Cliniche private, Uil: verso stato agitazione 500 lavoratori della provincia dell’Aquila

di Redazione | 22 Aprile 2020 @ 10:39 | ATTUALITA'
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L’AQUILA – “Siamo pronti ad azioni forti se la Regione non interverrà con misure ad hoc per la strutture sanitarie private accreditate”.

Ad annunciare il possibile stato di agitazione degli oltre 500 lavoratori delle cliniche private di tutta la provincia aquilana, coinvolgendo tutte le sigle sindacali, è il componente della segreteria provinciale Uil Fpl Florindo De Angelis che già nei giorni scorsi ha chiesto provvedimenti urgenti alla Regione Abruzzo per fronteggiare la fase successiva all’emergenza covid-19.

La ‘fase 2’ potrebbe infatti portare, secondo De Angelis, a una grave crisi di natura economica e sociale, con ripercussioni sulle prestazioni sanitarie e servizi erogati all’utenza.

“La Regione, dopo gli iniziali buoni propositi, si è arenata nel prendere decisioni concrete per le cliniche private e quindi ci vediamo costretti ad eventuali azioni forti”, aggiunge.

Le organizzazioni sindacali nelle scorse settimane hanno intanto chiuso tavoli di consultazione con tutte le case di cura private della provincia per ricorrere agli ammortizzatori sociali.

“Si pensava che le cliniche sarebbero state coinvolte nella gestione dei pazienti no-covid, andando a supportare la Asl, ma così non è stato e le strutture private sono rimaste a guardare, costrette a ricorrere al fondo di integrazione salariale – prosegue De Angelis – . Dall’inizio dell’emergenza, in osservanza dei decreti ministeriali e regionali, le case di cura private restano ancora ferme di fronte all’emergenza covid. Nel frattempo ci sono tanti cittadini che soffrono di altre patologie, che attendono che si sblocchino i servizi della sanità privata, dal momento che quella pubblica si sta occupando prevalentemente del covid-19. Le strutture private potrebbero assumere ora un ruolo strategico e fare la differenza, andando a curare tutte le altre patologie ed evitandone così la crescita, che potrebbe sommarsi alla grave emergenza in atto”.


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