Collegio di Merito, zero posti letto per gli studenti e debiti condominiali. Il Comune dell’Aquila sarà il nuovo soggetto attuatore

di Alessio Ludovici | 05 Luglio 2024 @ 05:20 | POLITICA
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L’AQUILA – Quel 12 marzo 2021, quando venne sottoscritto dal notaio l’atto costitutivo della Fondazione d’Aragona, il Collegio di merito veniva presentato come il più importante progetto pubblico della storia recente della città e per l’occasione venne convocata la stampa in pompa magna.

Seicento posti letto da assegnare agli studenti di Univaq, Gssi e Abaq. Un progetto ideato da Univaq, Comune e Gssi, i sottoscrittori della Fondazione, e destinato agli studenti meritevoli che indipendentemente dal reddito, come invece avviene negli studenti dell’Adsu dove bisogna essere sì meritevoli ma anche rispettare certi requisiti di reddito, avrebbero avuto accesso a confortevoli alloggi del centro storico cittadino e a tutta una serie di servizi. Alloggi di cui oggi il sistema universitario aquilano avrebbe bisogno per calmierare i prezzi che aumentano.

A metterli a disposizione gli alloggi per la Fondazione era stato il Comune dell’Aquila prendendoli dal patrimonio abitativo ereditato dal sisma, da quelle abitazioni equivalenti cedute dai cittadini per potersi comprare un’altra casa.

La nuova realtà sarebbe dovuta diventare un collegio universitario a residenzialità diffusa, in linea, si legge ancora negli atti ufficiali, con le previsioni del D.M. del MIUR n. 936/2016. E’ il decreto che fissa gli standard minimi della residenzialità universitaria ma non vi si fa mai riferimento a una modalità diffusa. Al limite si parla di modalità a miniallogi quando un progetto prevede “l’alloggiamento degli studenti in veri e propri appartamenti di piccole dimensioni” ma, specifica subito dopo, “raggruppati intorno a zone di distribuzione”. Era una delle tante criticità emerse già nel 2020.

Il progetto della Fondazione d’Aragona venne presentato nel 2020 al Comitato di indirizzo interministeriale che gestisce i fondi Restart, perché i fondi sono proprio quelli per la ricostruzione sociale ed economica del cratere: oltre 4milioni di euro per partire e arrivare entro tre anni dall’avvio al riconoscimento ministeriale di Collegio di merito e accedere quindi ai fondi dedicati ai Collegi.

Niente da fare, dopo tre anni neanche un posto letto è stato messo a disposizione. Gli alloggi però, circa 60 dei 150 pattuiti, il Comune li aveva passati al patrimonio della Fondazione ma questa non è riuscita ad andare oltre e ora si scopre che in questi anni non sono neanche state pagate le quote condominiali.

Un flop totale di cui è difficile capire le motivazioni. Eppure quel 12 marzo la neo eletta rettrice della Fondazione, l’ex rettrice dell’ateneo aquilano e ora rettrice del Gssi, Paola Inverardi, assicurava che la Fondazione non sarebbe stato un “luogo chiuso”. Dopo tre anni e mezzo invece non c’è neanche un sito internet, un telefono da contattare o un indirizzo mail a cui chiedere informazioni. Le risposte avute in qualche rara battuta con la stampa non hanno mai chiarito le difficoltà del progetto. L’Inverardi è stata nel frattempo sostituita alla guida della Fondazione dall’ingegner De Bernardinis ma non se ne è saputo molto di più.

L’unica testimonianza fisica dell’esistenza della Fondazione è una targhetta ingiallita sul citofono del palazzo di Santa Maria Paganica, apposta proprio quel 12 marzo 2021 forse per dare l’idea della concretezza del progetto. Se in qualche ufficio di quel palazzo oggi ci sia oggi la Fondazione nessuno lo sa, ma all’epoca le comunicazioni ufficiali parlavano addirittura di un “sopralluogo” nella nuova sede.

Ma che cosa è successo in questi anni? Da quel che si è capito, e ci è stato confermato da più di una fonte, era il progetto iniziale ad essere sbagliato. Quei Fondi Restart vennero assegnati sulla base di un progetto tutt’altro che completo e alla prova del nove si sono rilevati insufficienti. La conseguenza, inevitabilmente, è stata una situazione di stallo dovuta probabilmente al fatto che nessuno voleva farsi carico del potenziale bubbone partorito dal post-sisma.

Intanto si è riusciti almeno a nominare un direttore generale. Tra gli atti più importanti arrivati c’è anche una convenzione tra Fondazione e Comune che faceva di quest’ultimo la nuova stazione appaltante per l’acquisto del mobilio. Alla gara di appalto però non ci si è mai arrivati stante le difficoltà e le incertezze generali del progetto.

E ora è arrivata anche la beffa. E pensare che per il consiglio comunale, che quell’atto di nascita della Fondazione lo aveva votato praticamente all’unanimità (28 favorevoli e due astenuti), il progetto era considerato non solo un servizio utile alla città universitaria, ma rappresentava anche una intelligente valorizzazione del patrimonio ereditato che altrimenti produrrebbe ingenti spese di gestione per il Comune.

Ora però numerosi amministratori di condominio hanno comunicato al Settore Opere Pubbliche il mancato versamento da parte della Fondazione “Collegio di Merito Ferrante d’Aragona” degli oneri condominiali e si sono mossi legalmente oltre che nei confronti della Fondazione, anche contro lo stesso Comune dell’Aquila in qualità di proprietario degli immobili e socio fondatore della Fondazione stessa.

Per far fronte ai creditori il direttore generale della Fondazione ha chiesto al Comune “un’adeguata anticipazione di Fondi”, pari a 150mila euro che il Comune gli ha assegnato in questi giorni.

Solo lo scorso 7 giugno infine è stata approvata Comitato di Gestione del Collegio di Merito, la rimodulazione del progetto. Un nuovo quadro economico e un nuovo cronoprogramma di cui però non si sa nulla. A cambiare però sarà anche il soggetto attuatore assegnatario del finanziamento Restart, che diventerà il Comune dell’Aquila che, intanto, dovrà trovare anche ulteriori fondi a copertura del progetto.

Quel che sembra certo, essendo già luglio, è che nessuno alloggio della Fondazione sarà messo a disposizione degli studenti per l’anno accademico 2024/2025.


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