Collemaggio: una volta era una casa famiglia, oggi un enorme cassonetto

di Matilde Albani | 23 Maggio 2020 @ 06:00 | CRONACA
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L’AQUILA – Trent’anni fa, questa palazzina color ruggine, si chiamava ”Villa Rosa”, il primo “esperimento” di casa famiglia a L’Aquila, voluto dal dott. Vittorio Sconci, medico dell’allora Ospedale Psichiatrico di Collemaggio.

Una quindicina di pazienti donne, cinque infermiere un medico e un assistente sociale, insieme per un progetto di vita “normale”, sulla via tracciata da Basaglia.

Negli anni la struttura è diventata terra di nessuno e non si può certo dare la colpa al terremoto. Un enorme cassonetto dove c’è di tutto, dagli oli esausti, ai vecchi pneumatici e documenti oramai illeggibili. Tabaccai e agenzie di scommesse ci svuotano tagliandini del lotto, gratta e vinci e bollettini di scommesse. Poi ci sono le ditte edili che lasciano i resti delle giornate di lavoro. Materassi e sanitari in mezzo alla vegetazione cresciuta ovunque per non parlare delle siringhe. E poi ancora termosifoni, scatoloni con libri marci e vestiario tra la puzza e il silenzio interrotto dal rumore delle finestre che sbattono sui muri.

Aree accessibili come questa sono ovunque dentro l’ex ospedale psichiatrico di Collemaggio e ognuno  può entrarci tranquillamente.

Le proposte e le idee di riqualificazione di tutta l’area sono state tante in questi lunghi anni. La politica di turno ne ha fatto sempre il suo cavallo di battaglia. Ma le cose sono rimaste così. Quindici ettari di terreno e 20 mila mq di superficie coperta, tutto di proprietà della Asl/Regione e un Intervento di valorizzazione per 10milioni di euro di cui è persa traccia.

Ad oggi un luogo ormai diventato “terra di nessuno” che è una vera e propria discarica.


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