Civico 29, inquilini al C.a.s.e di Poggio di Roio ma c’è chi resta

di Alessio Ludovici | 18 Agosto 2021 @ 06:00 | ATTUALITA'
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L’AQUILA – E’ in corso in questi giorni un giro di consultazioni tra il Comune dell’Aquila e gli inquilini del civico 29 di Via Fontesecco ai quali, in vista dei lavori del ponte,  è stata offerta dall’amministrazione la possibilità di traslocare temporaneamente altrove, per i giorni dello smontaggio vero e propria o per tutta la durata dei lavori di costruzione del nuovo ponte.
I lavori di smontaggio della campata dovrebbero cominciare a fine agosto. Il Comune dell’Aquila ha offerto agli inquilini un alloggio nel progetto C.a.s.e. di Poggio di Roio per i giorni dello smontaggio o eventualmente, per chi volesse, per tutta la durata del cantiere di costruzione del nuovo ponte. L’adesione c’è del resto i disagi non mancheranno. Uno dei piloni del vecchio ponte si trova proprio dentro il cortile del civico 29. Le spese del progetto C.a.s.e. saranno interamente a carico del Comune. C’è chi vuole restare però, e tecnicamente può farlo perché è stata assicurata l’agibilità durante i lavori. Per scelta o necessità, non avendo la macchina, c’è anche chi ha deciso di rimanere. E c’è chi dice di non essere ancora stato contattato da nessuno.
Del futuro del palazzo, invece, si sa ancora poco. L’iter dei lavori sul ponte non influisce su quello che sarà il futuro dello stabile.

Il Comune dell’Aquila si era impegnato a delle permute con gli alloggi equivalenti per poi ripensare l’area insieme ai cittadini che hanno sempre chiesto tutele per i proprietari e gli inquilini, ma la trattativa con Ater e proprietari è in una fase di stallo e potrebbe tornare in auge anche un’ipotesi di riqualificazione dello stabile esistente con i fondi di sisma ed ecobonus.  
L’immobile oggi è segnato da pesanti disagi, dovuti per lo più a una manutenzione non adeguata e aggravati dagli effetti che il ponte ed il suo abbandono producono a cascata sul palazzo. L’umidità è devastante, in alcune abitazioni i muri sono praticamente bagnati e i deumidificatori lavorano a pieno regime. I colombi che trovano riparo sotto il ponte creano condizioni igieniche spesso precarie.

Oltre che della cattiva gestione e degli effetti del ponte il civico 29 è vittima però anche di un certo stigma. Dal 2009 serpeggia questa idea in città che le case popolari in centro siano un qualcosa di troppo. E’ una storia già vista con Porta Leoni. Già il Piano di ricostruzione della passata amministrazione lì aveva cancellato con un tratto di penna abitazioni in cui vivevano fino al 6 aprile centinaia di persone. Al posto delle case qualche parcheggio temporaneo e di certo non un belvedere visto che l’area affaccia su una distesa di condomini di via Strinella. Già il nome, case popolari, ha una connotazione negativa in Italia e non solo e quando si tratta di far fronte all’emergenza abitativa delle nuove generazioni si preferisce un più fresco “social housing”. Da quando aiutare a dare un tetto a chi non ce l’ha sia diventato un tabù non si sa. Si dice che molti quartieri di edilizia pubblica sono malfamati. Molti, di certo non Porta Leoni, non via Fontesecco, da decenni parte integrante e di successo del tessuto abitativo e socio economico del centro. Presenze positive che hanno garantito diritti, integrazione e quella diversificazione sociale di cui il centro, oggi come oggi, ha più bisogno che mai e che, secondo tutti gli studi economici, è la base di quartieri vincenti e funzionanti. 


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