Comunali, Cucchiarella: “I miei 665 voti frutto dell’ascolto della gente”

di Marianna Gianforte | 19 Giugno 2022 @ 06:08 | ELEZIONI
cucchiarella
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L’AQUILA – Trentasette anni, due bimbi di 7 e di 5 anni, il sogno di riprendere gli studi per la laurea in Lingue e letterature moderne all’università dell’Aquila, viso acqua e sapone e, soprattutto, 665 voti nello zaino da onorare e da far valere. Più dell’ex assessore Fabrizio Taranta, 591 (“Fammi gettare la cicca nel secchio, altrimenti chi se lo sente…”); più di Francesco De Santis, 521 (“Ammiro la sua dimestichezza a intervenire in pubblico”). Laura Cucchiarella, ex consigliera comunale della Lega (è arrivata in Consiglio con l’uscita dei colleghi Imprudente e D’Eramo nel 2019, a 34 anni) quasi si vergogna di fronte a una ‘matusalemme’ come Simona Giannangeli, donna più votata del centrosinistra con 458 voti, che di attivismo civico e politico ne ha accumulato molto di più (“Sono piccola piccola in confronto”). Laura, invece, la donna più votata del centrodestra e in assoluto, di voti ne ha raccolti circa duecento in più, partendo dal capitale di 112 della passata tornata elettorale. Un salto importante e non troppo inatteso.

“Avevo avuto nel corso dei miei tre anni in Consiglio comunale la percezione di un riconoscimento per il mio lavoro, durante il quale ho cercato di risolvere le questioni che via via mi venivano poste – spiega Cucchiarella -, anche le più piccole, come una buca da colmare o un lampione da aggiustare (senza necessariamente produrre poi un comunicato stampa, ndr). Un sentimento di gratitudine che mi ha incoraggiata a ricandidarmi, a mettermi a disposizione una seconda volta”. L’emozione delle prime ore dopo lo spoglio, una settimana fa, l’euforia dei festeggiamenti sino all’alba, la stancezza delle riflessioni sul voto, lasciano presto il posto a una sorta di ‘ansia da prestazione’, che poi non è altro che il senso di responsabilità verso quelle 665 persone che hanno creduto in lei, una (quasi) neofita della politica, alle prime esperienze  in Consiglio comunale e all’interno di un partito, la Lega, che ha espresso, in questa campagna elettorale, una grande partecipazione di under 40, tra cui numerose donne: un appeal verso il mondo giovanile costituito da laureati, professionisti, persone impegnate nel territorio che deve senz’altro far riflettere il centrosinistra.

Cucchiarella adesso sa che sui banchi del Consiglio comunale potrà avere la forza di imporre le sue idee, i progetti, i princìpi, con molta più determinatezza di quanto fatto nella passata consiliatura. “Con la mia proverbiale timidezza…”, prova ad accennare, raccontando di come la politica sia diventata parte della sua vita quasi senza accorgersene, covando una giovanile e segreta passione poi incoraggiata dalla famiglia: “Vengo dalla terra – precisa, mentre scansa dagli occhi una lacrima per l’ennesima volta provocata dal trucco al quale non è abituata -, da un paese piccolo come Civita di Bagno”. Figlia orgogliosa di due operai, il papà una vita nell’ex Italtel, poi Thales quando la crisi polverizzò il nucleo industriale, la mamma che dopo anni senza lavoro si è rimessa in gioco quando Laura aveva 7 anni vincendo un concorso pubblico che le ha permesso di ricominciare a lavorare. Quale miglior esempio di determinazione? “I miei genitori mi hanno insegnato che posso essere in grado di fare tutto – dice – anche la politica, con umiltà”. L’umiltà dell’ascolto, parola chiave su cui Cucchiarella ha incentrato tutta la sua campagna elettorale e, prima ancora, la breve esperienza in Consiglio.

Cosa cambierebbe del modo di fare politica oggi? “Vorrei che ci fosse più ascolto tra i banchi dell’assise civica e nei luoghi del confronto politico, perché è con l’ascolto delle persone, delle loro esigenze, dei diversi punti di vista che si può davvero capire come aiutare”.

Intanto, all’orizzonte, da giovane mamma che ha dovuto lasciare il proprio lavoro, Cucchiarella ha un progetto in mente: fare di tutto per realizzare servizi, asili nido, per costruire una città davvero a misura di donne e di mamme, “che hanno il diritto – spiega – di crescere i figli senza dover rinunciare alla loro vita lavorativa e alle loro passioni”.


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