Commessi supermercati: tra sicurezza, tensione e clienti maleducati

Ecco come è lavorare col Coronavirus

di Matilde Albani | 15 Aprile 2020 @ 09:02 | ATTUALITA'
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L’AQUILA – Anche commessi, cassiere, addetti alle vendite dei supermercati, sono da considerarsi veri eroi di questo mondo surreale governato dal coronavirus, stressati da una situazione più grande di loro che gli è piombata addosso come una meteora. A stretto giro hanno dovuto rivoluzionare tutto il lavoro, anche con doppi turni. Hanno le bocche cucite, senza l’autorizzazione dei loro gruppi commerciali, non possono raccontarsi in questa nuova condizione, figuriamoci lamentarsi.

Katia, che fa questo lavoro da vent’anni, racconta: “quando invitiamo i clienti ad igienizzarsi le mani o ad indossare la mascherina, veniamo anche maltrattati.  Abbiamo segnalato le distanze per terra ma quando lo fai notare c’è chi sbuffa indispettito”.

Eppure, insieme a medici ed infermieri, i commessi dei supermercati, da più di un mese, stanno lavorando a stretto contatto con un grande mole di persone, riempiono con solerzia gli scaffali dopo le razzie di chi arraffa in maniera compulsiva e svuota:  “qualcuno di noi all’inizio si è spaventato  e si è messo in malattia, i primi giorni non avevamo neanche le mascherine e ci siamo organizzati con quello che riuscivamo a reperire -dice Roberta,- poi sono arrivati i dispositivi di sicurezza. “Avevamo paura della gente e la gente di noi come attori in un film di extraterrestri, poi abbiamo cominciato ad abituarci.”

“Certo – racconta Sonia, che fa la commessa da quando aveva sedici anni, – anche se ho la mascherina professionale, non mi sento per niente tutelata. Ho sempre la tensione addosso soprattutto a fine turno quando faccio la spesa come una fuggiasca per andarmene a casa”.

La fila per entrare indispettisce tutti e qualcuno che “sclera” c’è sempre. “Da noi-  dice Antonello – possono entrare 18 persone per volta e all’ingresso c’è sempre un vigilantes che controlla. Certe volte mi sento anche un po’ psicologo con queste persone, per lo più anziani, che vengono più volte al giorno. Hanno solo bisogno di un sorriso e di scambiare due parole, e non li rimproveriamo”.


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