, Casa Famiglia Fraterna Tau: “In data 9/10/23 si è tenuta la prima riunione delle Comunità per Minori che operano nel  territorio comunale, questo primo incontro vuole stabilire tra noi un appuntamento fisso e  si propone di trasformarsi in un coordinamento attivo per tutelare i ragazzi meritevoli  presenti in accoglienza, i nostri collaboratori e i dipendenti da una pericolosa deriva che  tende ad individuare nelle strutture la causa di alcune problematiche e non parte della  soluzione come dovrebbe essere in una interlocuzione sana e priva di attacchi strumentali.  

Sappiamo quindi che temi del disagio giovanile e delle criticità legate al fenomeno della  devianza minorile, negli ultimi mesi, sono al centro del dibattitto cittadino e nazionale. Nella  nostra città, come in ogni area urbana del Paese, registriamo da qualche anno un  peggioramento della condizione dei giovani con l’aumento preoccupante delle aree di  marginalità e di bisogno: la cronaca sempre più spesso ci parla di episodi di bullismo e di  varie forme di illegalità diffusa, messi in atto da fasce sempre più giovani della popolazione. 

Ci viene rimandata la fotografia di un fenomeno complicato, inserito in una società  mutevole, in cui le misure di tutela delle persone più fragili e le strategie di tenuta sociale  risultano fortemente indebolite. Un fenomeno che sembrerebbe essere prevalente tra gli  adolescenti, stranieri non accompagnati ma anche italiani, che vivono una particolare fase  del ciclo evolutivo e sono quotidianamente attraversati da importanti domande relative al  Sé e all’Altro. Il percorso relativo alla costruzione della loro Identità risulta una strada per  alcuni difficile da percorrere. 

Purtroppo, però, quando ascoltiamo i dibattiti sul tema, le soluzioni proposte sono spesso  frutto di posizioni accusatorie e/o esclusivamente repressive e non di un’analisi che tenga  conto della complessità del fenomeno e del reale. Si punta il dito, a volte anche contro  questi stessi ragazzi, addossandogli semplicisticamente un’etichetta che rischiano di portarsi  dietro tutta la vita. 

Noi come strutture del territorio, ormai da anni, siamo presenti in città con le nostre comunità socioeducative e con le nostre équipe multidisciplinari. I nostri professionisti, ogni  giorno, lavorano in prima linea per sostenere i ragazzi a scoprire le loro risorse, rispettare  l’altro e le regole comunitarie, trovare la propria strada nel mondo degli adulti. Assistenti sociali, psicologi ed educatori si confrontano con le complessità di questi giovani, fanno la  propria parte tentando di trasformare i punti di forza individuali in opportunità concrete, le  difficoltà e gli sbagli in occasioni di crescita e cambiamento. Un lavoro continuo, quotidiano,  difficile. Nel corso degli anni abbiamo accolto oltre 500 minori in condizione di abbandono  o di fragilità sociale. Non stiamo adesso a sottolineare i risultati raggiunti, seppur  importanti, perché non è questo il focus dell’intervento. 

Siamo assolutamente convinti dell’importanza della necessità di una vigilanza capillare da  parte delle Istituzioni e delle Forze dell’Ordine, con le quali abbiamo il dovere di  intrattenere una relazione quotidiana e costante, che possa favorire il confronto,  individuare tempestivamente le criticità e mettere in campo interventi di soluzione delle  stesse ma nondimeno ci vogliamo soffermare su quali siano le reali possibilità di intervento  delle strutture socioeducative. Le nostre comunità, quotidianamente, predispongono e  realizzano interventi che mettono al centro il minore attraverso relazioni educative e azioni  concrete che permettano a quel determinato minore di raggiungere il maggior grado  possibile di senso di responsabilità, autonomia e autostima e che si propongono di ridurre i  fattori di rischio relativi ai fenomeni di disagio e devianza giovanile.

Viene utilizzato ogni strumento educativo a disposizione, ogni risorsa del territorio e ogni  forma ludica per evitare devianze e pericoli e per sostenere lo sviluppo di potenzialità e  benessere personale. Ma bisogna tenere a mente che non siamo strutture né detentive né  psichiatriche e che quindi il contenimento dei ragazzi oppositivi non può andare oltre gli  strumenti che ci concede la normativa vigente.  

I progetti educativi individualizzati sono certamente lo strumento essenziale per accogliere  le sensibilità dei ragazzi, i loro bisogni e aspettative in modo da tradurli in percorsi di vita  strutturati ma educare, lo sappiamo, è un compito complesso. Non è un’iniziativa privata,  riservata solo ad alcuni, bensì è un’azione collettiva che implica la partecipazione e  l’impegno di più soggetti. 

Il Comune deve e può essere il primo alleato delle strutture socio educative tramite la  professionalità, indiscussa, dei propri dirigenti e delle assistenti sociali che si impegnano in  un’interlocuzione anche quotidiana, quando necessario. 

La scuola è un elemento fondamentale: accoglie, forma e in diversi casi, lavora il doppio per  offrire un percorso didattico a ragazzi spesso già grandi e non necessariamente centrati su  cosa vuol dire studiare e stare dentro una classe, a causa di esperienze precedenti e/o  vissuti emotivi particolarmente delicati.  

Lo sport può essere un veicolo di integrazione e inclusione straordinario: ogni iniziativa in  questo senso va sostenuta e incoraggiata. Negli anni, la nascita di realtà come United  L’Aquila o le tante iniziative promosse dall’Aquila 1927 hanno rappresentato occasioni  importanti per chi opera quotidianamente con i ragazzi. 

Attraverso i tre fondamentali esempi citati, vogliamo evidenziare come sia necessario che  ogni parte attiva del processo educativo di questi giovani sia coinvolta e che se da una parte  un’azione di controllo è indispensabile, dall’altra è necessario mettere in campo ogni mezzo  possibile per offrire alternative ai nostri giovani. 

La rete del nostro territorio esiste: va sostenuta e migliorata. 

Gli enti del terzo settore che si occupano di assistenza e residenzialità in si avvalgono del  lavoro di oltre 100 persone in città tra assistenti sociali, psicologi, educatori professionali,  notturnisti ed operatori. Il loro lavoro svolto spesso in condizioni difficili merita il rispetto  delle forze politiche e degli amministratori.  

Rammarica vedere, invece, che oggi assistiamo alla ricerca dell’ennesimo capro espiatorio:  per molti sono le Comunità, per altri il Comune e per altri ancora i ragazzi, che sono minori e  per cui la legge italiana è, giustamente, garantista anche se i recenti decreti legge indirizzati  verso una dinamica più restrittiva dimostrano la portata nazionale se non anche internazionale del fenomeno. 

A volte e fortunatamente non da parte di tutti sembra non esserci la reale volontà di andare  a capire l’origine del problema, che non è solo locale, per inserire reali e utili correttivi. 

Non crediamo che ci siano soluzioni preconfezionate ma una modalità operativa che  riteniamo utile, ad esempio, potrebbe essere l’istituzione di un tavolo tecnico permanente  composto dalle Istituzioni, dai rappresentanti degli enti di accoglienza e dalle forze  dell’ordine. Un tavolo che potrebbe avere sempre sotto controllo il polso della situazione e  le eventuali criticità, in modo da non lasciare nessuno da solo nel momento della difficoltà e  che potrebbe redigere un vademecum operativo condiviso per gestire le situazioni di  criticità.  

Dal nostro punto di vista è indispensabile, come comunità intera, stimolare e attivare  “anticorpi” che siano in grado di far fronte a tali fenomeni, prevenirli e ri-orientare percorsi  di vita che sono partiti male ma che non per questo sono senza speranza. 

Inoltre, al netto di quanto sopra esposto, occorre precisare che nell’episodio avvenuto in  centro storico la notte di sabato bisogna precisare che la rissa ha visto coinvolte persone  adulte e non ospiti delle nostre strutture per cui si chiede agli organi di stampa una rettifica. 

Come è utile anche segnalare la presenza di decine di giovani stranieri che non  usufruiscono della rete di accoglienza e residenzialità e per i quali non c’è nessuna struttura  responsabile. Per queste ragioni sarà cura delle scriventi smentire ogni episodio che verrà  indicato alla pubblica opinione come ascrivibile alle azioni dei minori ospiti ma che in realtà  è compiuto da terzi.  

Infine in queste ore ci stiamo attivando per chiedere un incontro al Prefetto dell’Aquila, al  Sindaco e ai responsabili dei servizi sociali per capire le modalità più proficue per mettere  ulteriormente a disposizione della collettività le professionalità presenti nelle nostre  strutture. “


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